Pronti ad accogliere

20 maggio 2019 16:30

Visto che né la natura né la scienza ci hanno aiutati a diventare genitori, stiamo pensando di considerare l’adozione. Ci stiamo infilando in un terzo tunnel, vero? –Tatiana

Il giorno in cui si decide di fare un figlio – a prescindere dal metodo con cui lo si faccia – bisognerebbe mettersi davanti allo specchio e dirsi: “Se però non ci riusciamo, la vita andrà bene comunque”. È un passaggio fondamentale per lasciarsi un’uscita d’emergenza nel caso si resti intrappolati in un tunnel.

Nelle tue parole avverto una vena di pessimismo. Comprensibile, considerando quanto possa essere logorante il percorso della fecondazione assistita. Ma, mentre vi apprestate a passare alla prossima fase, dovete tenere presente che la genitorialità non è l’unica possibilità di felicità. Una volta ribadito questo, il prospetto di adottare un bambino è meraviglioso, per lui prima ancora che per voi. Perché, come mi ha detto la mia amica Cécile, che ha adottato suo figlio in Mali, “la cosa fondamentale dell’adozione è trovare una famiglia per un bambino e non un bambino per una famiglia”.

Nonostante i tempi lunghi e i costi spesso sostenuti, l’adozione è un modo speciale di creare una famiglia e dev’essere considerata un’opportunità: “Molti mi dicono che l’Italia non è pronta per accogliere bambini africani”, mi ha spiegato Cécile, “ma io sono convinta che bisogna forzare le cose. L’adozione mi ha fatto diventare una persona migliore e mi ha fatto scoprire lati di me che non conoscevo. Succede a tutti i genitori forse, ma chi adotta prova l’esperienza di accogliere qualcuno di completamente altro rispetto a sé, e per me questa è stata una grande gioia”.

Questo articolo è uscito sul numero 1307 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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