(Getty Images)

Un libro per gennaio

(Getty Images)
24 gennaio 2018 14:51

I minori che si ritrovano soli al confine tra Messico e Stati Uniti, l’amore al tempo dell’andropausa, il romanzo poetico di una scrittrice islandese, il romanzo di un maestro del fumetto. I libri da leggere questo mese.

Alan Moore, Jerusalem
Rizzoli, 1.534 pagine, 39 euro
Negli ultimi quattro decenni Alan Moore si è fatto una reputazione – e un pubblico mondiale di massa – come maestro del macabro. Nei suoi leggendari fumetti V per Vendetta, Watchmen e From Hell, il realistico e il soprannaturale sono spesso difficili da distinguere. Ora ha pubblicato un nuovo romanzo, Jerusalem, che è epico nelle ambizioni e fantasmagorico nell’essenza. Si svolge nell’arco di un millennio nella cittadina britannica di Northampton: un regno povero, pullulante di pittori e prostitute, aspiranti poeti e demoni biblici, dove gli angeli giocano con le anime degli abitanti. Jerusalem si fonda sull’idea dell’eternalismo, la teoria secondo cui passato, presente e futuro esistono simultaneamente. Tutto ciò che è accaduto a Northampton sta ancora accadendo. Tutto ciò che alla fine succederà sta già succedendo adesso. Tra i temi ricorrenti ci sono il matrimonio sordido tra follia e arte, la presenza spesso inavvertita della magia nella vita quotidiana, i modi in cui la storia può tenere incollate una famiglia e una comunità. A far veramente risplendere il romanzo, tuttavia, è il suo insistere sul fatto che il nostro mondo ordinario potrebbe essere meno profano di quanto pensiamo. Guardando bene negli angoli del soffitto, potremmo trovare un portale verso un altro regno.Andrew Ervin, The Washington Post

Valeria Luiselli, Dimmi come va a finire
La Nuova Frontiera, 96 pagine, 13 euro
La domanda 34 è quella che scoperchia il vaso di Pandora: hai mai avuto problemi con bande della criminalità organizzata nel tuo paese? E il bambino comincia a raccontare una storia brutale che riguarda la Mara Salvatrucha o la banda della 18ª strada, nate negli Stati Uniti ma sempre associate a quel che succede al di là della frontiera meridionale. E il bambino racconta allora che le bande facevano a gara per catturarlo. La domanda è una delle quaranta del questionario di ammissione a cui i ragazzini senza documenti devono rispondere, davanti a un giudice che deciderà se farli deportare. La messicana Valeria Luiselli, che ha lavorato come interprete per questi ragazzini presso la corte federale di New York, ne ha tratto spunto per raccontare com’è la vita dei minori che si ritrovano soli sull’altro lato della frontiera. –Amanda Mars, El País

Lydia Cacho, Amore e sesso in tempo di crisi
Fandango, 544 pagine, 25 euro
Cos’hanno in comune insonnia, difficoltà di erezione, malfunzionamento dei reni e pelle secca? Tutti sono legati a carenze ormonali. Contrariamente a quanto si pensa, gli ormoni non hanno solo a che fare con la sessualità e la riproduzione, ma regolano anche numerosi processi che tengono il corpo in equilibrio. Nel suo libro Lydia Cacho si dedica a una fase specifica della vita: la menopausa e l’andropausa. Con lo stesso rigore giornalistico con cui ha studiato i temi della pedofilia e della tratta delle donne, l’autrice approfondisce non solo la biochimica degli ormoni umani, ma analizza, in una prospettiva di genere, il modo in cui le costruzioni culturali fanno sì che sia gli uomini sia le donne trascurino la propria salute. Amore e sesso in tempo di crisi fa capire che né le relazioni amorose con persone più giovani né i farmaci contro la disfunzione erettile né gli interventi estetici risolveranno la cosiddetta crisi di mezza età.Rocío Sánchez, La Jornada

Joy Williams, L’ospite d’onore
Edizioni Black Coffee, 730 pagine, 18 euro
L’ospite d’onore riunisce 33 racconti da libri precedenti e 13 finora inediti. Sono tutti spigolosi e ben poco sentimentali, nello stile di Williams. Letto dall’inizio alla fine, il corposo volume può sembrare una raccolta di casi psichiatrici. Ma è meglio immergersi in queste storie lentamente, anche senza seguire l’ordine, e perdersi nella malinconia dei personaggi smarriti. Molti racconti hanno a che fare con il lutto: vedove e vedovi, genitori che perdono figli, figli che perdono genitori. Un padre muore sulla sedia elettrica, un altro in un bizzarro incidente durante un’immersione subacquea. Alcuni personaggi sono in istituti di cura, altri a spasso. C’è un gruppo di sostegno per le madri degli assassini. Si beve molto, anche se, come osserva un personaggio del libro, la gente è disperata e “non si può attribuire il suo comportamento solo all’alcol”. Ci sono moltissimi cani, ma anche orsi e cervi e lupi, cacciati e torturati. Williams non ha pari nella capacità di ritrarre una solitudine profonda, inarticolata, quasi pittorica. Non importa se i personaggi se ne vanno allegramente in giro o sono intrappolati su sedie a rotelle e in corsie d’ospedale. In ultimo sono soli, e l’unico conforto è la compagnia di un buon cane.–Lisa Zeidner, The Washington Post

Auður Ava Ólafsdóttir, Hotel Silence
Einaudi, 200 pagine, 18,5o euro
Il nuovo romanzo della scrittrice islandese Auður Ava Ólafsdóttir è un affascinante concentrato di poesia e fantasia, un piccolo incantesimo che conquista il lettore trascinandolo in un mondo straniante e sospeso. Un romanzo pieno di grazia e umorismo, ma non leggero. Fa i conti con la presenza della morte e dell’orrore, pur celebrando senza retorica la vita e l’umanità dei personaggi. –Claire Devarrieux, Libération

Neil MacGregor, Il mondo inquieto di Shakespeare
Adelphi, 315 pagine, 22 euro
Il mondo inquieto di Shakespeare mostra in continuazione come i cambiamenti epocali che il drammaturgo di Stratford visse e mise in scena echeggino ancora nelle nostre discussioni sui temi di comunità e identità. E i grandi eventi, solitamente, rimettono sul tavolo tutte le questioni lasciate aperte. Vediamo così come il passato dia forma al presente, su cui incombe, ma anche come ci sembri strano e lontano. Questo passato inquieto può offrirci uno specchio scuro in cui osservare la nostra condizione attuale. I problemi, dice l’autore, sono sempre gli stessi. E troviamo soluzioni diversamente inadeguate.–Boyd Tonkin, The Independent

Nina Stibbe, Un uomo al timone
Bompiani, 360 pagine, 18 euro
Il romanzo racconta la ricerca che le figlie intraprendono per trovare un uomo per la madre. A 31 anni, sola, infelice, con tre figli e un labrador, la madre emerge nel romanzo come una donna spregiudicata, colta e raffinata, inadatta alla vita ipocrita e meschina di un paesino inglese. Le sorelle mettono insieme una lista esilarante e disperata di potenziali coniugi. C’è “il signor Longlady, ragioniere e amante delle api”, “Mr. Dodd, insegnante (evitare se possibile)” e “Denis del garage, troppo vecchio?”. Scrivono lettere agli uomini fingendosi la madre, invitandoli a prendere il tè. A un certo punto la madre dice che una delle cose peggiori nella vita è cercare di superare le brutte cose che hai causato a te stesso. “Lo sapeva”, commenta la protagonista, “la maggior parte delle cose brutte della sua vita sono state colpa sua”. Una frase terribile che nel contesto di questo libro così confortante riesce a essere leggera e priva di giudizi. –Kate Kellaway, The Guardian

Roberto Bolaño, Lo spirito della fantascienza
Adelphi, 206 pagine, 18 euro
È un romanzo degli esordi (scritto a Blanes nel 1984 e poi abbandonato) che prefigura temi, personaggi e stili di opere più riuscite. Anticipiamo alcuni dettagli della trama che i lettori di Bolaño troveranno familiari: Jan e Remo, due giovanissimi poeti cileni emigrati durante la dittatura, vivono in una soffitta di Città del Messico negli anni settanta. L’onere della narrazione ricade su Remo, che descrive in prima persona il suo romantico amico e le sue avventure in ore incerte, tra laboratori letterari, città all’alba, feste a sorpresa con molti altri giovani belli e sconfitti. Mentre Remo è protagonista di un’indagine poliziesca fuori Città del Messico (il misterioso caso della proliferazione di riviste letterarie negli anni settanta), Jan (alias Roberto Bolaño), chiuso in soffitta, invia lettere ai suoi scrittori di fantascienza preferiti in cui, ironicamente, chiede aiuto per l’America Latina abbandonata, oppressa dalla politica estera degli Stati Uniti. La debole trama poliziesca del romanzo e il sottotema della guerra non aiutano a sorreggere la storia della formazione di Remo e Jan, i cui migliori momenti si possono leggere come scene isolate.–Carlos Pardo, El País

Jim Shepard, Il mondo che verrà
Bompiani, 320 pagine, 18 euro
Ci sono moltissimi romanzi storici – volumi ponderosi, di solito con una miriade di personaggi – che esibiscono la padronanza che gli autori hanno dei diversi periodi. Ma racconti brevi a sfondo storico? Pochi scrittori ci si avventurano, perché ci vuole troppo tempo per ricostruire un mondo passato con tutti i dettagli. Un’eccezione notevole è Jim Shepard. Con la sua nuova raccolta Il mondo che verrà continua la sua esplorazione originale di tempi e luoghi lontanissimi. Il racconto che dà il titolo al libro è la storia di due mogli di contadini nella New York del 1856, stupite di scoprirsi profondamente innamorate l’una dell’altra. Sono racconti pieni di dolore, ma mai cupi.–Lisa Zeidner, The Washington Post

Christopher Bollen, Orient
Bollati Boringhieri, 720 pagine, 20 euro
Il protagonista di Orient, Mills Chevern, è un giovane in fuga: dalla sua vita precedente in California, dove è cresciuto; da New York, dove sperava di uscire dall’ombra di un’infanzia segnata dalle violenze; e, quando lo incontriamo nel prologo del romanzo, da Orient, un villaggio isolato e apparentemente insignificante sulla costa di Long Island, dove aveva sperato di fare una vita normale. Quando il libro si apre, capiamo subito che quella speranza è svanita. Il modo in cui Bollen gestisce il suo racconto è ipnotico e avvincente, più ricco di quanto ci si aspetta di solito da un thriller. Ha immaginato strenuamente le paure degli altri e ha evocato mondi nascosti.–Matthew Adams, The Independent

Michael Poore, Reincarnation blues
Edizioni e/o, 448 pagine, 18 euro
Dopo la morte, apprendiamo, ognuno attraversa fino a diecimila reincarnazioni per raggiungere la perfezione o affrontare l’estinzione, e allo sfortunato protagonista di Reincarnation blues, Milo, dopo diverse migliaia di anni, restano appena cinque vite. Il suo ricorrente interesse romantico è Suzie, che incontra per la prima volta nel 2600 avanti Cristo come una bambina, ma che è in realtà la morte. Se alcuni episodi sembrano facili o stravaganti, altri sono esilaranti o tragici e molti sono toccanti. –Gary K. Wolfe, Chicago Tribune

João Ricardo Pedro, Una cartolina da Detroit
Nutrimenti, 185 pagine, 16 euro
Malgrado alcuni peccati veniali del suo stile, è uno scrittore di grande potere evocativo, ed è la sua prosa a tenere in piedi un romanzo che altrimenti rischierebbe di aggrovigliarsi nei rapporti confusi tra i personaggi. La storia si apre con due treni che lasciano la stazione nel momento sbagliato, si scontrano e causano morti e detriti. Nel convoglio diretto a Parigi si salva uno zaino, quello di Marta, che non aveva motivo per essere lì. Sembra quindi che il narratore voglia aprire un’indagine per scoprire cosa ci faceva quello zaino – e la donna scomparsa, sua sorella – sui binari internazionali. Ma è una preoccupazione minore, perché João Ricardo Pedro è più interessato a ricostruire la vita di Marta attraverso i suoi diari, che svelano, dietro l’apparenza di una ragazza candida, uno strano rapporto con il mondo sotterraneo del crimine.–Carlos Maria Bobone, Observador

Kike Ferrari, Da lontano sembrano mosche
Feltrinelli, 192 pagine, 15 euro
Da lontano sembrano mosche è un romanzo poliziesco dello scrittore argentino Kike Ferrari. La storia si svolge in poche ore, ma è così intensa che sembrano molte di più. C’è un cadavere in un baule intorno a cui s’intrecciano le vicende passate e presenti del protagonista Machi. Accanto alla trama principale, continui riferimenti agli ultimi decenni di storia argentina: dalla dittatura militare alla crisi economica del 2001. Un romanzo che ha al centro l’impunità del potere, del capitale e del patriarcato. Ferrari ha scelto il giallo perché è il genere più adatto a raccontare una società criminale. Ma il ritratto sociale che offre non è a tesi, non divide il mondo in buoni e cattivi. C’è una storia da raccontare, e questa è la sola cosa importante.–Sol Amaya, La Nación

Una versione più lunga di queste recensioni è uscita nei numeri di Internazionale di dicembre 2017 e gennaio 2018. Compra questo numero | Abbonati

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