Il gruppo Stato islamico ha rivendicato il duplice attentato perpetrato l’11 giugno alle porte di Damasco, nei pressi del mausoleo di Sayeda Zeinab, il più importante sito sacro dell’islam sciita in Siria, perché custodisce la tomba della nipote del profeta Maometto.

Venti persone sono rimaste uccise e circa trenta sono ferite, secondo l’ultimo bilancio dell’Osservatorio siriano dei diritti umani, una ong con base a Londra, ma con una fitta rete di fonti sul territorio siriano. Secondo i mezzi d’informazione nazionale, invece, le vittime mortali sarebbero dodici.

Una donna guarda il punto dell’attentato avvenuto nel sud di Damasco, nel distretto di Sayeda Zeinab, in Siria, 11 giugno 2016. (Omar Sanadiki, Reuters/Contrasto)

L’agenzia governativa Sana racconta di una prima esplosione provocata da un attentatore suicida che si è fatto saltare all’ingresso del mausoleo, mentre la seconda sarebbe dovuta a un’autobomba nelle immediate vicinanze.

Abitanti e soldati sul luogo danneggiato dal duplice attacco contro un santuario sciita, a Damasco, in Siria, l’11 giugno 2016. (Omar Sanadiki, Reuters/Contrasto)

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