Combattenti curdi siriani guardano passare un drone lanciato dai jihadisti del gruppo Stato islamico a Raqqa, in Siria, il 16 giugno 2017.

Russia e Stati Uniti si contendono il futuro della Siria

Combattenti curdi siriani guardano passare un drone lanciato dai jihadisti del gruppo Stato islamico a Raqqa, in Siria, il 16 giugno 2017.
20 giugno 2017 10:00

È una nuova guerra nella guerra. All’interno del conflitto che dura da sei anni in Siria se n’è sviluppato un altro che vede contrapporsi la Russia e gli Stati Uniti per determinare chi assumerà il controllo dei territori che il gruppo Stato islamico (Is) sta perdendo. Ma cominciamo dai fatti.

Domenica 18 giugno l’aviazione statunitense ha abbattuto un aereo militare siriano. È un fatto senza precedenti. Damasco ha protestato energicamente, ma il comandante americano della coalizione internazionale organizzata per combattere l’Is ha respinto le accuse.

Secondo gli statunitensi non c’è nessun motivo di scusarsi, perché l’aviazione di Bashar al Assad minacciava le truppe arabocurde delle Forze democratiche siriane che Washington arma e sostiene nell’assalto terrestre lanciato il 6 giugno contro Raqqa, la capitale siriana dell’Is.

Gli alleati di Damasco hanno reagito immediatamente. L’Iran ha messo in atto una dimostrazione di forza lanciando, dal suo territorio, alcuni missili contro una zona del nord della Siria ancora nelle mani dell’Is. I russi hanno annunciato lunedì di voler chiudere il “canale di comunicazioni” aperto con gli Stati Uniti in Siria per evitare incidenti tra l’aviazione americana e quella russa, entrambe attive in Siria (la prima contro l’Is, la seconda a sostegno dell’esercito di Assad).

Fatto ancora più grave, la Russia ha puntato i suoi missili contro gli aerei della coalizione, intimandole di non colpire più gli aerei di Damasco.

Ma perché i russi hanno reagito così energicamente? I motivi sono due. Il primo è che c’è in gioco la loro credibilità, perché sono i protettori di Assad. Il secondo, più concreto, è che gli americani e la coalizione internazionale stanno per sconfiggere l’Is.

Due schieramenti
Mosul, la capitale irachena del califfato, resiste all’assedio solo perché i jihadisti utilizzano come scudi umani gli abitanti della città vecchia. Raqqa, città siriana da cui l’Is organizza gli attentati che i suoi sostenitori mettono in pratica in tutto il mondo, è ora sotto attacco. L’Is perde terreno e per questo si sta scatenando una corsa tra i due grandi blocchi per la successione in quello che è stato il territorio dei jihadisti.

Da un lato ci sono l’Iran, grande potenza sciita del Medio Oriente; il regime siriano sciita che ha conquistato un vantaggio nei confronti dei ribelli e ora sta attaccando, fatto del tutto nuovo, l’Is; e infine la Russia, che sostiene gli sciiti della regione. Dall’altro lato ci sono gli Stati Uniti, che non vogliono vedere l’Iran prendere il posto dell’Is perché Donald Trump ha rinnovato l’alleanza con i paesi sunniti e in particolare con le monarchie del golfo in chiave anti Teheran.

Attraverso i loro protetti, americani e russi si contendono l’influenza nella regione, e la guerra in Siria assume una nuova, inquietante dimensione.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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