18 novembre 2020 15:55
  • Il 18 novembre 2020 l’azienda biotecnologica tedesca Biontech e il gigante farmaceutico Pfizer hanno annunciato che il loro vaccino ha un’efficacia del 95 per cento nel prevenire lo sviluppo del covid-19, la malattia provocata dal nuovo coronavirus. L’analisi si basa su 170 persone contagiate dal virus tra i 43.500 partecipanti alla sperimentazione. In tutto, lo studio ha rilevato 162 casi confermati di covid-19 sintomatico nel gruppo che aveva ricevuto il placebo contro otto casi tra chi aveva ricevuto le due dosi programmate del vaccino. L’efficacia del farmaco, che è stata misurata sette giorni dopo il richiamo, è risultata stabile tra tutti i volontari, e solo leggermente più bassa in quelli con più di 65 anni (94 per cento). Le due aziende si apprestano a chiedere l’autorizzazione all’uso di emergenza per il vaccino alla Food and drug administration statunitense “entro pochi giorni”. Lo studio non è ancora stato pubblicato su una rivista scientifica e rimangono aperte molte questioni. Per esempio ci si interroga sulla durata dell’immunità acquisita e sulla possibilità che chi è vaccinato possa comunque trasmettere il virus.
  • Come in molti altri paesi, la pandemia ha costretto il Regno Unito a procurarsi mascherine, camici, guanti e altri dispositivi per gli operatori sanitari e per la popolazione. Per creare le scorte, il governo ha assegnato 8.600 contratti per un valore di 18 miliardi di sterline tra marzo e luglio, la maggior parte senza un bando di gara, scrive il Washington Post, riprendendo il rapporto dell’agenzia di controllo della spesa pubblica (National audit office, Nao), reso noto il 18 novembre. Alcuni aziende hanno usufruito di una “corsia preferenziale” in quanto segnalate da politici, professionisti sanitari e funzionari governativi. Il Nao ha preso in esame 20 contratti e afferma che “i dipartimenti non hanno documentato le decisioni chiave, come per esempio la scelta di un particolare fornitore o l’uso degli appalti di emergenza, e non sono riusciti a documentare la loro considerazione dei rischi, compreso l’eventuale conflitto di interessi”. Secondo il rapporto del Nao, aggiunge la Bbc, “al 31 luglio erano stati assegnati più di 8.600 contratti per il coronavirus, con un valore compreso tra meno di cento e 410 milioni di sterline. Di questi, 10,5 miliardi di sterline sono stati assegnati direttamente senza una procedura di gara d’appalto”. Il segretario all’economia Alok Sharma ha difeso il governo, dicendo che ha agito spinto dall’urgenza e sotto “enormi pressioni. Abbiamo dovuto fare un’enorme quantità di lavoro molto velocemente per garantire i dispositivi ed è quello che abbiamo fatto”, ha dichiarato alla Bbc. Già a ottobre il giornalista George Monbiot aveva puntato l’attenzione sulla prevalenza di aziende private che si sono aggiudicate gli appalti “covid” senza gara nel Regno Unito con una lunga inchiesta pubblicata dal Guardian.
  • Dolly Parton, nota e amata cantante e cantautrice statunitense, ha donato un milione di dollari per finanziare la ricerca per un vaccino contro il coronavirus. L’autrice di I will always love you e Jolene oltre che interprete di film e commedie ha fatto la sua donazione la primavera scorsa al Vanderbilt university medical center, dopo che la sua amica Naji Abumrad, docente di chirurgia all’università, a Nashville, le aveva detto del lavoro che i ricercatori stavano facendo per trovare un vaccino, guidati dal dottor Mark Denison, professore di patologia, microbiologia e immunologia. “I suoi soldi ci hanno aiutato a sviluppare il test che abbiamo usato per dimostrare che il vaccino della Moderna stava dando alle persone una buona risposta immunitaria che potrebbe proteggerle”, ha dichiarato il dottor Denison il 17 novembre. L’annuncio della casa farmaceutica ha scatenato ulteriormente l’entusiasmo su Twitter dei fan di Parton: la linguista Gretchen McCulloch, autrice di Because internet: understanding the new rules of language ha adattato il testo di Jolene ai tempi del coronavirus.
  • Cercando un modo apparentemente responsabile per vedere gli amici, alcune persone hanno cominciato a sottoporsi a test per il coronavirus in modo da partecipare agli incontri senza bisogno di indossare maschere o mantenere le distanze, scrive il Los Angeles Times. Una cosa assolutamente sbagliata, secondo Barbara Ferrer, direttrice della sanità pubblica della contea di Los Angeles. Gruppi di giovani adulti si sottopongono a test per il coronavirus il giovedì nella speranza di ottenere i risultati negativi entro il sabato mattina, per poi organizzare una cena il sabato sera. Ma tali test forniscono un falso senso di sicurezza, spiega Ferrer. “Il risultato del test ottenuto il sabato mattina si riferiva al giovedì quando è stato fatto il test, e diceva: ‘Giovedì sei stato negativo’. Non dice se si è ancora negativi il sabato. Voglio che la gente capisca che il test fatto il giovedì per festeggiare il sabato non funziona. Non è una buona idea. Non è efficace e in qualche modo si sta davvero sprecando una risorsa preziosa “. Se una persona viene testata subito dopo essere stata infettata ma prima che il virus si sia riprodotto abbastanza nell’organismo, un test potrebbe non riuscire a rilevare il virus e produrre un risultato falso negativo. È anche possibile che una persona possa essere esposta al virus subito dopo aver fatto un test di giovedì ed essere contagiosa prima che la festa si tenga di sabato. Un’ampia percentuale di persone può essere infettata dal coronavirus, essere altamente contagiosa ma non mostrare mai i sintomi della malattia. Nell’ultimo mese, il tasso di casi per i residenti della contea di Los Angeles di età compresa tra 18 e 29 anni è più che raddoppiato, da 11,5 casi per centomila residenti a 25 casi per centomila residenti. La fascia di età con il secondo tasso di casi più elevato è quella compresa tra i 30 e 45 anni, che sono quasi raddoppiati nell’ultimo mese, da 9,4 casi per centomila residenti a 18 casi per centomila residenti. “È chiaro che la contea di Los Angeles si trova in un punto molto pericoloso della pandemia”, ha detto Ferrer.
  • Il 17 novembre il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato che il governo imporrà misure più rigorose per rispondere all’aumento dei contagi e imporrà blocchi parziali nei fine settimana in tutto il paese, limitazioni alla libertà di movimento prima delle dieci del mattino e dopo le otto di sera. Tutte le scuole rimarranno chiuse e continueranno l’istruzione a distanza fino alla fine dell’anno, cinema e teatri resteranno chiusi fino alla fine dell’anno e ristoranti e bar potranno solo fare consegne a domicilio. La Turchia rende noto solo il numero giornaliero di casi sintomatici, 3.819 il 17 novembre oltre a 103 morti, entrambi intorno ai livelli registrati l’ultima volta ad aprile, portando il bilancio totale delle vittime della malattia a 11.704.
  • Il riscaldamento climatico, la pandemia, e una minore passione per questo sport stanno mettendo in crisi lo sci in Svizzera, paese che sta registrando uno dei tassi di contagio regionale tra i più alti in Europa. I gestori degli impianti di risalita stanno facendo di tutto per attirare il pubblico, imponendo l’uso della mascherina sia nelle cabinovie al chiuso sia sugli impianti aperti oltre che nelle file di accesso. A causa della pandemia sono comunque vietati in molti cantoni i campi scuola e le attività doposci, settori che rappresentano “tra il 5 e il 30 per cento del volume di affari degli impianti, a seconda di quanto dipendono da questo tipo di turismo”, spiega Grégory Quin, storico dello sport all’università di Losanna. Laurent Vanat, che cura un rapporto sul mercato sciistico, osserva che le giovani generazioni sono meno appassionate a questo sport. Ma conclude Quin “forse gli svizzeri impareranno a preferire Verbier a Bali per le loro vacanze”. Tuttavia sul fronte sanitario c’è meno ottimismo. La Società svizzera di terapia intensiva avverte che sono pieni tutti gli 876 letti per adulti in terapia intensiva disponibili nel paese. Su 8,5 milioni di abitanti la Svizzera ha registrato un’impennata di casi tra ottobre e novembre. Il totale dall’inizio della pandemia è di più di 274.500 contagi e di 3.569 morti (inclusi i dati del Liechtenstein). Le autorità sono state riluttanti a imporre restrizioni e proprio dai campi da sci sono arrivate nelle settimane scorse le foto di folle di persone che non mantenevano il distanziamento fisico né indossavano mascherine. Ora che la situazione si aggrava di giorno in giorno, la società svizzera di terapia intensiva invita i malati più gravi a mettere per iscritto quali cure vogliono ricevere, in modo da fornire indicazioni preziose al personale sanitario.
  • Il premier dello stato del South Australia, Steven Marshall, ha annunciato un lockdown di sei giorni dal 18 novembre per evitare una seconda ondata di contagi nello stato. La decisione è stata presa dopo che le autorità hanno scoperto che 22 casi positivi dei 35 attualmente attivi sono collegati a un hotel covid-19 per la quarantena. Scuole, università, bar, ristoranti e le attività commerciali che non forniscono beni di prima necessità resteranno chiusi e il numero dei partecipanti agli eventi religiosi sarà ridotto. Secondo Marshall, il blocco totale dello stato aiuterà le autorità nel tracciamento dei casi. Mentre nel resto del paese alcuni stati come il West Australia hanno deciso la chiusura dei confini con l’Australia meridionale, lo stato di Vittoria ha annunciato che saranno effettuati test per il covid-19 al confine tra i due stati. Lo stato di Vittoria, epicentro dei contagi in Australia, non ha registrato nuovi casi positivi e decessi per 18 giorni consecutivi.
  • In Corea del Sud, il 18 novembre sono stati registrati 313 nuovi casi positivi: è il numero più alto da agosto. Tra i nuovi casi 245 sarebbero stati trasmessi localmente e 68 importati dall’estero. Secondo le autorità sanitarie, i contagi locali sarebbero tutti collegati a uffici, strutture sportive al coperto, ospedali e case di cura. Per questo, il governo aveva già annunciato misure più rigide dal 19 novembre: nell’aera metropolitana di Seoul verrà imposto il livello 1,5 del nuovo sistema di distanziamento sociale basato su cinque livelli. Tra le nuove restrizioni saranno vietate tutte le riunioni che prevedono più di cento persone e gli eventi religiosi e sportivi saranno limitati al 30 per cento della capacità del locale.
  • Il 17 novembre la Russia ha respinto le accuse della Microsoft sugli attacchi informatici contro le aziende farmaceutiche e i ricercatori che stanno sviluppando il vaccino contro il covid-19. La scorsa settimana il vicepresidente responsabile della sicurezza di Microsoft, Tom Burt, aveva denunciato attacchi da parte di gruppi di hacker forse sostenuti dal governo russo e nordcoreano contro sette aziende farmaceutiche negli Stati Uniti, Corea del Sud, Francia, Canada e India. Secondo il viceministro degli esteri, Sergei Rijabkov, la Russia è il bersaglio di molti più attacchi informatici “di quelli per cui siamo stati processati”. Lo stesso giorno la Russia ha registrato un nuovo record di decessi: 442 morti in 24 ore: 22.410 nuovi casi hanno portato il totale a 1.948.603, trainando la Russia al quinto posto per numero di contagi nel mondo. Secondo le autorità sanitarie, la situazione nelle province sta diventando sempre più preoccupante perché gli ospedali sono pieni. A Ivanovo, a nordest di Mosca, le autorità sanitarie hanno annunciato che stanno “cercando altre celle frigorifere perché gli obitori non possono più gestire la quantità dei corpi”.
  • In Slovacchia, migliaia di persone hanno risposto all’appello dei partiti di estrema destra e si sono riunite il 17 novembre nella capitale Bratislava e in altre città per protestare contro le restrizioni imposte dal governo per contenere la seconda ondata di contagi nel paese. I manifestanti, molti senza mascherina, hanno sfidato il divieto di riunirsi in più di sei persone imposto dal governo e hanno incitato il primo ministro Igor Matovic a restituire al popolo la libertà. La Slovacchia dall’inizio della pandemia ha registrato un totale di 88.602 contagi e 557 morti. Ma i nuovi casi giornalieri sembrano diminuire e il governo ha cominciato a riaprire teatri, cinema e centri sportivi con alcune restrizioni e limiti sulla capacità. Gli incontri sono ancora limitati, mentre ristoranti e scuole nel paese sono ancora chiusi.
  • Secondo un rapporto pubblicato da Amnesty international, le autorità belghe hanno violato i diritti umani dei residenti nelle case di cura durante i primi mesi della pandemia: non hanno protetto questo gruppo vulnerabile e hanno lasciato molte persone a morire. In Belgio, il tasso di mortalità da covid-19 è tra i più alti al mondo e da marzo a ottobre il 61 per cento dei decessi è avvenuto nelle case di cura. Il rapporto, che si basa sulle testimonianze dei residenti delle case di cura, delle loro famiglie, dei direttori e del personale, afferma che le autorità non hanno fornito i dispositivi di protezione e i test per il covid-19 in modo tempestivo e hanno impedito l’accesso alle cure per queste persone. Secondo Philippe Hensmans, direttore di Amnesty international Belgio, i residenti delle case di cura sono stati “abbandonati” dalle autorità fino a quando la situazione non è stata “pubblicamente nota”.