L’edizione del quotidiano La Prensa con la prima pagina bianca venduta a Managua, il 18 gennaio 2019.

In Nicaragua Daniel Ortega toglie carta e voce ai giornali

L’edizione del quotidiano La Prensa con la prima pagina bianca venduta a Managua, il 18 gennaio 2019.
14 maggio 2019 09:51

Alle sei del pomeriggio la rotativa del quotidiano La Prensa è un enorme mostro che sonnecchia. La Goss Urbanite, quasi cinquant’anni e diciotto macchinari di stampa fatti di cilindri e ruote dentate, occupa un’enorme galleria che a quest’ora è in penombra. Sullo sfondo ci sono una ventina di bobine di carta impilate le une sulle altre. Sono le ultime rimaste.

La Prensa, fondato 93 anni fa, è il giornale più antico del Nicaragua, ma forse sta vivendo i suoi ultimi mesi. Almeno in versione stampata. La sua agonia non è riconducibile alla crudele battaglia globale tra la carta stampata e il digitale, e nemmeno alla crisi economica che colpisce tutte le aziende.

Il suo boia ha un nome e un cognome: Daniel Ortega. E il suo metodo è la morte per soffocamento, tramite il blocco della carta e dell’inchiostro necessari a uscire in edicola. Nella stessa situazione si trovano anche El Nuevo Diario, un altro quotidiano a tiratura nazionale, e il più popolare Hoy.

La tappa finale
Da settembre il governo di Daniel Ortega ha deciso di bloccare la carta, l’inchiostro e gli altri articoli importati per stampare i giornali. “Sono ordini dall’alto”, dicono i funzionari della dogana quando qualcuno chiede spiegazioni.

“Vogliono impedire alla gente d’informarsi. Contano sui mezzi d’informazione compiacenti”, spiega Eduardo Enríquez, che per vent’anni è stato caporedattore della Prensa. “Abbiamo dovuto ridurre il volume del giornale. Da 36 pagine siamo passati a 24 e ora a 12, per prolungare il più possibile l’uso delle scorte che ancora ci restano”.

La classica carta da giornale è già finita. I quotidiani finora sono sopravvissuti usando gli altri tipi destinati ai periodici, più cari. Per questo adesso i nicaraguensi comprano giornali più sottili su carta di alta qualità. Quando toccherà alle riserve di carta patinata sarà la tappa finale. Poi arriverà la morte. Questo processo potrebbe durare circa due mesi, a seconda di quello che ogni giornale si inventerà per sopravvivere il più a lungo possibile.

Dopo le proteste cominciate nell’aprile del 2018 e la violenta risposta del regime di Ortega, le tirature dei giornali sono cresciute

Douglas Carcache, vicedirettore di El Nuevo Diario, racconta che hanno cercato di comprare carta da altre aziende che la importano per altri usi, ma che tutte si sono rifiutate perché il governo gli ha fatto sapere che non possono vendere carta al Nuevo Diario e alla Prensa.

Carcache ammette che il blocco della carta è stato un brutto colpo per il suo quotidiano. “Abbiamo subìto un colpo su due fronti. Da una parte il blocco della carta, dall’altro la crisi economica. Alcuni giornali hanno chiuso o hanno ridotto gli investimenti in pubblicità e marketing”.

El Nuevo Diario ha ridotto drasticamente foliazione e tiratura e ha chiuso Q’Hubo, un tabloid popolare che faceva capo allo stesso gruppo. “Abbiamo deciso di dare la priorità al quotidiano tradizionale, perché in questo momento la gente vuole sapere cosa sta succedendo, e i mezzi tradizionali sono il punto di riferimento più credibile”, dice Carcache.

Dopo l’ondata di proteste cominciata nell’aprile 2018 e la violenta risposta del regime di Ortega, le tirature dei mezzi di informazione sono cresciute. Le copie in edicola vanno esaurite e la lettura sul web è raddoppiata. “È strano”, riflette Carcache. “È il momento migliore per fare giornalismo ma è il momento peggiore per la libertà di espressione”.

Una storia di opposizione
Durante la dittatura di Somoza, La Prensa aveva subìto pressioni ed era stata chiusa in più occasioni. Nel gennaio 1978, il direttore Pedro Joaquín Chamorro fu assassinato dai sicari mentre si stava recando al lavoro.

Anche i sandinisti hanno censurato e chiuso La Prensa negli anni ottanta. Ma fu proprio la presidente del consiglio direttivo del giornale, Violeta Barrios de Chamorro, vedova del direttore assassinato, a sconfiggere Daniel Ortega alle elezioni del 1990. Quella sconfitta segnò la fine della rivoluzione sandinista.
“Non era mai successo che ci bloccassero la carta, sotto nessuna dittatura”, dice Jaime Chamorro, fratello di Pedro Joaquín Chamorro e attuale direttore della Prensa. “Negli anni ottanta, quando restavamo senza carta, era lo stesso governo a venderci carta russa. Forse perché erano interessati soprattutto ai dollari”, dice.

Il soffocamento per mancanza di carta è più o meno la stessa ricetta applicata dal regime di Nicolás Maduro ai giornali indipendenti del Venezuela. A dicembre ha chiuso la versione cartacea del quotidiano El Nacional, uno dei pochi giornali ancora circolanti in Venezuela, in seguito alle sanzioni economiche e alle difficoltà che il governo ha imposto all’importazione di carta.

Come sopravvivere online in un paese dove solo due persone su dieci hanno accesso a internet

Il 18 gennaio, La Prensa ha lanciato un appello pubblicando una prima pagina bianca con solo una scritta in fondo: “Potreste vivere senza informazione?”. Nell’editoriale del giorno spiegava: “Con il sequestro di 92 tonnellate di carta, inchiostro, gomme, lastre e ricambi per la rotativa, il regime mette a rischio la circolazione della versione stampata del quotidiano. L’intenzione è chiara: in Nicaragua non devono circolare più mezzi di informazione indipendenti”.

“Combatteremo e useremo tutte le risorse legali a disposizione per continuare a informare i nostri lettori. Stiamo studiando delle strategie per andare avanti il più possibile”, dice Chamorro.

Un rifugio insicuro
Il direttore di La Prensa spiega che in due occasioni ha presentato ricorso in tribunale, che ha ordinato lo sblocco della carta, ma la dogana si rifiuta di farlo “perché si tratta di un ordine della presidenza”.

Il rifugio è internet. Eduardo Enríquez spiega che ormai da un paio d’anni La Prensa si sta preparando per dare la priorità alla piattaforma digitale, pur riconoscendo l’importanza della lettura su carta nel paese.

“La gente legge i giornali stampati, li cerca. Il governo ha bloccato le importazioni di carta. Se finiremo le scorte e il regime non deciderà di sbloccare le dogane, passeremo alla versione online. Ma molte persone come gli agenti pubblicitari o i venditori, che non sono direttamente legate alla redazione, perderebbero il lavoro”.

Per i giornali del Nicaragua si pone un dilemma. Come sopravvivere online in un paese dove solo due persone su dieci hanno accesso a internet, l’indice più basso dell’America Centrale? El Nuevo Diario e La Prensa recentemente hanno introdotto il pagamento per l’accesso online. Ma Enríquez dice che l’attuale numero di lettori disposti a pagare sarebbe insufficiente per mantenersi se scomparisse la versione stampata.

pubblicità

Il blocco della carta da giornale fa parte di un’offensiva che il regime di Ortega sta sferrando contro i mezzi d’informazione indipendenti. Durante questa crisi è stato ucciso il giornalista Ángel Gahona mentre seguiva una protesta. Due noti giornalisti, Miguel Mora e Lucía Pineda Ubau, sono stati arrestati nello studio televisivo di Cien por ciento noticias e incriminati. Gli edifici di Cien por Ciento Noticias e del giornale Confidencial, di Carlos Fernando Chamorro, sono controllati dai militari senza alcuna spiegazione legale. Circa sessanta giornalisti sono andati in esilio per proteggere le loro vite e le loro libertà.

Jaime Chamorro spera che Daniel Ortega rispetti l’impegno preso durante le trattative con l’opposizione e sblocchi la carta sequestrata. Assicura che Ortega non vedrà morire La Prensa. “Arriverà a cent’anni”.

Álvaro Rivera, responsabile della tipografia della Prensa, gestisce da 32 anni il mostro meccanico della rotativa. Come se fosse un domatore di draghi, Rivera si vanta della Goss Urbanite. “Abbiamo cominciato con quattro gruppi di stampa, poi ne abbiamo aggiunti altri e l’abbiamo perfezionata”.

Per ora Rivera è l’unico ad aggirarsi nella penombra. Un anno fa a questa stessa ora la rotativa era in pieno movimento. “Stiamo lavorando al 20 per cento della capacità”, dice Rivera. “La rotativa stampava per sei ore di seguito, e passava il resto del tempo in manutenzione. Adesso lavora solo due ore e abbiamo dovuto licenziare chi se ne occupava. Lo facciamo da soli”, spiega.

Alle nove di sera il mostro metallico si stira con un rantolio ritmico. Tornerà l’odore di inchiostro fresco e anche solo per un po’, come ha fatto per cinquant’anni, il mostro vomiterà i giornali di domani.

(Traduzione di Francesca Rossetti)

Questo articolo è stato pubblicato dal sito d’informazione argentino Infobae.

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Nella terra dei migranti
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.