La calciatrice svedese Lina Hurting (a sinistra) durante la partita contro la Thailandia, Nizza, 16 giugno 2019. (Jean-Paul Pelissier, Reuters/Contrasto)

Le calciatrici svedesi puntano sulla creatività

La calciatrice svedese Lina Hurting (a sinistra) durante la partita contro la Thailandia, Nizza, 16 giugno 2019. (Jean-Paul Pelissier, Reuters/Contrasto)
03 luglio 2019 12:38

Questo articolo fa parte di una serie del Guardian dedicata ai Mondiali di calcio femminile in corso in Francia. La serie presenta le 24 squadre qualificate con i contributi di giornalisti ed esperti del rispettivo paese.

Panoramica

La Svezia ha agevolmente dominato il proprio gruppo di qualificazione ai Mondiali, davanti alla Danimarca. Va però detto che è stata decisamente aiutata dall’aver avuto una vittoria a tavolino contro le rivali scandinave. La nazionale danese non era riuscita a stringere un accordo con la sua federazione calcistica a proposito dei compensi per rappresentare il paese, e nell’ottobre del 2017 alla Svezia era stato assegnato un punteggio di 3 a 0.

In realtà la Danimarca avrebbe comunque potuto strappare il primo posto alla Svezia se avesse vinto l’ultima sfida del gruppo, uno scontro diretto tra le due, ma la squadra di Peter Gerhardsson ha trionfato 1-0 a Viborg, chiudendo così il gruppo con cinque punti di vantaggio sulle danesi.

Gerhardsson aveva in seguito sperato, per la fase finale, di dover semplicemente apportare piccole modifiche alla sua strategia di gioco. Da allora però la Svezia ha faticato in attacco e l’allenatore non è più del tutto convinto su chi debba guidare il reparto. Stina Blackstenius, che ha segnato tre reti durante le qualificazioni, è tornata al Linköping, nel principale campionato svedese, raggiungendo i suoi massimi livelli, dopo aver trascorso due stagioni al Montpellier, in Francia. Ha segnato due volte nelle prime quattro partite, dimostrando di poter effettivamente essere sulla buona strada.

Alcuni dubbi circondano inoltre Hedvig Lindahl, l’esperta portiere che è nel giro della nazionale da inizio anni duemila. La trentaseienne ha lasciato il Chelsea dopo aver trascorso buona parte della stagione in panchina, e la Svezia spera che la sua esperienza compensi gli eventuali problemi di stato di forma durante le partite. Lindahl, insieme alla compagna di squadra al Chelsea, Magdalena Ericsson, che nello scorso anno è stata una delle migliori giocatrici svedesi, sarà fondamentale per il successo della squadra.

Gerhardsson ha optato per una formazione 4-2-3-1, affidandosi in particolare al possesso palla partendo dalla difesa, spesso alla ricerca di un portatore di palla posizionato tra la linea difensiva e quella di centrocampo degli avversari. Da lì il piano è utilizzare la rapidità delle ali per superare il proprio avversario diretto oppure servire una compagna di squadra in area di rigore.

Alla Svezia piace sfruttare la velocità delle sue ali, sia lasciandole sfidare le loro dirette avversarie, sia cercando di servire velocemente le compagne in area. È così che hanno segnato in un’amichevole contro la Germania, ad aprile, di fronte a una folla record di 25.882 persone: Sofia Jakobsson ha superato la sua marcatrice diretta, ottenendo un calcio di rigore, poi realizzato da Caroline Seger.

La Germania si è tuttavia rivelata una squadra nettamente migliore, come ammesso da Gerhardsson nel dopo partita, e ha vinto 2-1 sfruttando le due principali debolezze della difesa svedese: i calci piazzati e gli spazi concessi dietro, giocando “alte”, cioè avanti rispetto alla propria porta. Se vorranno andare avanti in Francia dovranno migliorare questi aspetti.

Allenatore

Il cinquantanovenne Peter Gerhardsson ha sostituito Pia Sundhage dopo che questa non è riuscita a superare i quarti di finale a Euro 2017. Gerhardsson, che ha collezionato più di 150 partite da giocatore nelle massime divisioni, si è ritirato a inizio anni novanta prima di diventare allenatore. Nell’ultimo decennio è emerso come una delle più interessanti figure nel panorama degli allenatori svedesi, vincendo la Coppa di Svezia e qualificandosi per l’Europa League con la squadra (maschile) BK Häcken di Göteborg. Ci si aspettava che Gerhardsson tentasse di emulare il suo calcio offensivo e improntato al possesso palla con la nazionale ma, dati i problemi difensivi di quest’ultima, ha dovuto in parte rivedere il suo atteggiamento tattico.

La stella della squadra

Kosovare Asllani. Questa ventinovenne è la chiave dell’attacco svedese. È una giocatrice a tutto campo, molto intelligente e dotata di tecnica superiore. Spesso viene lasciata libera di agire dietro le punte, con effetti dirompenti. Attualmente è tornata in Svezia, dove milita nel Linköping, dopo le esperienze al Paris Saint- Germain e al Manchester City, e ha mostrato quel che può fare all’Algarve cup di quest’anno, dove ha effettuato due passaggi decisivi e ha segnato una fantastica rete contro la Svizzera. Questo è il genere di prestazione di cui la Svezia ha disperatamente bisogno se vuole essere una minaccia per la altre squadre di primo livello alla Coppa del mondo.

Lo sapevate

Nathalie Björn, difensora di 22 anni che ha segnato contro l’Australia in un’amichevole, lo scorso aprile, è una grande appassionata di tatuaggi. Si è concessa un po’ di inchiostro sulla pelle dopo aver battuto la Spagna nella finale dell’Europeo under-19 nel 2015, e ha anche il tatuaggio di un’arma.

L’attaccante del Manchester City Raheem Sterling aveva recentemente spiegato perché ha una pistola tatuata sulla gamba: ha spiegato che ha un significato profondo, perché suo padre è stato ucciso con un’arma da fuoco quando lui aveva due anni. Ma il motivo di Björn è probabilmente più prosaico: il suo secondo nome è infatti Gun.

Breve storia del calcio femminile in Svezia

La Svezia è stata una delle portabandiera del calcio femminile e ha effettuato le sue prime vere partite già negli anni sessanta. Ha già partecipato a 23 tornei maggiori – sette Coppe del mondo, dieci Europei e sei Olimpiadi – finendo sul podio addirittura nove volte. Ma nonostante abbia raggiunto la finale alle Olimpiadi del 2016, perdendo 2-1 con la Germania allo stadio Maracanã, la nazionale ha recentemente faticato a raggiungere gli alti livelli dei suoi predecessori.

Tra il 1984 e 1991 la straordinaria Pia Sundhage, allora giocatrice, ha aiutato la Svezia a vincere la sua prima medaglia d’oro in un torneo di prima fascia, gli Europei del 1984. Alcuni anni dopo, alla Coppa del mondo, è stata una delle migliori calciatrici nella Svezia che ha ottenuto il bronzo, battendo la Germania 4-0 nella finale per il terzo e quarto posto.

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Dopo un breve periodo sottotono, è emersa una nuova generazione dorata con calciatrici come Victoria Svensson, Hanna Ljungberg, Malin Moström e Hanna Marklund, che militano tutte in alcune delle migliori squadre d’Europa, come l’Umeå IK nel nord della Svezia, che ha vinto due Champions league consecutive nel 2003 e 2004. Avendo queste calciatrici come ossatura della nazionale, la Svezia si è presentata alla Coppa del mondo del 2003 come una delle favorite, perdendo però contro la Germania in finale.

Quale giocatrice sorprenderà tutti alla Coppa del mondo?

Sofia Jakobsson. La ventinovenne attaccante del Montpellier è stata nominata migliore giocatrice in Francia da allenatori e dirigenti nel 2015 e ha raccolto più di cento presenze con la Svezia. È molto veloce e usa questa qualità per superare le avversarie e creare occasioni da rete per le compagne. La sua creatività è fondamentale per la Svezia.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo fa parte di una serie del Guardian dedicata ai Mondiali di calcio femminile in corso in Francia. La serie presenta le 24 squadre qualificate con i contributi di giornalisti ed esperti del rispettivo paese.

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