Catania sarà la base operativa dell’agenzia europea per i migranti Frontex

L’apertura degli uffici siciliani è legata all’attività dei cosiddetti hotspot, i luoghi dove la Commissione europea farà lavorare insieme gli agenti della polizia di frontiera italiana con gli esperti di Frontex, Europol ed Easo (l’agenzia europea per il diritto d’asilo).

Seimila euro per migrante: i dettagli del piano europeo sull’immigrazione

27 maggio 2015 14:18

Il commissario agli affari interni e all’immigrazione Dimitris Avramopoulos ha presentato i dettagli del piano dell’Unione europea sull’immigrazione, già annunciato il 13 maggio. Avramopoulos ha confermato che 40mila migranti che necessitano di protezione internazionale saranno ricollocati dall’Italia e dalla Grecia in altri paesi dell’Unione europea. Irlanda, Danimarca e Regno Unito potranno scegliere di non accettare le quote. Il piano sarà finanziato con uno stanziamento di 240 milioni di euro, che corrisponde a seimila euro a persona. Cosa prevede il piano:

I numeri. In base all’articolo 78.3 del trattato di Lisbona, 40mila migranti che necessitano protezione internazionale saranno trasferiti dall’Italia e dalla Grecia negli altri stati membri, con un sistema di ripartizione che seguirà un piano obbligatorio di quote. Nei prossimi due anni altri 20mila richiedenti asilo che si trovano nei campi profughi nei paesi non europei saranno ricollocati all’interno degli stati membri. Dall’Italia saranno trasferiti 24mila richiedenti asilo arrivati nel paese dopo il 15 aprile 2015, mentre dalla Grecia 16mila. In base alle quote: 5.358 rifugiati arrivati in Italia andranno in Germania, 4.051 in Francia, 1.228 nei Paesi Bassi, 2.573 in Spagna, 1.595 in Polonia e 1.023 in Romania. La Germania prenderà 3.505 rifugiati arrivati in Grecia, mentre in Francia ne andranno 2.071, in Polonia 1.064, in Spagna 1.715. L’articolo 78.3, che fornisce le basi legali del trasferimento di migranti all’interno dell’Unione, non era mai stato applicato in passato. Quest’articolo si può applicare solo in casi di situazioni di emergenza alle frontiere esterne dell’Unione europea.

Chi partecipa al piano. Tutti i paesi membri dell’Unione europea, ad esclusione di Regno Unito, Irlanda e Danimarca. I tre stati potranno avvalersi della possibilità di non partecipare alla ripartizione. La Danimarca ha una clausola d’esclusione (opt-out) da queste disposizioni del trattato, mentre altri due stati membri, Regno Unito e Irlanda, potranno decidere se partecipare o no in base a una clausola di opt-in. L’Italia e la Grecia sono gli unici due paesi che beneficeranno del piano e non riceveranno altri richiedenti asilo sul loro territorio, perché l’incremento del numero di migranti sul loro territorio nell’ultimo anno li esclude dal provvedimento. Nel 2014 in Italia sono arrivati 170mila migranti, il 277 per cento in più del 2013, il 60 per cento di quelli arrivati nell’Unione europea nel 2014. In Grecia ne sono arrivati 54mila nel 2014, il 153 per cento in più del 2013.

I criteri di ripartizione. La chiave di ripartizione per quote dei richiedenti asilo all’interno dell’Unione europea tiene conto di quattro parametri: pil, popolazione, livello di disoccupazione e rifugiati già accolti sul territorio nazionale. I due criteri che influiscono di più sulla ripartizione sono la popolazione e il pil.

Quali migranti saranno ricollocati. Potranno beneficiare del ricollocamento solo i migranti a cui è stato riconosciuto “un evidente bisogno di protezione internazionale in Europa”. Questo status sarà concesso ai migranti che appartengono a nazionalità a cui è riconosciuta la protezione internazionale nel 75 per cento degli stati europei. In base ai dati Eurostat 2014, solo siriani ed eritrei rientrano in questa categoria.

I costi. Il trasferimento dei quarantamila migranti da Italia e Grecia negli altri stati membri sarà finanziato dalla Commissione europea con uno stanziamento di 240 milioni di euro, che corrisponde a seimila euro per persona.

Il processo di approvazione. Ora la proposta dovrà essere approvata a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo (esclusi dalla votazione i governi che hanno fatto valere la clausola di opt-out o opt-in). Nel frattempo la Commissione consulterà il parlamento. È la prima volta che nell’Unione europea si rimette in discussione il trattato di Dublino, ovvero il sistema secondo cui i richiedenti asilo devono obbligatoriamente presentare la domanda di asilo nel paese dell’Unione in cui sono arrivati.

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