Nella settimana dell’incontro fra Xi Jinping e Donald Trump a Washington è utile ricordare che la guerra commerciale degli Stati Uniti somiglia a quella in Iran: è un flop imbarazzante. Per quella commerciale, almeno, una strategia, per quanto assurda, c’era: ridurre i deficit con gli altri paesi, in particolare la Cina. Ma ad agosto Pechino ha esportato negli Stati Uniti merci per 42,5 miliardi di dollari, un aumento del 34,4 per cento rispetto all’anno prima. La differenza rispetto alle importazioni di merci statunitensi è positiva per 29,2 miliardi. Pechino si prepara a superare il record del 2025, quando il surplus commerciale ha raggiunto 1.200 miliardi di dollari. I dazi non hanno fermato le merci cinesi, come sperava Trump, ma non hanno neanche fatto esplodere l’inflazione. Un po’ le imprese esportatrici hanno assorbito la tassa alla frontiera, un po’ l’hanno trasferita sui consumatori statunitensi. L’obiettivo della guerra commerciale è stato dunque mancato, ma senza arrivare ai disastri preannunciati. Trump ha poi pensato bene di attaccare l’Iran e provocare una crisi energetica, così i prezzi hanno ripreso a correre: il dato di agosto segna un aumento del 3,4 per cento e il consenso a Trump crolla. La Cina non ha bisogno di sfidare gli Stati Uniti per l’egemonia, le basta aspettare. Fanno tutto da soli. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati