Come Facebook e Google guadagnano soldi con il nostro tempo

23 marzo 2015 17:07
(Sergio Nishikawa, Getty Images)

Nel 2011 Hal Varian, capo economista di Google, ha deciso di calcolare quanti milioni di ore si risparmiano usando il motore di ricerca. La sua squadra ha scelto domande come “Le dimensioni dei biscotti cambiano se uso il burro invece della margarina?” e ha confrontato il tempo che impieghiamo a trovare la risposta su Google invece che su un libro di cucina.

Secondo Varian, in genere Google permette di risparmiare quindici minuti (potete anche essere scettici sull’idea di fidarvi di Google per questioni del genere, ma Varian è un economista rispettato e questi sono i dati migliori che ho trovato sull’argomento).

“Moltiplicando questa differenza di tempo per tutte le ricerche effettuate dal cittadino statunitense medio e basandosi sulla paga oraria media degli Stati Uniti, si ottengono circa cinquecento dollari per lavoratore adulto all’anno”, hanno scritto Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee nel loro libro The second machine age.

Nel 2011 il mercato delle pubblicità su smartphone e tablet era minuscolo. Oggi è un settore da sette miliardi di dollari e i dispositivi mobili assorbono il 20 per cento della nostra attenzione, più della radio e della carta stampata messe insieme. Google controlla il 37 per cento di questo mercato, oltre ad avere il predominio nelle inserzioni inserite nelle ricerche.

Se si mettono da parte le ricerche e si presta attenzione solo alle pubblicità (banner e video), è Facebook a controllare un terzo del mercato: il triplo della quota di Google, cinque volte più di quella di Twitter e sette volte più di quelle di Apple o di Pandora.

Anche Facebook è un meccanismo che produce rendita grazie al consumatore, ma i suoi guadagni derivano dalla monetizzazione del tempo impiegato, non di quello risparmiato. Esaminando le ore in cui usiamo i dispositivi mobili Apple e Android si osserva che, se si escludono i giochi e l’uso del browser, Facebook copre circa un terzo del tempo che dedichiamo a smartphone e tablet.

A confermare il monopolio dell’azienda c’è il fatto che le quattro app più scaricate che non sono legate al gioco (Facebook Messenger, Facebook, WhatsApp e Instagram) appartengono a Facebook, sono state create da Facebook o sono state comprate da Facebook.

Una conclusione che si può trarre da tutto questo è che il futuro della nostra attenzione appartiene a Mark Zuckerberg. Ma questa proiezione si basa su una teoria della monetizzazione del tempo secondo cui per le aziende di comunicazione più tempo significa sempre più denaro, e questo non è necessariamente vero.

Google guadagna più del doppio di Facebook con le pubblicità su smartphone e tablet in meno della metà del tempo. Quindi c’è ancora molto spazio per nuove idee che fanno risparmiare tempo invece di occuparlo: che si tratti di trovare in pochi secondi la spiegazione più rapida, la raccomandazione migliore o la cosa più interessante su internet.

Potreste rispondermi che il mio paragone è fuori luogo, perché Facebook è una piattaforma di comunicazione mentre Google è un motore di ricerca, e la prima categoria si occupa principalmente di assorbire il tempo risparmiato dalla seconda. Ma questa dicotomia è fuorviante. In fondo, milioni di persone hanno già la sensazione di dedicare troppo tempo a Facebook.

Guardano il telefono in cerca di qualcosa che le distragga o le ispiri, e sono trascinate in un vortice che le fa pentire di aver perso tempo. Nel breve periodo a Facebook va benissimo che miliardi di persone gli dedichino i loro tempi morti. Ma i timori del lungo termine hanno spinto l’azienda a studiare gli utenti per capire se apprezzano sul serio il tempo che regalano al news feed.

Nel cercare un “sistema di misurazione perfetto” di cui vantarsi con gli inserzionisti, molte aziende di comunicazione hanno cominciato giustamente a puntare sul “tempo di coinvolgimento”. I minuti che il lettore dedica a un articolo rivelano di più sulla sua attenzione di quanto non facciano il numero di visite o i “mi piace”. Ma il tempo è una guerra che Facebook sta vincendo di volata. Dal momento che il news feed è il meccanismo perfetto per attirare l’attenzione, i concorrenti dovrebbero concentrarsi su altri fattori. Anche avendo a disposizione tutto il tempo del mondo, molti di noi vorrebbero comunque risparmiarne un po’.

(Questo articolo è uscito sull’Atlantic. Traduzione di Floriana Pagano)

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