In questi giorni i giornali di tutto il mondo, compresi quelli arabi, hanno dedicato ampio spazio alla morte della regina Elisabetta II e alla successione al trono britannico. Per quanto riguarda la stampa mediorientale, molti contenuti sono apertamente celebrativi, come questo articolo di Arab News che saluta la regina come grande “amica” e “alleata” del mondo arabo. Altri propongono uno sguardo storico, ricordando come si presentava la regione all’inizio del lungo regno di Elisabetta II. Alcuni avanzano recriminazioni e critiche oppure riflettono sulle eredità coloniali. Qui si può vedere una fotogallery di Middle East Eye sulla regina in Medio Oriente.

Quando Elisabetta II salì al trono il 6 febbraio 1952, gran parte del Medio Oriente e del Nord Africa era direttamente o indirettamente sotto il controllo britannico. Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman e il sud dello Yemen erano tutti territori governati dall’impero britannico “de jure o de facto”, scrive Alex MacDonald su Middle East Eye. Egitto, Giordania, Iraq e Arabia Saudita erano invece pesantemente sotto la sua influenza. “Gran parte del controllo tradizionale esercitato dal Regno Unito sul Medio Oriente si fondava su una serie di monarchie che erano state imposte o sostenute dall’impero e mantenevano stretti legami con la famiglia reale britannica”, commenta MacDonald.

In un articolo su Al Jazeera, Abubakr al Shamahi ricorda quando nell’aprile 1954 la regina Elisabetta sbarcò ad Aden, “l’unico territorio arabo diventato una colonia dell’impero britannico”. Al Shamahi spiega che Aden, città portuale nel sudovest della penisola arabica, oggi parte dello Yemen, “era direttamente governata dalla corona britannica dal 1937. Era stata occupata per la prima volta nel 1839”. Il controllo britannico si estendeva in tutta la regione del Golfo, compresi gli attuali Bahrein, Qatar ed Emirati.

Ma solo Aden era direttamente governata dal Regno Unito, senza intermediari locali. La città era cosmopolita, moderna e il suo porto era uno dei più importanti al mondo. Londra lo usava per mantenere il suo dominio in una regione sempre più importante grazie alle riserve di petrolio e gas, e per controllare la rotta tra il mar Mediterraneo e l’oceano Indiano. Migliaia di soldati britannici erano di stanza ad Aden, sottolinea anche Middle East Eye. Le autorità coloniali si preoccupavano soprattutto di stringere accordi con i leader dei clan locali per scongiurare le minacce dei sindacati e dei militanti di sinistra che chiedevano più autonomia e diritti per i lavoratori autoctoni.

La rivolta guidata dai separatisti nel 1963, appena tredici anni dopo l’accoglienza riservata alla regina, è un riflesso dei “veri sentimenti dei locali nei confronti del dominio coloniale” e dello “stesso nazionalismo arabo che aveva cacciato i britannici dal canale di Suez, in Egitto, nel 1956”, continua Al Shamahi su Al Jazeera. Nel tempo sono emerse altre eredità, che si manifestano soprattutto nella grande diaspora yemenita nel Regno Unito e nella storia turbolenta di Aden e di tutto lo Yemen, che dura fino a oggi.

Assenze importanti
Durante i suoi settant’anni di regno, Elisabetta II ha girato il mondo, visitando più di 120 paesi. Tra questi però non c’è mai stato Israele e secondo Ofer Aderet, giornalista di Haaretz, si è trattato di un “boicottaggio non ufficiale”. I motivi, spiega Aderet, potrebbero essere una “‘vendetta’ per la violenta resistenza israeliana al mandato britannico” o la volontà di non inimicarsi il mondo arabo. Si dice che durante una visita in Giordania nel 1984, davanti a una cartina della Cisgiordania punteggiata dagli insediamenti israeliani, la regina abbia commentato: “Che mappa deprimente”.

In realtà la regina non è mai andata neanche in Libano, che invece fu visitato più volte da suo marito. Su l’Orient-Le Jour, Mohammad el Chamaa ricorda quando il principe Filippo fu accolto in pompa magna all’aeroporto di Beirut il 20 marzo 1967 per andare a inaugurare il dormitorio di una scuola fuori della capitale. Lo storico James Vaughan spiega che dalla fine della seconda guerra mondiale il Regno Unito cercava di esercitare la sua influenza in Medio Oriente soprattutto attraverso le istituzioni educative. Il presidente libanese dell’epoca, Camille Chamoun, e l’ambasciatore britannico Edwin Arthur Chapman-Andrews avevano creato un fondo per costruire una scuola britannica in Libano, raccogliendo finanziamenti pubblici e privati. La scuola però non vide mai la luce e i soldi furono usati per costruire il dormitorio del liceo Broummana, un istituto privato fondato nel 1873 dal missionario quacchero Theophilus Waldmeier.

Il ruolo di Carlo
Nella stampa araba si trovano anche diversi articoli che s’interrogano sui rapporti che il nuovo re Carlo III stabilirà con il Medio Oriente. The New Arab sottolinea che la sua priorità sarà quella di mantenere buoni rapporti con i paesi del Golfo. Più incerto sarà invece il suo sostegno alla causa palestinese, anche se Carlo è considerato l’esponente della famiglia reale che si è mostrato più interessato alla questione. Molti ricordano il suo commento a favore di maggiori “libertà, giustizia e uguaglianza per tutti i palestinesi” durante un viaggio in Cisgiordania nel gennaio 2020.

Un altro interrogativo riguarda la vendita di armi fabbricate da aziende britanniche. Secondo Al Jazeera negli ultimi dieci anni Carlo ha avuto un ruolo fondamentale nel promuovere l’esportazione di armi britanniche alle monarchie mediorientali, per un valore di quasi 17 miliardi di dollari. Dal 2011 avrebbe organizzato 95 incontri con otto leader della regione il cui potere era stato minacciato dalle proteste. Nel libro del 2018 Charles at seventy: thoughts, hopes and dreams, il giornalista Robert Jobson, esperto della famiglia reale, avanza però l’ipotesi che Carlo abbia comunicato ai ministri britannici la decisione di non usare più i suoi contatti personali per vendere armi in Medio Oriente. Staremo a vedere.

Questo articolo è tratto da una newsletter settimanale che racconta cosa succede in Medio Oriente. Ci si iscrive qui.

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