02 marzo 2021 15:28

Ogni volta che qualcuno romanticizza la crisi e ricicla teorie azzardate secondo cui il collasso aiuta a liberare le forze del genio, è bene restare sobri e salvare il mistero che intercorre tra l’ispirazione di un artista e il magma fluttuante là fuori. È innegabile, però, che due album usciti in questo tempo languido e stanco riattivano la tentazione d’immaginare che siano state certe condizioni di meditazione profonda in spazi ristretti a liberare le energie cosmiche: Obe di Mace e Magica musica di Venerus. Sono due dischi che si crescono addosso come dei licheni, e che si pensano attraverso: uno crea un buco, l’altro ci precipita dentro come il Bianconiglio e fa una specie di viaggio astrale che parte da rap e soul e rigenera Lucio Battisti.


Obe ha 17 tracce, Magica musica 16, ma è quando Kanye West ha aperto le gabbie con i suoi dischi infiniti e costantemente riscritti che questa idea di un album come loophole non ha più un valore di rottura; e poi c’erano già arrivati i dischi prog. La vera conquista sensoriale è ascoltare i due album insieme, moltiplicandone le tracce come in una stanza degli specchi del luna park, confondendoli e separandoli di nuovo. Obe è un disco più “presente”, usa la trap of consciousness per spingersi fuori e grazie alle collaborazioni (Salmo, Ketama126, Rkomi) sembra anche più interessato ai dialetti della musica contemporanea italiana, mentre quello di Venerus nei momenti migliori fa sciogliere la tradizione come se fosse una pasticca, e si fa alieno, e si fa straniero.

Questo articolo è uscito sul numero 1398 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati