Di chi è la colpa della crisi dell’editoria

20 novembre 2014 18:37

Oggi ho partecipato a un piccolo convegno organizzato dall’associazione Hamelin per Bilbobul, la fiera di fumetti che si svolge a Bologna in questi giorni. Si parlava di editoria di fumetti, discorso per fortuna non deprimente come quello sull’editoria in generale, perché il mondo dei graphic novel e dei manga è in crescita costante da anni, e case editrici come Bao, Tunué o Coconino non attraversano la crisi di sistema che invece pare coinvolgere tutti gli altri, da Mondadori e Rizzoli agli indipendenti.

Ogni volta che partecipo come relatore o spettatore a occasioni del genere, ci sono due, tre problemi costanti che vengono citati che mi sembrano così facili da affrontare e che pure si ripresentano ogni volta tali e quali.

All’inizio dell’intervento, ho chiesto alla platea di circa duecento persone, perlopiù addetti del settore: “Parliamo di crisi, di tutele sul lavoro, di dati preoccupanti” (era appena uscito questo dossier), “quanti di voi sono sindacalizzati?”. Nessuno ha alzato la mano.

Eppure, ricordavo, un sindacato dei lavoratori del fumetti esiste, è una sigla della Cgil (se la inventò Cofferati, amante di Tex Willer) confluita in quella dei lavoratori della comunicazione. Evidentemente qualche problema di rappresentanza ce lo deve pure avere. Ma ancora più sconosciuto è il sindacato scrittori, altra sigla fantasma e lo stesso discorso si potrebbe fare su molte figure del mondo del libro.

Ho poi posto un’altra domanda. È un interrogativo che spesso faccio in questi contesti di persone che lavorano o vorrebbero lavorare nell’editoria, mettiamo master universitari, workshop di editing, convegni sulla crisi del libro. “Quanti di voi conoscono il Cepell?”. Poche mani sparute.

Il Cepell è il Centro per il libro e la lettura. È stato fondato nel 2008 per essere l’omologo del Centre du livre francese, e in questi sei anni è riuscito in poco e niente, per una gestione disastrosa di Gian Arturo Ferrari e una ancora poco incisiva di Romano Montroni.

Una delle cose che sicuramente non è riuscito a ottenere è farsi conoscere. Per esempio oggi volevo mostrare cosa funzionava o non funzionava nel sito, ho digitato www.cepell.it, e addirittura non ci si poteva collegare. Da due giorni, se non di più, è così.

Nei corridoi del Mambo, il museo dove si svolgeva questo convegno, era allestita una mostra meravigliosa sul libro di Manuele Fior, L’intervista. Ogni tavola originale veniva commentata dall’autore a partire dai suoi riferimenti letterari, fumettistici, architettonici, pittorici… Mi veniva da citarla per la terza questione che rimane sempre inaffrontata quando si prova a fare un discorso di sistema sul mondo del libro: la scuola.

Ogni anno si assiste inerti alla scomparsa di centinaia di migliaia di lettori forti – le ultime statistiche, molti di voi lo sapranno, dicono che il numero di persone che in Italia leggono almeno un libro l’anno sono il 43 per cento (cinque anni fa il 49 per cento); e non si pensa mai di fatto come recuperarli con progetti a lungo termine e sistematici nella scuola e nell’università. Come aumenterò i lettori di Fior se a scuola o all’università non imparo a leggere quei libri? Se non ho la possibilità di conoscerli né gli strumenti per interpretarli?

Purtroppo non sono ottimista. Sono abbastanza sicuro che queste domande che sembrano pleonastiche le potrò riproporre identiche al prossimo convegno sul tema, a meno che non cambi radicalmente una politica sul libro in Italia: niente più eventi, niente più scontistica, ma tutela del lavoro, formazione, sostegno alle case editrici di qualità.

pubblicità

Articolo successivo

I video e i progetti digitali finalisti al World press photo