Il Parlamento europeo respinge la mozione di sfiducia contro Juncker per il caso Luxleaks

Un’inchiesta condotta da una rete internazionale di giornalisti ha rivelato una serie di concessioni fiscali segrete del governo del Lussemburgo a grandi aziende multinazionali tra il 2002 e il 2010

Trentuno aziende italiane coinvolte nell’inchiesta Luxleaks

06 novembre 2014 22:49
  1. Luxleaks è un’inchiesta condotta da una rete internazionale di giornalisti, l’International consortium of investigative journalists (Icij). L’inchiesta è stata pubblicata da quaranta giornali europei.
  2. Attraverso la pubblicazione di 28mila documenti riservati, l’inchiesta ha denunciato una serie di concessioni fiscali segrete del governo del Lussemburgo ad aziende multinazionali tra il 2002 e il 2010.
  3. L’accordo permetteva alle aziende di spostare enormi quantità di denaro nel paese pagando tasse irrisorie. Alcune aziende hanno pagato sui profitti trasferiti in Lussemburgo una aliquota inferiore all’un per cento.
  4. L’inchiesta coinvolge l’attuale presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che è stato primo ministro del Lussemburgo per diciotto anni, tra il 1995 e il 2013.
  5. Il Lussemburgo, considerato uno dei principali paradisi fiscali del mondo, aveva fatto accordi fiscali con più di 340 aziende e banche tra cui Apple, Amazon, Ikea, Pepsi, Heinz, Verizon, Gazprom. Trentuno aziende coinvolte sono italiane, tra cui: Intesa San Paolo, Unicredit, Banca Marche e Sella, Finmeccanica, Fiat.
  6. Alcuni parlamentari europei hanno chiesto le dimissioni di Juncker. Il presidente della Commissione ha annullato la sua partecipazione a una conferenza prevista a Bruxelles e tramite il suo portavoce ha fatto sapere che “è sereno”.
  7. L’attuale premier del Lussemburgo, Xavier Bettel, si è difeso dicendo che gli accordi fiscali anticipati o tax ruling (il sistema che permette di definire in anticipo il trattamento fiscale riservato a un’azienda) “sono conformi alle leggi internazionali”. Anche il presidente del parlamento europeo, Martin Schulz, ha sottolineato che le tecniche denunciate dall’inchiesta “erano legali in diversi paesi”.

Ansa, Afp, The Guardian

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Claudia Grisanti
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