15 giugno 2020 16:48

La notte del 12 giugno Rayshard Brooks, un afroamericano di 27 anni, è stato ucciso da un agente di polizia ad Atlanta, in Georgia. La sua morte ha alimentato ulteriormente la rabbia delle migliaia di manifestanti che da più di due settimane – da quando George Floyd è stato ucciso a Minneapolis – scendono in piazza contro la polizia e il razzismo. Il 14 giugno il medico che ha condotto l’autopsia sul corpo della vittima ha stabilito che si è trattato di omicidio.

Ecco cosa sappiamo sulla dinamica della sparatoria, secondo le ricostruzioni del New York Times, che ha analizzato i filmati disponibili e le testimonianze.

Intorno alle 10.30 qualcuno che si trovava davanti a un fast food Wendy’s nel sud della città ha chiamato la polizia sostenendo che un uomo, poi identificato come Rayshard Brooks, si era addormentato nella sua macchina impedendo agli altri automobilisti di accedere alla zona dove si fanno le ordinazioni in macchina. Sul posto è arrivato l’agente Devin Brosnan, che ha svegliato Brooks e gli ha chiesto di spostarsi con la macchina in un altro parcheggio. Incerto se lasciare dormire Brooks o intraprendere azioni contro di lui, ha chiesto consiglio alla centrale.

Poco dopo è arrivato Garrett Rolfe, un poliziotto più esperto, che ha cominciato a fare domande a Brooks. Nei filmati delle telecamere sul posto Brooks sembra tranquillo e obbedisce agli ordini degli agenti. Rolfe decide di fargli il test per controllare il suo tasso alcolemico. Brooks ammette di aver bevuto, ma dice di non essere troppo ubriaco per guidare. Poi chiede se può semplicemente chiudere la macchina e andare a piedi verso casa di sua sorella, che abita non lontano. Rolfe gli chiede perché voglia andare a casa, forse per fargli ammettere di essere ubriaco, e Brooks risponde: “Non ho intenzione di commettere alcuna violazione”.

Poi acconsente a fare il test. A quel punto l’uomo e i due agenti hanno parlato tranquillamente per 30 minuti. Quando il test mostra che tasso alcolemico è sopra il limite consentito, Rolfe decide di ammanettarlo. Brooks si lamenta, poi tenta di fuggire dagli agenti, che cercano di immobilizzarlo a terra.

Rolfe avverte Brooks che se non si ferma userà il taser, un’arma non letale che paralizza momentaneamente i muscoli. A quel punto Brooks s’impossessa del taser di Brosnan, si libera dalla presa dei poliziotti, si alza e colpisce Rolfe con un pugno. Rolfe lo insegue sparandogli contro con il taser, mentre Brooks si gira cercando di usare il taser che ha strappato all’altro agente. Rolfe lascia il suo taser, prende la pistola e spara tre volte contro Brooks, che cade a terra. Questo momento è stato ripreso dalle telecamere del ristorante (attenzione, immagini che possono turbare).

I due agenti stanno fermi davanti a Brooks, che si muove ancora. Dopo circa due minuti chiamano un’ambulanza, che arriva sei minuti dopo. Brooks viene portato in ospedale e operato d’urgenza, ma muore poco dopo.

La morte di Brooks ricorda quella di Walter Scott, un nero di 50 anni che nel 2015 fu ucciso da Michael Slager, un poliziotto bianco di 33 anni, a North Charleston, in South Carolina. Anche in quel caso la vittima era stata fermata per un’infrazione minore (la sua macchina aveva un fanale rotto). Anche Scott aveva opposto resistenza all’arresto, aveva cercato di scappare e poi era stato colpito alle spalle mentre si allontanava (Slager sparò otto colpi di pistola). Nel 2017 Slager è stato condannato a vent’anni di carcere.

Cosa sappiamo di Rayshard Brooks e di Garrett Rolfe
Brooks era nato e cresciuto ad Atlanta. Aveva tre figlie di 1, 2 e 8 anni e un figliastro di 13 anni. Secondo suo padre, Larry Barbine, aveva vissuto anni difficili, in cui si era messo nei guai, ma di recente si era rimesso in sesto, rafforzando la relazione con la moglie e con le figlie e lavorando stabilmente. Negli ultimi tempi lavorava in un ristorante ad Atlanta, ma si spostava per lavori occasionali nel settore edile in altri stati, tra cui Ohio, Texas e Florida. Per questo, secondo la famiglia, non aveva una residenza stabile, e quando era ad Atlanta dormiva in hotel o a casa di amici e familiari.

Il 12 giungo Brooks aveva portato la figlia più grande, che avrebbe compiuto gli anni il giorno dopo, a pranzare fuori e a farsi la manicure in un salone di bellezza. Il giorno del compleanno, secondo i familiari, avrebbe portato la bambina a fare skating. Subito dopo la sua morte sono scoppiate proteste davanti al commissariato di polizia. Secondo il medico che ha condotto l’autopsia, Brooks è morto per l’emorragia e i danni agli organi provocati da due proiettili entrati dalla schiena.

Garrett Rolfe faceva parte dell’unità chiamata High intensity traffic team, una squadra speciale creata per ridurre le violazioni al codice della strada causate dal consumo di alcol e droghe. Nel maggio del 2019 aveva ricevuto un premio per aver effettuato tra i 50 e i 99 arresti di persone che guidavano in stato di ebrezza.

Quali sono state le reazioni
Garrett Rolfe, il poliziotto che ha sparato a Brooks, è stato licenziato, mentre l’agente che era con lui è stato messo in congedo obbligatorio. La direttrice del dipartimento di polizia di Atlanta, Erika Shields, si è dimessa. Il suo posto sarà affidato temporaneamente a Rodney Bryant, un ufficiale in pensione dal 2019.

Paul Howard, il procuratore distrettuale della contea che dovrà occuparsi del caso, ha detto che deciderà entro il 17 giugno se incriminare Rolfe. Commentando la dinamica dell’incidente, ha dichiarato: “Brooks non sembrava rappresentare una minaccia per nessuno. Il fatto che ci sia stata un’escalation che ha portato alla sua morte sembra irragionevole”.

Vince Champion, il direttore del sindacato di polizia, ha detto che la decisione di licenziare Rolfe immediatamente è sbagliata, ed è stata presa per “ingraziarsi” i rivoltosi. Il giorno dopo la morte di Brooks il ristorante Wendy’s vicino al luogo della sparatoria è stato dato alle fiamme, e le autorità hanno offerto una ricompensa di 10mila dollari per chi aiutasse ad accertare la responsabilità.

Le rivolte hanno messo la sindaca di Atlanta Keisha Lance Bottoms, democratica e afroamericana, in una situazione difficile. Bottoms ha sottolineato che gli agenti della polizia di Atlanta sono sottoposti a un corso di formazione contro i pregiudizi razziali, e che esiste un programma in base al quale gli agenti devono vivere nei quartieri dove prestano servizio, per creare un rapporto con la comunità. Ma ha ammesso che questo non è abbastanza. Dopo l’inizio delle proteste per la morte di George Floyd, Bottoms aveva denunciato gli atti vandalici dicendo: “Questo non è lo spirito di Martin Luther King”.

Secondo la sindaca, dal video si capisce che Brooks non era una minaccia e che gli agenti avrebbero dovuto permettergli di chiamare qualcuno che lo andasse a prendere. Il 14 giugno ha partecipato a un incontro pubblico in videochiamata con altre tre sindache afroamericane e democratiche, Lori Lightfoot di Chicago, London Breed di San Francisco e Muriel Bowser di Washington. Tutte hanno denunciato l’assenza del governo federale in questo complicato momento storico.

Passato e futuro
La Georgia è uno degli stati dove venivano uccisi più neri durante il periodo della schiavitù, e dove i neri erano più discriminati nel secolo in cui fu in vigore la segregazione razziale. Atlanta è il luogo di nascita di Martin Luther King, e la Georgia fu uno dei centri più importanti del movimento per i diritti civili. Come molte altre aree metropolitane, negli ultimi anni la città si è spostata a sinistra, ma in generale lo stato è ancora uno dei più conservatori del paese, e la sinistra ha sempre fatto fatica a creare consenso intorno alle sue proposte, in particolare sul tema della riforma della polizia.

Le leggi in vigore consentono ai poliziotti di usare la forza se “credono ragionevolmente” che un sospettato rappresenti una minaccia per loro o se pensano che possa aver commesso un reato che minaccia altre persone. Secondo molti avvocati che si occupano di diritti civili, queste leggi incentivano l’uso della forza e proteggono gli agenti che commettono gli abusi.

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Ora, mentre le proteste seguite alla morte di George Floyd ridefiniscono i confini di ciò che è politicamente possibile in tutto il paese, gli attivisti vedono un’opportunità senza precedenti per far passare alcune delle loro proposte. E probabilmente anche per cambiare la politica statale.

Nel 2019 la politica afroamericana Stacey Abrams è andata vicina a vincere le elezioni per la carica di governatore, un fatto che molti hanno interpretato come il segno che nel giro di qualche anno i democratici potrebbero contendere ai repubblicani il controllo dello stato, anche alle elezioni presidenziali. Quindi le proteste cominciate con la morte di Floyd e alimentate dall’uccisione di Brooks potrebbero avere conseguenze politiche importanti in vista delle elezioni del 3 novembre.