Nella sua battaglia per convincere gli italiani a fare più figli il governo italiano ha fatto un imbarazzante passo falso.

La ministra della salute, Beatrice Lorenzin, ha di recente annunciato che il 22 settembre ci sarà il primo Fertility day, una giornata in cui sono previsti eventi finanziati dallo stato a Roma, Bologna, Catania e Padova per offrire alle persone informazioni sulla pianificazione familiare e incoraggiare la genitorialità. In vista di quella giornata speciale, il ministero ha lanciato la campagna #Fertilityday, con dodici immagini pubblicitarie che sono diventate subito virali per motivi del tutto contrari rispetto al loro scopo.

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Alcune di queste immagini hanno un tono vagamente minaccioso: “La bellezza non ha età. La fertilità sì”, recita una pubblicità in cui si vede l’immagine di una donna con un sorrisetto nervoso che mostra una clessidra. “La fertilità è un bene comune”, dichiara un altro slogan. “La fertilità maschile è molto più vulnerabile di quanto non sembri”, si legge in un altro ancora, con l’immagine di una buccia di banana che sta marcendo.

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In un altro cartello si legge “Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi”. Come hanno sottolineato in molti su Twitter, però, in Italia il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato uno sconvolgente 42 per cento: mettere al mondo dei potenziali disoccupati non sembra proprio il modo migliore per essere creativi.

La campagna #FertilityDay include anche un gioco online, che Vice Italia ha paragonato a Space invaders, e un sito web, dal quale è stata rimossa la maggior parte dei contenuti.

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Lo scrittore Roberto Saviano ha descritto questa campagna come “un insulto a tutti: a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro”. Altri hanno risposto alla campagna con senso dell’umorismo:

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Secondo il sito web del ministero della salute, il #FertilityDay ha lo scopo di ricordare agli italiani i pericoli della denatalità, la “bellezza” della genitorialità e di informare sulle eventuali malattie che potrebbero impedire la procreazione. La campagna, aggiunge il ministero, cerca anche di promuovere le cure per genitori che non sono riusciti a fare figli. Fa parte del piano nazionale dell’Italia per la fertilità, che comprende anche incentivi finanziari per la genitorialità.

Da tempo i governi di tutta Europa sono preoccupati dalla bassa natalità. Come abbiamo scritto su Quartz all’inizio dell’anno:

Nel 1970 il tasso medio di fertilità nell’Unione europea era di 2,4 bambini per ogni donna, crollato secondo i dati dell’Ocse a 1,5 nel 2013. Sempre secondo l’Ocse, è necessario un tasso di 2,1 per garantire una popolazione stabile, sotto questa soglia i paesi con una popolazione che invecchia, dei servizi sociali generosi e un’economia sclerotica (in altre parole, l’Italia) si troveranno in difficoltà.

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Per le donne, tuttavia, il fatto che lo stato ponga un’enfasi tale sulla maternità può essere irritante. L’Italia per molto tempo ha garantito un generoso congedo di maternità, ma le donne italiane che lavorano devono ancora lottare contro pregiudizi radicati, che possono rendere la maternità un elemento di precarietà economica.

Con il fenomeno delle dimissioni in bianco, centinaia di migliaia di donne italiane sono state costrette a firmare lettere di dimissioni senza data che permettono ai loro datori di lavoro di licenziarle senza incorrere in penalità in caso di gravidanza. Al tempo stesso, l’accesso all’interruzione di gravidanza è garantito per legge, ma in diversi ospedali può essere molto complicato riuscire ad abortire a causa dei medici obiettori.

Come scrive la blogger Giulia Blasi su Medium:

Questa campagna nasconde la totale incapacità del governo di affrontare la denatalità e la conseguente diminuzione di contributi al già gravemente impoverito welfare pubblico del paese. Se le donne scelgono di non avere figli - per motivi personali o economici, o per tutt’e due le cose - chi pagherà la folle quantità di tasse necessaria a far funzionare il sistema? Non i figli degli immigrati, ai quali non viene riconosciuta automaticamente la cittadinanza anche se sono nati e cresciuti in Italia. Tocca alle donne italiane ripopolare l’Italia, svolgendo il loro destino biologico e compiendo il loro dovere patriottico.

In altre parole, molte donne italiane sanno già che la denatalità è un problema per il sistema attuale. Solo che non pensano che tocchi a loro risolverlo.

(Traduzione di Giusy Muzzopapa)

Questo articolo è uscito su Quartz.

This article was originally published in Quartz. Click here to view the original. © 2016. All rights reserved. Distributed by Tribune Content Agency.

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