Bianco persistente

12 febbraio 2019 16:44

Lanciare maledizioni: almeno questo diritto lasciamoglielo a chi, mentre la nostra vita scivola via senza grandi privazioni, vive tra angosce e orrori. Maledire i governanti ipocriti, ciarlatani, spietati, xenofobi e razzisti insieme ai loro milioni di sostenitori è l’ultima risorsa di chi non ha nulla perché è stato depredato di tutto. “I bianchi”, scriveva Ingeborg Bachmann in uno degli splendidi frammenti di Il caso Franza (Adelphi 1988). “I bianchi, che siano. Che siano maledetti”.

È così. Tutti noi bianchi del pianeta saremo maledetti dalle nostre vittime ancora più di quanto siamo stati maledetti nei decenni e nei secoli passati. Ci malediranno nelle baraccopoli, nei lager, per mare, dal fondo del mare, da tutti i luoghi dove si muore di fame, di sete, di malattie facilmente curabili, di sfruttamento, di inefficienza, di corruzione, di bombe. La feroce essenza del bianco – il colore della smania di possesso, della crudele riduzione dell’altro a sé – è persistente, non c’è mutamento che non la riconfermi. Essa risorge sempre – dice Franza disperata – è pervasiva, abita anche un cervello nero o bruno, commette crimini eclatanti e crimini che nemmeno appaiono crimini, tanto che nessuna legge li persegue. I bianchi, sì, che siano maledetti. Abbiamo accumulato tali colpe che nemmeno le nostre minoranze soccorrevoli possono redimere questo biancore sprezzante.

Questo articolo è uscito nel numero 1293 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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