Un robot offre assistenza ai clienti dell’azienda di telecomunicazioni SoftBank a Tokyo, in Giappone, il 24 marzo 2016.

Cinque domande che dovremmo farci sui robot

Un robot offre assistenza ai clienti dell’azienda di telecomunicazioni SoftBank a Tokyo, in Giappone, il 24 marzo 2016.
04 aprile 2016 12:48

C’è un robot giapponese che scrive romanzi. O meglio: un robot coautore, insieme a un essere umano, di un romanzo che riesce a entrare nella selezione di un concorso letterario, anche se non ce la fa a vincere perché “la storia è ben strutturata ma la descrizione dei caratteri dei personaggi è migliorabile”.

A raccontare la storia è il Los Angeles Times. Si tratta della medesima testata che ha pubblicato per prima, il 24 marzo 2014, un pezzo interamente scritto da un robot: la cronaca di un terremoto. Il robot non solo ha recuperato tutti i dati e li ha messi assieme in un testo plausibile, ma è riuscito a pubblicare la notizia sul sito del quotidiano appena tre minuti dopo la scossa.

“In futuro, l’intelligenza artificiale potrebbe non essere relegata solo a ruoli di assistenza personale o elaborazione dati: potrebbe anche produrre arte”, commenta lo Smithsonian, sottolineando il fatto che scrivere un romanzo è qualcosa di diverso dal risolvere quesiti che hanno risposte (o problemi che hanno soluzioni). Anche se si tratta di problemi intricatissimi, come quelli di recente affrontati da AlphaGo per sconfiggere Lee Se-dol, il campione mondiale del gioco del go.

Le notizie riguardanti i robot continuano a restare, mi sembra, confinate alle pagine e ai canali di tecnologia

Alla rapida e stupefacente umanizzazione delle prestazioni dei robot in termini di versatilità e complessità si affianca un’altrettanto stupefacente umanizzazione in termini di aspetto. Guardate, per esempio, le espressioni di un androide della Hanson Robotics, Sofia, in questo video. E fatelo senza dimenticare che, poiché nella nostra percezione di interlocutori un’espressione facciale altrui esprime uno stato d’animo, per scegliere le espressioni “giuste” Sofia deve essere in grado, se non di provare l’emozione, almeno di scegliere di volta in volta le espressioni più appropriate. Cioè quelle che produrrebbe se provasse emozioni.

“Il mercato della robotica conoscerà a breve un boom senza precedenti. La data prevista è il 2020”, scrive la Repubblica. E i robot non saranno solo nelle fabbriche, ma entreranno nelle case.

La prospettiva di vivere con i robot in un futuro prossimo potrebbe esaltarci. O terrorizzarci. Dovrebbe, in ogni caso, scatenare un acceso dibattito al livello globale. Invece le notizie riguardanti i robot continuano a restare, mi sembra, confinate alle pagine e ai canali di tecnologia.

Ogni tanto, l’interesse collettivo si accende attorno a un fatto suggestivo, e poi torna a spegnersi. Francamente, non so se questo succede perché non riusciamo a renderci conto dell’enormità del cambiamento. O perché stiamo rimuovendo il problema.

Tra i tecnoentusiasti c’è Paul Mason, l’autore di Postcapitalismo. Una guida al nostro futuro. Mason sostiene che l’intelligenza artificiale farà saltare l’intero sistema economico oggi basato su capitale e lavoro. Che la rivoluzione dell’informazione produrrà abbondanza e prodotti gratis. Che, poiché l’avvento dei robot cancellerà il 47 per cento dei posti di lavoro nel giro di vent’anni, nel lungo termine i salari spariranno e saremo pagati in servizi. Ma sarà necessario prevedere un periodo di transizione, con un reddito di cittadinanza universale garantito dallo stato.

L’intelligenza artificiale in guerra

Mason aggiunge che la sinistra politica non riesce a capire quanto sta succedendo. Su questo almeno ci sono pochi dubbi.

Per quanto mi riguarda, anche se sono più incuriosita che spaventata dai robot e sogno un’auto che si guidi da sola, continua a frullarmi in testa una lunga serie di domande. Qui sotto vi elenco le prime cinque.

1) A proposito di perdita di posti di lavoro: siamo certi che l’opinione pubblica e gli stati siano pronti ad adottare serenamente l’idea di un salario universale? Se questo non succedesse, qual è il piano b?

E comunque…

2) …se i lavori ripetitivi andranno ai robot, non varrebbe la pena cominciare subito a proteggere e a valorizzare il lavoro intellettuale e creativo invece che svenderlo (anche in rete) come si sta facendo adesso?

Però…

3) …in futuro avremo abbastanza lavori qualificati da far svolgere agli esseri umani? Nella Cina manifatturiera (e progressivamente robotizzata) questo è già un problema.

Oltretutto…

4) … con i robot non avranno a che fare i nostri pronipoti, ma i ragazzini che oggi vanno in prima elementare. Che cosa è opportuno insegnare, di nuovo o di antico? A comporre stringhe di codice? A gestire grandi quantità di tempo libero senza uscire di testa? A capire che cosa rende “umano” un essere umano? A conoscere la storia e ad apprezzare la poesia? A non fare la guerra?

E, a proposito di guerra…

5) … alcuni signori non qualunque come Noam Chomsky, Stephen Hawking, Steve Wozniak ed Elon Musk si dichiarano preoccupati per il proliferare di armi guidate dall’intelligenza artificiale, per la loro possibile diffusione sul mercato nero e per il fatto che possano finire nelle mani dei terroristi, accrescendo enormemente l’instabilità globale. Qualche idea in proposito?

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