29 giugno 2015 14:06
La conferenza stampa di Jean-Claude Juncker sulla situazione greca, alla Commissione europea di Bruxelles, il 29 giugno. (Yves Herman, Reuters/Contrasto)

“Mi sento un po’ tradito”. Sono le prime parole del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, dopo la decisione di Atene di convocare un referendum per sottoporre ai greci l’ultimo piano di salvataggio proposto dai creditori. Una scelta che secondo la Commissione è stata “unilaterale” e ha troncato il negoziato, dopo cinque mesi, proprio quando l’accordo sembrava vicino e le scadenze incalzano. “Ho fatto tutto quello che potevo e non mi merito le critiche che mi stanno rivolgendo. Lo stesso vale per il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem”, ha continuato Juncker, nell’attesa conferenza stampa di oggi a Bruxelles. “Noi abbiamo davvero spostato le montagne per arrivare ad un’intesa, ma le autorità greche hanno chiuso la porta”.

Grexit. Sull’uscita della Grecia dalla moneta unica, Juncker ha commentato: “Per me non è mai stata e non sarà mai un’opzione”, ma negli ultimi giorni, “la drammatizzazione” delle trattative “ha preso il sopravvento sugli interesse di tutti”.

Piano di salvataggio. “Non è un pacchetto stupido. Alcune delle misure che proponiamo potranno essere dolorose sul breve periodo, ma il pacchetto conteneva molte cose oltre alle misure fiscali. È un pacchetto di richieste, certo. Ma sono richieste giuste”.

Informazione. “Che cosa sanno davvero i greci della nostra flessibilità e dei dettagli della nostra proposta?”, si è chiesto il presidente della Commissione. “Non abbiamo mai chiesto tagli agli stipendi e agli assegni pensionistici. Nessuno è autorizzato a dare l’impressione del contrario. I greci hanno diritto a sapere la verità. devono sapere cosa c’è sul tavolo”.

Referendum. Juncker ha chiesto ai greci di votare sì, domenica prossima. “In qualsiasi modo sia formulata la domanda, accettate il nostro piano”. “Se vinceranno i sì, il messaggio per l’Europa e per il resto del mondo sarà che la Grecia vuole restare nell’euro e nell’Unione”. Al contrario, “un no al referendum, sarebbe un no detto all’Europa”, ha chiarito Juncker. Che non ha risparmiato una battuta: “Uno non deve suicidarsi solo perché ha paura della morte”.