Il nuovo giudice della corte suprema Brett Kavanaugh, al centro, sulla scalinata del senato statunitense a Washington, il 10 luglio 2018.

Donald Trump ha creato una corte suprema a sua misura

Il nuovo giudice della corte suprema Brett Kavanaugh, al centro, sulla scalinata del senato statunitense a Washington, il 10 luglio 2018.
11 luglio 2018 13:19

Il 9 luglio, con una cerimonia in prima serata, il presidente Donald Trump ha annunciato di aver scelto Brett Kavanaugh come nuovo giudice per la corte suprema. Mentre il suo candidato entrava nella East Room della Casa Bianca insieme alla moglie e alle due figlie, il presidente ha elogiato le sue “credenziali impeccabili, le qualifiche insuperabili e l’impegno dimostrato per assicurare la giustizia secondo la legge”. Kavanaugh, seconda nomina di Trump alla corte suprema in due anni, ha preso due lauree a Yale; ha lavorato con tre giudici, incluso Anthony Kennedy, l’uomo che dovrebbe rimpiazzare; ha partecipato con Kenneth Starr alle indagini su Bill Clinton; ha trascorso cinque anni come avvocato nell’amministrazione di George W. Bush; e dal 2006 è un giudice del secondo più potente tribunale d’America: la corte d’appello del circuito del District of Columbia.

Trump ha optato per il 53enne Kavanaugh dopo aver messo in piedi una competizione simile a un reality show, in cui alla fine i tre contendenti meno amati sono stati rispediti dietro le quinte. A parte lo stile, la scelta di Trump è poco sorprendente per un presidente repubblicano. Jeb Bush o Marco Rubio l’avrebbero potuta tranquillamente fare. Il fatto che Trump abbia scelto qualcuno con stretti legami con l’establishment di Washington potrebbe sembrare sorprendente per la sua assoluta convenzionalità.

Ma c’è del metodo in tutto questo. Kavanaugh è stato vagliato e approvato dalla Federalist society, l’organizzazione legale conservatrice che ha già appoggiato le scelte del presidente Trump per la corte suprema e i tribunali ordinari. Le quasi 300 opinioni che Kavanaugh ha scritto come giudice d’appello lo collocano come un conservatore solido e affidabile, e poche di loro danno ai democratici dei facili punti di attacco. Dal momento che il circuito di tribunali di Washington Dc tratta principalmente casi di regolamentazione e separazione dei poteri, che tendono a non fare notizia, Kavanaugh ha scritto relativamente poche decisioni che toccano questioni politiche delicate. Ma ha emesso sentenze conservatrici sulla libertà religiosa e le armi. E in un caso recente che riguarda una delle maggiori preoccupazioni della nuova corte suprema – il diritto all’aborto – l’opinione di Kavanaugh indicava una linea ben definita.

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Il caso Garza contro Hargan non implicava la creazione di una legge che limitasse l’accesso all’aborto; non era una vera e propria sfida a Roe contro Wade, la storica sentenza del 1973 che riconosce il diritto all’aborto e che Trump aveva promesso di annullare “automaticamente”. Era il caso di una ragazza di 17 anni che era incinta quando era arrivata illegalmente negli Stati Uniti, nell’ottobre 2017. Quando ha cercato di abortire, il Dipartimento della salute e dei servizi umani, che l’aveva in custodia, è intervenuto dicendo che sentiva il dovere di proteggere “tutti i ragazzi e i loro figli nelle nostre strutture”. Una commissione della corte d’appello del circuito Dc aveva votato per ignorare l’ordine del giudice distrettuale che consentiva alla ragazza di abortire, ma quando l’intera corte ha riascoltato il caso si è schierata dalla parte della ragazza.

I segnali di un candidato
Questo ha provocato il dissenso di Kavanaugh. Il giudice ha detto che la decisione di permettere alla ragazza di abortire era “basata su un principio costituzionale tanto nuovo quanto sbagliato”. I suoi colleghi, ha scritto, hanno erroneamente inventato “un nuovo diritto per i minori migranti irregolari, detenuti dal governo degli Stati Uniti, a ottenere l’aborto immediato su richiesta”. Usando un’espressione provocatoria e molto presente nella retorica anti aborto (”aborto su richiesta”), Kavanaugh ha inviato un messaggio inequivocabile.

Tuttavia Kavanaugh non ha fatto la mossa più radicale, cioè dichiarare, come hanno fatto altri, che gli immigrati privi di documenti, in quanto non cittadini, non hanno nessun diritto all’aborto. Questo potrebbe dipendere dalla relativa moderazione di Kavanaugh. Potrebbe anche essere un indice di come si comporta un giudice quando sa che è in corsa per un seggio alla corte suprema e capisce che, nell’audizione di conferma al senato, un messaggio in codice ai pro life provoca meno bandiere rosse da parte dei senatori repubblicani pro choice. Se i democratici hanno una speranza di sconfiggere la nomina di Kavanaugh, dovranno raggiungere l’unanimità dei 49 senatori (non è un’impresa facile) e persuadere almeno uno di quei due senatori repubblicani – Susan Collins del Maine o Lisa Murkowski dell’Alaska – a disertare.

Temi delicati
L’aborto non è l’unico problema che dovrebbe preoccupare i senatori democratici per la scelta di Trump. Nella sua dozzina di anni come giudice d’appello, Kavanaugh ha dimostrato la volontà di ridurre e perfino indebolire le agenzie federali che regolano l’economia e l’ambiente. Per esempio, il suo voto è stato decisivo per tenere sotto controllo l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa). Nel 2012, ha scritto che l’Epa aveva superato le sue competenze nel controllo dei gas serra. Due anni dopo ha detto che l’agenzia ha commesso un errore nel non considerare i costi della regolamentazione delle centrali elettriche.

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All’inizio di quest’anno, Kavanaugh ha scritto che, poiché l’Ufficio per la protezione finanziaria dei consumatori aveva un direttore che non poteva essere rimosso senza motivo, interferiva incostituzionalmente con il potere del presidente. Le agenzie indipendenti, ha scritto, esercitano un “potere enorme” in “assenza di supervisione presidenziale” e quindi “rappresentano una significativa minaccia per la libertà individuale”.

Il punto di vista di Kavanaugh sulla struttura del governo e sui poteri dei presidenti potrebbe aver portato Trump a dare un’occhiata più attenta alla sua lista dei candidati. Con l’inchiesta del consulente speciale Robert Mueller sui legami tra la campagna di Trump e la Russia che si sta avvicinando a una conclusione, la corte suprema potrebbe essere chiamata a risolvere diverse questioni critiche nei prossimi mesi. Un presidente può essere incriminato mentre è in carica? Può essere processato per un crimine? Dopo aver giocato un ruolo fondamentale nella stesura della procedura di impeachment di Bill Clinton, Kavanaugh ha cambiato idea. In un articolo del 1998 si chiedeva “se la costituzione consente l’incriminazione di un presidente in carica”. La questione è “discutibile”, scriveva. Undici anni dopo, chiede al congresso di valutare “l’esonero di un presidente in carica da procedimenti penali e indagini, compresi interrogatori da parte di pubblici ministeri o difensori”. Può essere “dispendioso in termini di tempo e fonte di distrazione”, ha scritto, per i presidenti che devono affrontare problemi legali mentre cercano di guidare il mondo libero. “Il presidente che è preoccupato per un’indagine criminale in corso”, ha concluso, “quasi inevitabilmente farà un lavoro peggiore”.

Questo articolo è stato pubblicato dal settimanale britannico The Economist.

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