18 gennaio 2023 11:51

Il Primavera sound non è solo uno dei più importanti festival europei. Da diversi anni, soprattutto per il pubblico italiano, è un punto di riferimento da tenere d’occhio e, per chi può permetterselo, da godersi in prima persona. Per questo mi è sembrato interessante fare qualche domanda a Joan Pons Pinac, il capo della comunicazione del festival, che quest’anno si terrà a Barcellona (29 maggio-4 giugno) e per la prima volta anche a Madrid (5-11 giugno), oltre che a Porto (7-10 giugno). Sul palco dei due eventi spagnoli, che avranno la stessa identica line up tranne che in un paio di casi, saliranno, tra gli altri, Kendrick Lamar, Rosalía, Blur (che tornano insieme per la prima volta dal 2015), Depeche Mode, Darkside (progetto di Nicolás Jaar e Dave Harrington), John Cale, The War On Drugs, Four Tet, The Moldy Peaches (anche nel loro caso si tratta di una reunion), gli italiani Måneskin, Anderson .Paak con il progetto NxWorries, Gabriels e molti altri.

A Joan Pons Pinac ho chiesto anzitutto com’è nata la line up del 2023: “Lo slogan del festival quest’anno è ‘I’ll be your mirror’ (titolo di una canzone del 1966 dei Velvet Underground). Ci piace avere sempre come motto il titolo di una canzone che spieghi l’essenza di quello che facciamo. ‘I’ll be your mirror’ si spiega con il fatto che abbiamo John Cale nel cartellone, ma anche con il fatto che il Primavera sound stavolta ha una polisemia molto significativa: Madrid sarà un’edizione specchio di Barcellona, ogni festival sarà anche lo specchio della scena musicale della città che lo ospita e, soprattutto, della città stessa. Saremo lo specchio del nostro pubblico”. “L’idea è che non ci debbano essere differenze nella line up (che è al 98 per cento la stessa), nella qualità della produzione o nello spirito del festival. Ecco spiegato il concetto di ‘I’ll be your mirror’. Ovviamente siamo consapevoli che un festival è in corso da venti edizioni e per l’altro sarà la prima, quindi nella capitale ci saranno molte novità da scoprire. Per quanto riguarda Barcellona invece posso confermare che l’Auditori Rockdelux, il teatro coperto, sarà disponibile per tutti e tre i giorni, a differenza dell’anno scorso”, aggiunge Joan Pons Pinac.

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Dobbiamo aspettarci altri annunci nei prossimi mesi? “Tradizionalmente annunciamo l’intera line up in una sola volta, non ci saranno quindi nomi nuovi. Può essere però, come accade ogni anno, che vengano aggiunte all’ultimo minuto alcune feste infrasettimanali o palchi a sorpresa, naturalmente con nuovi nomi. Ma in linea di massima il programma è questo”.

Il cartellone di quest’anno, come già successo, ha scatenato qualche critica da parte degli appassionati storici (nomi come Calvin Harris e gli stessi Måneskin sono considerati da alcuni troppo “pop” per gli standard del Primavera). Cosa ne pensano gli organizzatori del festival? “Nell’edizione 2022 abbiamo avuto Lorde, Megan Thee Stallion, Dua Lipa (che ha fatto una canzone con Calvin Harris), nel 2019 Miley Cyrus, Carly Rae Jepsen, J Balvin e Charli XCX. Quindi è da anni che c’è una massiccia componente pop nel nostro festival. Il pop ci piace e vogliamo essere testimoni del nostro presente. Ignorarlo significherebbe essere scollegati dalla realtà. In ogni caso, l’artista più “grande” e poppeggiante di quest’anno sarebbe Rosalía, che ha già suonato altre due volte al festival”. E i Måneskin? “Loro promettono di regalarci un concerto divertente, li abbiamo già visti esibirsi e il loro spettacolo può piacere a tutti i tipi di pubblico. Inoltre, in questo caso il divertimento è associato al rock, cosa che succede sempre meno spesso. Il fatto che siano una band così glam e che abbiano un legame con l’Eurovision ci fa immaginare che se il Primavera sound fosse esistito a metà degli anni settanta, avremmo ingaggiato sia David Bowie sia gli Abba”.

In passato, dopo contrasti con l’amministrazione pubblica, il Primavera sound ha minacciato più volte di abbandonare Barcellona, anche se negli ultimi mesi gli organizzatori hanno fatto sapere che fino al 2027 l’evento non si muoverà dalla Catalogna. “La nostra intenzione è quella di continuare con questo modello, Madrid e Barcellona, per i prossimi anni. La data del 2027 è una semplice formalità: tutti i contratti sono datati e poi rinnovati, non durano per l’eternità”, spiega.

L’anno scorso il Primavera ha lanciato una serie di edizioni fuori dall’Europa, approdando a Los Angeles, Buenos Aires, São Paulo e Santiago del Chile. L’esperimento si replicherà? A giudicare dalle parole di Joan Pons Pinac, sì: “La nostra idea non è di arrivare per un anno per poi andarcene. Al momento, quindi, stiamo facendo delle valutazioni sulle prime edizioni (che hanno avuto successo) per poter annunciare presto delle novità”.

Questo articolo è tratto dalla newsletter settimanale Musicale, che racconta cosa succede nel mondo della musica. Ci si iscrive qui.