05 luglio 2017 12:00

Qualche mese fa ho ricevuto un invito dal festival Ritmi e danze dal mondo di Giavera del Montello (Treviso), e visti i miei trascorsi con la burocrazia per la domanda di visto ho deciso di inoltrare la mia richiesta almeno un mese prima. L’ambasciata italiana a Tripoli ha ripreso a funzionare all’inizio dell’anno. Avevo capito che ci sarebbero voluti tra i dieci e i dodici giorni per esaminare la mia domanda. Sono passati più di quaranta giorni, e ancora non ho ricevuto il visto né ho recuperato il mio passaporto.

A questo punto non ha senso innervosirmi più del necessario, la mia richiesta di visto è caduta nello stesso ingranaggio e oltre a essermi perso il festival mi sono perso anche la colazione italiana del Ramadan a Roma con un mio caro amico. Il 24 giugno era la fine del Ramadan e il primo giorno di Eid al Fitr.

Di solito non amo queste giornate, ma questo Eid è stato particolarmente brutto, e non solo perché sono ancora in attesa che mi restituiscano il passaporto. Ci metto un po’ a riaggiustare il mio orologio biologico dopo il Ramadan, che implica lo spostamento degli orari dei pasti e del sonno, ma non è questo il motivo, e nemmeno l’improvvisa ondata di caldo, né il ritorno di lunghe interruzioni nell’erogazione di elettricità, che sono aumentate fino a una situazione di completo blackout.

La versione distorta delle autorità
Il secondo giorno di Eid un uomo di una quarantina d’anni si è ucciso in mezzo alla piazza dei Martiri, con un atto di autoimmolazione. Hanno già cominciato a chiamarlo il Bouazizi libico, in ricordo del suicidio di Mohamed Bouazizi, avvenuto nello stesso modo, che aveva dato il via alla rivoluzione tunisina.

Sappiamo ancora pochissimo di lui. Alcuni giornali locali hanno scritto che “secondo una fonte interna alla polizia di Tripoli il ministro dell’interno starebbe facendo pressioni perché sia diffusa la notizia che era un malato di mente, anche se le prime informazioni disponibili sembrerebbero indicare delle difficoltà economiche alla base del suo gesto”.

In difficoltà economica, incapace di guadagnarsi da vivere, disperato, arrabbiato e umiliato al punto da darsi fuoco, tutte queste circostanze lo accomunano al caso di Bouazizi, ma anche a quelli di molte altre persone in tutto il mondo.

La volontà delle persone è più forte di quella del destino

Quando è cominciata la rivolta in Tunisia la gente considerava Bouazizi un martire e per le strade venivano scanditi i versi della famosa poesia La voglia di vivere del poeta tunisino Abu al Qasim al Shabby: “Se un giorno la gente avrà la volontà di vivere / il fato dovrà obbedire / l’oscurità dovrà dissiparsi / e la catena dovrà essere spezzata”.

Quelle parole hanno riportato il potere nelle mani del popolo che per tanti anni era stato tenuto a bada da dittatori e sceicchi, proclamando che la volontà delle persone è più forte di quella del destino. Nelle culture islamiche il destino è la volontà di dio, e secondo il wahabismo la volontà dei governanti è un’estensione della volontà di dio sulla terra.

Le dichiarazioni ufficiali non fanno il nome dell’uomo libico che si è ucciso, nemmeno una volta. Tuttavia qualcuno ha dichiarato che il suo nome era Abu Al Qasim. Se fosse vero, potrebbero avere ancora paura del fantasma del poeta.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)