Carlo Cottarelli al Quirinale, Roma, 28 maggio 2018.

L’Italia verso uno scontro decisivo sull’euro

Carlo Cottarelli al Quirinale, Roma, 28 maggio 2018.
29 maggio 2018 11:16

Mettiamo le cose in chiaro. Apparentemente l’Italia si sta avviando verso nuove elezioni in autunno perché Carlo Cottarelli, l’uomo incaricato lunedì dal presidente della repubblica di formare il governo, non ha alcuna possibilità di ottenere la fiducia del parlamento e la sua unica funzione sarà dunque quella di preparare lo scrutinio. Ma questa è solo una lettura superficiale.

La verità è che l’Italia si sta avvicinando a un referendum sull’adesione all’euro, un referendum che Sergio Mattarella ha voluto forzare ponendo il veto, domenica scorsa, sulla nomina come ministro delle finanze di un nemico dichiarato della moneta unica.

Mattarella non ha nascosto la volontà di chiedere agli italiani di esprimersi sull’argomento. In una conferenza stampa trasmessa in tv, il presidente della repubblica ha infatti dichiarato che “’l’adesione all’euro è fondamentale. Se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente”.

Il capo dello stato, forte dei suoi poteri costituzionali, ha impedito a due partiti di spingere il paese verso il ritorno alla lira

In Italia il dibattito sull’euro non è mai cominciato, perché il Movimento 5 stelle è diventato il primo partito d’Italia, a marzo, soltanto dopo aver accantonato il progetto di referendum sull’euro, mentre la Lega, partito di estrema destra che avrebbe dovuto far parte della coalizione, ha accettato che l’uscita dall’eurozona fosse eliminata dal programma comune di governo.

In queste condizioni, facendo marcia indietro e senza alcuna discussione, la coalizione ha tirato nuovamente fuori la questione dell’euro cercando di piazzare al ministero delle finanze un uomo che considera la moneta unica “una gabbia tedesca”. Diversamente da quanto sostengono la Lega, i cinquestelle, il Front national in Francia e i sostenitori della Brexit nel Regno Unito, non c’è stato nessun colpo di stato che ha ribaltato il voto degli italiani. Al contrario, il capo dello stato, forte dei suoi poteri costituzionali, ha impedito a due partiti di spingere il paese verso il ritorno alla lira senza averlo anticipato e senza che gli elettori abbiano mai approvato questa scelta.

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Questo per quanto riguarda il passato. E il futuro? La campagna elettorale che sta per aprirsi opporrà i sostenitori dell’euro alla Lega e al Movimento 5 stelle, che continueranno a denunciare un tradimento della democrazia organizzato, secondo loro, da Francia, Germania e Commissione europea. “Dittatura di Bruxelles”, urleranno, mentre gli altri faranno presente che fuori dall’eurozona l’Italia avrebbe grosse difficoltà a saldare i suoi debiti e pagare le importazioni, soprattutto quelle di materie prime.

Teoricamente incaricato di occuparsi dell’ordinaria amministrazione, Carlo Cottarelli sarà l’avvocato della moneta unica e vincerà soltanto se riuscirà a mettere l’euro al centro del dibattito elettorale che sta per cominciare.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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