La deposizione di Giorgio Napolitano sulla trattativa tra stato e mafia

Il presidente della repubblica è stato ascoltato martedì mattina dai pm di Palermo che, per l’occasione, sono arrivati a Roma.

Perché i giudici di Palermo interrogano Napolitano

28 ottobre 2014 12:30
  • Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano è interrogato come testimone nel processo sulla trattativa tra stato e mafia.
  • La testimonianza davanti ai pubblici ministeri di Palermo avviene al Quirinale.
  • I magistrati indagano su presunti contatti tra istituzioni e Cosa nostra tra il 1992 e il 1993, dopo l’omicidio di Salvo Lima e le stragi di Capaci e di via D’Amelio, dove furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
  • Si ipotizza ci sia stato un accordo tra i vertici dello stato e i vertici della mafia siciliana che prevedeva la fine delle stragi in cambio di un’attenuazione delle misure detentive dell’articolo 41 bis dell’ordinamento carcerario italiano.

Il presidente è coinvolto nell’inchiesta per due elementi:

  • Le intercettazioni delle telefonate dell’allora ministro dell’interno Nicola Mancino, che chiedeva un appoggio contro i giudici siciliani che stavano valutando le accuse di falsa testimonianza.
  • Una lettera che Loris D’Ambrosio, suo ex consigliere giuridico, gli inviò nel giugno del 2012, due mesi prima di morire. Nel documento D’Ambrosio esprime il timore “di essere stato considerato l’utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi” e si dice amareggiato dalla campagna di stampa seguita alla pubblicazione delle intercettazioni delle sue telefonate con Mancino. D’Ambrosio presentò le sue dimissioni al presidente della repubblica, che le respinse.
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