La statua di Ermes nel museo archeologico di Olimpia, in Grecia, il 26 luglio 2012.

Perché le statue greche hanno il pene così piccolo?

La statua di Ermes nel museo archeologico di Olimpia, in Grecia, il 26 luglio 2012.
06 giugno 2016 13:55

Non fate finta che, quando osservate una statua di nudo classica, l’occhio non vi cada, almeno per un momento, sul pene delicatamente scolpito. Non sarà forse il più erudito dei soggetti, ma gli storici dell’arte non hanno del tutto ignorato la questione dei genitali nell’antica Grecia. Dopo tutto, gli scultori hanno dedicato al pene lo stesso sforzo profuso nel resto dell’opera d’arte e, a quanto pare, dietro a quei sessi maschili piuttosto piccoli esiste un complessa ideologia.

Nell’antica Grecia, a quanto pare, il maschio alfa doveva avere un pene piccolo.

“Per i greci un pene piccolo e non eretto era simbolo di moderazione, una delle virtù principali alla base della concezione di mascolinità ideale”, spiega il professore di studi classici Andrew Lear, che ha insegnato ad Harvard, alla Columbia e alla New York university e organizza delle visite guidate incentrate sulla storia dell’omosessualità. “C’è un contrasto tra i peni piccoli e non eretti degli uomini ideali (eroi, dèi, atleti nudi eccetera) e i peni abnormi ed eretti dei satiri (creature mitiche metà uomo metà capra, ubriaconi ed estremamente lussuriosi) e di altri uomini non ideali. Uomini decrepiti e anziani, per esempio, possiedono spesso dei peni grandi”.

Anche nella letteratura della Grecia antica, spiega Lear, si ritrovano idee simili. In Le nuvole di Aristofane, per esempio, il pene grande è incluso tra caratteristiche dei giovani ateniesi poco atletici e indegni, come la “carnagione pallida”, il “torace stretto” o la “pronunciata lascivia”.

Razionale, intellettuale, deciso

Solo degli individui grotteschi, stolti, guidati dalla lussuria e dagli impulsi sessuali avevano peni grandi nell’antica Grecia. Nel suo sito dedicato alla storia dell’arte, la blogger Ellen Oredsson fa notare che le statue dell’epoca esaltavano l’equilibrio e l’idealismo: “L’uomo ideale greco era razionale, intellettuale e deciso”, scrive. “Poteva anche fare molto sesso, ma la cosa non aveva alcun rapporto con le dimensioni del suo pene. Anzi, un pene piccolo gli permette di rimanere freddamente razionale”.

Esistono varie teorie sul perché le dimensioni “ideali” del pene sono passate dalla piccolezza dell’antica Grecia alla grandezza di oggi. Lear suggerisce che forse la nascita del porno, o una spinta ideologica che ha sottoposto gli uomini allo stesso body shaming (derisione del corpo) solitamente riservato alle donne, siano tra le cause dell’importanza che al giorno d’oggi viene data al fatto di avere un pene grande.

Ci siamo limitati a sostituire una teoria senza fondamento con un’altra altrettanto insensata

Ma Lear aggiunge che in entrambe le società, l’ideale delle dimensioni del pene è totalmente “slegato dalla realtà o dall’estetica”. Contrariamente a quanto credono in molti, non esiste alcuna prova certa che la grandezza del pene sia legata alla soddisfazione sessuale. E non c’è prova che un pene piccolo sia segno di moderazione e razionalità.

“Nell’antica Grecia gli uomini stavano tutto il tempo nudi tra loro in palestra. Dovevano quindi sapere, in qualche misura, che non tutti gli uomini stimati e moderati avevano un pene piccolo e non tutti quelli smodati, vigliacchi e ubriaconi avevano un pene grande”, spiega Lear.

La società si è trasformata nei millenni trascorsi dai tempi dell’antica Grecia a oggi ma, per quel che riguarda le dimensioni del pene, ci siamo limitati a sostituire una teoria senza fondamento con un’altra altrettanto insensata.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito su Quartz.

This article was originally published in Quartz. Click here to view the original. © 2016. All rights reserved. Distributed by Tribune Content Agency.

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Il rap di Slowthai e la rivincita della provincia
Giovanni Ansaldo
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.