Prima della foto di gruppo al vertice tra Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali a Sofia, il 17 maggio 2018. Da sinistra: il primo ministro bulgaro Bojko Borisov, il presidente kosovaro Hashim Thaçi, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente serbo Aleksandar Vučić.

La scommessa dei 28 per salvare l’accordo sul nucleare iraniano

Prima della foto di gruppo al vertice tra Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali a Sofia, il 17 maggio 2018. Da sinistra: il primo ministro bulgaro Bojko Borisov, il presidente kosovaro Hashim Thaçi, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente serbo Aleksandar Vučić.
18 maggio 2018 12:34

L’unanimità c’è ed è reale. I 28 – perché il Regno Unito non è ancora uscito dall’Unione europea – riuniti a Sofia hanno ribadito insieme che non intendono abbandonare il compromesso sul nucleare raggiunto con l’Iran né permettere agli Stati Uniti di sanzionare le aziende europee che continueranno a commerciare con Teheran come previsto dall’accordo del 2015.

È un’unanimità solida, con il sostegno anche degli stati europei più atlantisti. Ma tra le parole e i fatti ci sono le risorse e i rapporti di forza. Mentre a Sofia i leader politici esprimevano una posizione forte, l’amministratore delegato della Total, Patrick Pouyanné, ammetteva che un’azienda come la sua non può fare a meno degli statunitensi, né delle loro banche che la finanziano al 90 per cento né dei loro azionisti che controllano oltre un terzo del suo capitale.

Una questione cruciale
Conclusione: la multinazionale Total, per quanto francese, non potrà portare a termine l’enorme investimento sul gas in programma in Iran, a meno che le autorità europee non ottengano per l’azienda un’esenzione da parte degli Stati Uniti. Il commento di Emmanuel Macron è stato: “Il presidente della repubblica non è l’amministratore delegato della Total”. Questo significa, nella sostanza, che Macron non può offrire garanzie a Pouyanné anche se comprende la sua decisione.

Dunque quelle dei leader europei resteranno solo parole, e l’unanimità si rivelerà impotente?

I leader europei non vogliono una guerra commerciale con gli Stati Uniti

Domanda: perché non dichiarare che a eventuali sanzioni statunitensi contro le aziende europee farebbero seguito sanzioni europee contro le aziende americane?
È una questione cruciale, anche perché l’Unione avrebbe tutti i mezzi per farlo (sempre che l’Italia non la faccia implodere). Tuttavia i leader europei, a cominciare da Macron, non vogliono una guerra commerciale con gli Stati Uniti, perché Trump non è eterno ed è meglio temporeggiare che compromettere i rapporti transatlantici.

Il 18 maggio gli europei attiveranno un vecchio provvedimento che gli aveva permesso di aggirare il blocco imposto degli americani contro Cuba, ma prima di ogni altra cosa puntano su un rapporto di forze politico.

Se Donald Trump non vuole (e non lo vuole) essere costretto a bombardare l’Iran nel caso in cui le sue decisioni causassero il rilancio del programma nucleare iraniano, dovrà chiedere aiuto agli europei per trovare uno spiraglio con Teheran. Di conseguenza Trump dovrà fare concessioni sul commercio tra l’Europa e l’Iran così come sulle esportazioni di acciaio e alluminio. Non è impossibile, e questa è la scommessa dei 28.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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