27 luglio 2020 14:59

L’epidemia del nuovo coronavirus continua a estendersi in tutto il mondo, con più di cinque milioni di nuovi casi registrati dal 1 luglio, ovvero più di un terzo del totale dall’inizio della pandemia. Secondo un bilancio stilato dall’Afp basandosi su fonti ufficiali, al 26 luglio il covid-19 ha provocato almeno 649.577 decessi in tutto il mondo e almeno 16.295.350 contagi. Il paese più colpito sono gli Stati Uniti, con 146.935 decessi e 4.234.140 casi. Seguono il Brasile (87.004 morti e 2.419.091 casi), il Regno Unito (45.752 morti e 299.426 casi), il Messico (43.680 morti e 390.516 casi) e l’Italia (35.107 morti e 246.118 casi).

Le Americhe

  • L’America Latina e i Caraibi sono diventati la regione del mondo con il maggior numero di casi registrati, 4.349.214, e 182.726 morti.
  • Il Brasile, il paese latinoamericano più colpito, ha registrato quasi 25mila nuovi casi nella giornata di domenica 26 luglio, per un totale di 2,4 milioni. I decessi sono più di 87mila.
  • In Venezuela il presidente Nicolás Maduro ha prolungato le rigide misure di isolamento introdotte a Caracas e in sei stati venezuelani per contrastare la diffusione del virus. Lo ha annunciato durante una trasmissione televisiva.
  • Nel Nord America si contano 4.339.989 casi, di cui la maggioranza negli Stati Uniti, paese più colpito al mondo. Tuttavia è diminuito il numero dei nuovi contagi: il 26 luglio sono stati 55.187, il più basso da due settimane, secondo i dati della università Johns-Hopkins.
  • In Canada, le persone con meno di 39 anni rappresentano la maggior parte dei nuovi contagi da covid-19, scrive Le Monde. “I giovani adulti di età compresa tra i 20 e i 39 anni rappresentano il tasso di contagio più alto”, ha affermato la dottoressa Theresa Tam, principale responsabile della salute pubblica in Canada. La dottoressa ha anche avvertito che “i giovani canadesi non sono invincibili” di fronte alla malattia e che le persone anziane non sono le sole a poter incorrere in problemi di salute gravi se contagiate. Sul totale dei casi registrati la settimana scorsa, infatti, “il il 63 per cento riguardano giovani di meno di 39 anni, di cui 31 per cento è stato ricoverato”.

Europa

  • L’Europa resta al primo posto per numero di vittime, con 207.933 decessi.
  • In Spagna, nonostante un’impennata di casi, il governo mantiene un atteggiamento rassicurante. Rispondendo agli stati che hanno annunciato restrizioni nei confronti del paese, Madrid ha dichiarato che la situazione è “sotto controllo” e che i focolai sono stati “individuati e isolati”. “La Spagna è un paese sicuro”, ha insistito la ministra degli esteri María Aránzazu González Laya. Tuttavia il Regno Unito ha annunciato che i passeggeri provenienti dalla Spagna dovranno sottoporsi a un periodo di isolamento a partire dal 26 luglio, cogliendo apparentemente di sorpresa il ministro dei trasporti britannico che si trova attualmente in vacanza nel paese iberico.
  • I numeri salgono anche in Francia, dove la circolazione del virus “è in netto aumento”, con più di mille nuovi casi al giorno, come ha confermato la Direction générale de la santé.
  • In Italia le autorità della regione Campania hanno imposto un nuovo giro di vite: d’ora in poi la multa per chi non porta la mascherina negli spazi chiusi sarà di mille euro.
  • Il Belgio è il paese con il maggior numero di morti in rapporto alla popolazione, con 85 decessi ogni centomila abitanti. È seguito dal Regno Unito (67), la Spagna (61), l’Italia (58), e la Svezia (56).

Asia e Medio Oriente

  • In Corea del Nord, Kim Jong-un ha convocato una riunione d’urgenza dell’ufficio politico del partito comunista al potere per adottare “misure della massima urgenza” per contenere la diffusione dei contagi nel paese, finora risparmiato dal virus.
  • Il 27 luglio la Cina ha annunciato 61 nuovi casi di covid-19 in 24 ore. Si tratta dell’aumento giornaliero più consistente da metà aprile, dopo la comparsa di focolai in tre province. Ormai da diversi mesi il gigante asiatico, dove il virus ha fatto la sua comparsa alla fine del 2019, ha arginato l’epidemia grazie all’uso di mascherine, alle misure d’isolamento e a una politica basata sul tracciamento. Da metà maggio non è stato registrato alcun decesso. Tuttavia nella regione dello Xinjiang sono stati individuati 41 nuovi casi. Il ministero della sanità cinese ha ammesso che da metà luglio, nella capitale Urumqi, è in corso un’impennata dell’epidemia.
  • La città vietnamita di Da Nang è stata chiusa al turismo dopo che sono stati registrati quattro nuovi casi di contagi, i primi dal mese di aprile, riporta la Bbc. Il divieto sarà valido per quattordici giorni e circa 80mila visitatori, per lo più vietnamiti, dovranno tornare a casa. La gestione della pandemia in Vietnam è stata finora considerata vincente grazie alla decisione precoce di chiudere le frontiere, imporre la quarantena e tracciare i contagi. Nessun morto è stato registrato e i casi totali sono 400. Ma di fronte ai quattro nuovi casi apparsi a Da Nang, il primo ministro Nguyen Xuan Phuc ha annunciato la chiusura dei servizi non essenziali e ha imposto il distanziamento sociale alla popolazione.
  • Il Pakistan (più di 270mila casi e quasi 5.800 morti) ha riscontrato una riduzione dell’80 per cento nel numero dei decessi rispetto al mese di giugno. Tuttavia l’Oms ha chiesto di mantenere alta la guardia e rispettare il distanziamento fisico in vista della festa religiosa della Aid al Adha, venerdì prossimo.
  • Domenica l’Australia ha vissuto il suo giorno peggiore, con 549 nuovi casi e dieci decessi nonostante misure d’isolamento estremamente rigide.

Africa e Medio Oriente

  • L’Algeria, terzo paese africano più colpito dal virus con 1.155 decessi, ha deciso di prolungare di quindici giorni, a partire da domani, il confinamento parziale (dalle 20 alle 05 del mattino) in vigore in 29 delle 48 prefetture (wilayas) del paese, a causa del preoccupante aumento dei contagi in queste ultime settimane, scrive Le Monde. Il governo algerino ha anche confermato il divieto di entrare ed uscire dalle 29 regioni.
  • L’Arabia Saudita accoglierà solo diecimila persone per il tradizionale pellegrinaggio alla Mecca (hajj) che comincerà il 29 luglio. Nel 2019 erano arrivati 2,5 milioni di pellegrini.
  • Domenica le autorità iraniane hanno annunciato altri 216 decessi e hanno invitato la popolazione a raddoppiare l’impegno contro il virus per proteggere i sanitari, stremati dalla “fatica”.