19 gennaio 2021 15:40
  • In India, dove la campagna vaccinale è cominciata il 16 gennaio, il governo intenderebbe vaccinare 300 milioni di abitanti (su un totale di 1,3 miliardi di persone) entro luglio. Dal 18 gennaio, l’esecutivo ha intensificato gli sforzi per incentivare la fiducia della popolazione, dopo che quasi un terzo di coloro che ne hanno diritto non si sono presentati. Nella capitale New Delhi solo il 53 per cento dei cittadini si è sottoposto a vaccinazione. La sfiducia è dovuta anche alla notizia resa nota dai funzionari sanitari secondo cui sono stati rilevati 580 casi di effetti collaterali su 381.305 somministrazioni effettuate.
  • La didattica a distanza seguita su uno schermo di un computer, e ancor più su un telefono, unita alla mancanza di attività all’aria aperta, può far aumentare la miopia specialmente nei bambini tra i sei e gli otto anni, periodo particolarmente critico dell’età evolutiva in cui è più facile sviluppare il disturbo agli occhi. Lo ribadisce una ricerca cinese pubblicata su Jama Ophtalmology, in base a uno studio di 194.904 test oculistici effettuati dal 2015 al 2020 su 123 .535 alunni e alunne tra i sei e i 13 anni in dieci scuole di Feicheng. I ricercatori hanno constatato, rispetto ai risultati ottenuti tra il 2015 e il 2019, una diminuzione media di 0,3 diottrie tra gli alunni dai sei agli otto anni, con un aumento della prevalenza della miopia tra l’1,4 e il 3 per cento. La prevalenza della miopia è salita dal 5,7 al 21,5 per cento nella fascia di età di sei anni, dal 16,2 al 26,2 nella fascia di età dei sette anni e dal 27,7 al 37,7 per cento nella fascia di età degli otto anni. Tuttavia, segnala un commento su Jama riguardo ai dati forniti, dalla ricerca manca il numero disaggregato degli alunni testati nei singoli anni. I risultati confermano però l’aggravarsi di una tendenza alla miopia che oggi interessa quasi l’86 per cento dei giovani asiatici, contro un 25 per cento tra quelli europei.
  • Nel 2020, in concomitanza con la chiusura delle scuole italiane dovuta al lockdown, anche la Società olftalmologica italiana ha segnalato i possibili danni che può causare alla vista dei bambini in età scolare l’uso prolungato di dispositivi digitali, raccomandando di “prediligere il computer allo smartphone, di non avvicinarsi a meno di 50 centimetri dallo schermo e, soprattutto, fare una pausa di un minuto ogni venti passati davanti a uno schermo. L’obiettivo è ridurre il sovraccarico del sistema muscolare degli occhi che serve a mettere a fuoco le immagini”.
  • La quarantena di alcuni tra tennisti e tenniste partecipanti all’Australian Open di tennis ha sollevato dubbi sull’opportunità di tenere eventi sportivi internazionali su larga scala nel bel mezzo di una pandemia. Il torneo australiano probabilmente sta offrendo un’anteprima delle difficoltà che bisognerà affrontare per le Olimpiadi di Tokyo di questa estate.
  • In Cina, un enorme centro per la quarantena è in costruzione nella periferia di Shijiazhuang, città nella regione dell’Hebei. La struttura, che sarà pronta in pochi giorni, sarà abbastanza grande da consentire il trasferimento di interi villaggi in caso di emergenza. Gli edifici saranno dotati di bagni, wifi e aria condizionata e ospiteranno i contatti più prossimi dei pazienti affetti da covid-19. Il centro dovrebbe avere abbastanza stanze per contenere più di quattromila persone una volta completato. La Cina ha registrato nella settimana dal 10 al 17 gennaio una media giornaliera di 114 casi, e ha imposto il confinamento a più di venti milioni di abitanti in diverse province settentrionali. Dall’inizio della pandemia i casi totali registrati sono 89.454 con 4.635 decessi. Le autorità stanno invitando i cittadini a limitare il più possibile gli spostamenti durante la settimana delle feste del capodanno lunare che cominceranno il 12 febbraio.
  • Mano a mano che appaiono le varianti del virus sars-cov-2 sequenziate dai ricercatori, cresce la difficoltà di trovare uno schema standardizzato che possa nominare la lunga filogenesi del virus in rapida accelerazione, scrive Nature. Al momento le formule usate per la variante “inglese” sono B.1.1.7 (introdotta da Oliver Pybus, biologo dell’evoluzione all’università di Oxford) e 20I/501Y.V1, introdotta dal gruppo di ricerca Nextstrain. Il mondo scientifico vorrebbe evitare di associare i nomi a un paese o a una regione, come sta accadendo con le varianti cosiddette inglese, brasiliana e sudafricana, che consente al tempo stesso di sintetizzare le notizie ma rischia di lanciare lo stigma sulle aree geografiche nominate. E altri ricercatori preferirebbero evitare le formule che indicano le singole mutazioni (come per esempio la 501Y.V2 usata dal bioinformatico Tulio de Oliveira all’università di Durban, per la variante “sudafricana”, e che nel sistema di Pybus si chiama B.1.351). Durante una riunione dell’Oms sul tema, che si è svolta il 12 gennaio, funzionari sanitari e ricercatori hanno provato a mettere in campo un nuovo sistema per nominare le varianti, ma senza riuscirci: “Al momento la questione della nomenclatura è davvero un caos”, ha ammesso Tulio de Oliveira.
  • Aumentano le difficoltà nell’ottenere i vaccini per i palestinesi. Più di quattro milioni e mezzo di cittadini residenti in Cisgiordania e a Gaza sono tagliati fuori dalla campagna vaccinale israeliana, che prevede di portare a termine la somministrazione già entro marzo. “A oggi nessuno ha ricevuto il farmaco ed è improbabile che la maggior parte lo riceva presto, perché non esiste una campagna di vaccinazione contro il covid-19 nei territori palestinesi”, scrive la Cnn. Le Nazioni Unite hanno specificato che Israele, in quanto paese occupante di Gaza e della Cisgiordania dal 1967, resta responsabile dell’assistenza sanitaria di coloro che vivono sotto la sua occupazione. Quella in atto è una discriminazione “inaccettabile”, secondo il parere dei commissari dell’Onu. A Gaza e in Cisgiordania, secondo il ministero della salute palestinese, il 13 gennaio i casi confermati erano 168.652, con 152.504 persone guarite, e 1.814 i decessi.
  • Il sottosegretario messicano alla salute ha annunciato che dal 21 gennaio l’Argentina invierà al Messico il principio attivo necessario per la produzione di circa un milione di dosi del vaccino contro il covid-19 sviluppato dal laboratorio britannico AstraZeneca e dall’università di Oxford. Cofepris, l’autorità messicana del farmaco, ha autorizzato il 4 gennaio l’uso condizionato del farmaco, che dovrebbe essere disponibile a partire da marzo. Il principio attivo è prodotto in Argentina dalla ditta farmaceutica mAbxience e in Messico il vacino è prodotto nei laboratori Liomont. A parere del governo messicano, i due laboratori saranno in grado di produrre circa 250 milioni di dosi per soddisfare la domanda dell’America Latina. Il Messico ha già ordinato 77,4 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca. Intanto, ha anche concluso accordi per acquisire altri vaccini, tra cui lo Sputnik V, di produzione russa.
  • Il 18 gennaio, la commissione governativa sudafricana per la sanità, guidata dall’epidemiologo Salim Abdool Karim, ha confermato che la nuova variante del sars-cov-2 individuata in Sudafrica a ottobre, ormai predominante nel paese, non è più mortale del virus originario ma 1,5 volte più contagiosa. Il Sudafrica resta il paese africano più colpito dalla pandemia, con 1,3 milioni di di contagi e 37mila morti su 58 milioni di abitanti.
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  • L’Independent panel for pandemic preparedness and response, creato nel 2020 su richiesta dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per valutare in modo imparziale, indipendente e completo la risposta alla pandemia, ha criticato la stessa Oms e il governo cinese di aver agito troppo lentamente e con troppe incertezze nel dichiarare l’allerta sanitaria mondiale agli inizi del 2020. Secondo il panel, guidato dall’ex prima ministra neozelandese Helen Clarke e dall’ex presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf, “le autorità cinesi avrebbero dovuto applicare con più decisione le misure di contenimento sanitario” già a gennaio e l’Oms si sarebbe dovuta riunire “prima della terza settimana di gennaio” per discutere di “un’emergenza sanitaria pubblica di portata internazionale”, raccomandando subito l’uso generalizzato delle mascherine non appena appurato che il virus si trasmette tra le persone per via aerea.
  • In Norvegia le autorità sanitarie hanno dichiarato che non c’è un legame confermato tra il vaccino Pfizer-Biontech e la morte di 33 anziani che avevano ricevuto una prima dose del farmaco. “In tredici casi si è trattato di persone molto anziane, fragili e con gravi malattie”, ha dichiarato la direttrice dell’autorità sanitaria norvegese, Camilla Stoltenberg. “Quarantacinque persone muoiono ogni giorno nelle strutture sanitarie norvegesi. Quindi non si tratta di un eccesso di mortalità collegato ai vaccini”, ha spiegato Stoltenberg, aggiungendo che serve maggiore accuratezza nel valutare lo stato di salute delle persone da vaccinare. Finora il vaccino è stato somministrato a più di 48mila persone su 5,9 milioni di abitanti. La Norvegia ha registrato 59mila casi di covid-19 e 521 decessi.
  • Bogotá, la capitale della Colombia, sarà di nuovo sotto coprifuoco notturno dal 19 gennaio e dovrà sopportare il terzo fine settimana in lockdown a causa all’aumento dei casi di covid-19 che minacciano di travolgere gli ospedali della città. Il provvedimento emanato prevede la chiusura di tutte le attività non essenziali a partire dal 22 gennaio alle ore 20 locali fino al 25 gennaio alle 4 del mattino. In alcune zone di Bogotá la misura resterà, invece, in vigore fino al 28 gennaio. Dall’inizio di gennaio la Colombia affronta un aumento senza precedenti dei casi di coronavirus, e i sindaci di diverse città e i governatori di dipartimenti hanno reimposto misure di contenimento che interessano il 60 per cento dei 50 milioni di abitanti del paese. La Colombia resta, dopo il Brasile, il secondo paese latinoamericano con il maggior numero di casi di covid-19, con quasi due milioni di contagi confermati.

Ha collaborato Sara Tartamo