Il leader del Partito delle libertà Heinz-Christian Strache a Vienna, l’8 giugno 2016.

L’Austria rischia di tornare al voto 

Il leader del Partito delle libertà Heinz-Christian Strache a Vienna, l’8 giugno 2016.
28 giugno 2016 11:29

Molti austriaci lo vedono come una sorta di incubo, ma aumenta la possibilità che il recente ballottaggio presidenziale in Austria debba essere ripetuto. Il 22 maggio 2016 l’esponente dei Verdi Alexander Van der Bellen aveva vinto il duello contro il candidato della destra Norbert Hofer con uno scarto minimo di 31mila voti.

Da due settimane la corte costituzionale di Vienna sta esaminando il ricorso del Partito della libertà (Fpö) che, in seguito alla sconfitta, in un dossier di oltre 150 pagine, aveva denunciato “massicce irregolarità in 94 delle 117 circoscrizioni elettorali”. Con crescente sgomento i giudici hanno ascoltato circa settanta presidenti e membri di seggi elettorali di tutte le regioni austriache, che hanno parzialmente confermato i fatti contestati.

La questione non è priva di aspetti comici: non si parla mai di manipolazioni elettorali, ma di mancato rispetto delle norme sugli scrutini. “Non si discute di questioni morali, ma di correttezza giuridica”, puntualizza l’ex presidente dell’alta corte Ludwig Adamovich.

Gran parte delle irregolarità ravvisate riguarda i voti per corrispondenza, che quest’anno erano 600mila. Secondo le norme elettorali, le buste contenenti le schede con il voto non devono essere né aperte né conteggiate la domenica del voto, ma il giorno dopo dalle 9 del mattino. In almeno 50 seggi, invece, lo scrutinio sarebbe cominciato già la domenica sera. “È una pratica usata da anni”, ha ammesso candidamente il sindaco di Villach davanti ai giudici sbalorditi. Altre commissioni elettorali hanno motivato le procedure irregolari con le pressioni fatte dal ministero dell’interno, a causa della presenza di centinaia di giornalisti internazionali che aspettavano il risultato definitivo.

Un altro dettaglio surreale è che anche i rappresentanti di lista del partito di Hofer hanno certificato la validità dei verbali nei seggi elettorali con la propria firma. “Ho firmato il protocollo, ma naturalmente non l’ho letto”, ha dichiarato uno di loro ai giudici. Il ministro dell’interno Wolfgang Sobotka parla di “fatti poco piacevoli. I responsabili non si sono certo coperti di gloria”.

Una ripetizione delle elezioni sarebbe spiacevole, ma non pericolosa

La corte costituzionale, che dal 29 giugno ascolterà altri scrutatori, si trova in una situazione poco invidiabile. Potrebbe annullare le elezioni, assumendosi però una responsabilità enorme. In questo caso, infatti, bisognerebbe ripetere il ballottaggio, aprendo la strada a un possibile ribaltamento del risultato a favore di Hofer. Il candidato xenofobo dell’Fpö, sulla scia della Brexit, ha già annunciato che proporrà un referendum sull’uscita dell’Austria dall’Unione europea. Se i vizi erano formali, la loro correzione ora potrebbe diventare di sostanza.

I giudici potrebbero anche ordinare la ripetizione del voto solo nelle circoscrizioni dove le norme sono state violate, o decidere per un semplice riconteggio delle schede. Per ripetere il ballottaggio basterebbe provare che almeno 15.432 schede, l’esatta metà del vantaggio di Van der Bellen, siano state conteggiate la domenica.

Infine, l’ultima ipotesi è che l’alta corte potrebbe rassegnarsi al fatto che irregolarità di questo tipo ci sono sempre state, ma mai scoperte. Perché tutti i presidenti austriaci appartenevano ai due partiti dominanti dal dopoguerra, e le maggioranze risultavano sempre nette. L’unica certezza è che le norme saranno cambiate. In futuro infatti sarà possibile scrutinare tute le schede nel giorno del voto.

L’intera faccenda incrina la leggendaria e impietosa reputazione dell’efficienza austroungarica. Questa situazione risulta ancora più imbarazzante perché il giuramento di Van der Bellen è stato fissato per l’8 luglio e il presidente uscente Heinz Fischer ha già invitato i parlamentari e i consiglieri federali alla cerimonia. Van der Bellen, da parte sua, nei giorni scorsi ha rinunciato ad accompagnare Fischer al suo ultimo viaggio ufficiale a Ljubljana e a Bolzano.

“Una ripetizione delle elezioni creerebbe una situazione certamente spiacevole, ma non una crisi di stato”, cerca di tranquillizzare Fischer. Molti austriaci preferirebbero evitare una nuova e lacerante campagna elettorale con profonde divisioni. Altri poi condividono i timori diffusi che un annullamento del voto comporterebbe una figuraccia per il paese. Sulla rete abbondano i commenti sarcastici nei confronti di un paese in procinto di annullare migliaia di schede valide solo perché sono state conteggiate nell’ora sbagliata: “Siamo una repubblica delle banane. Ma quando mai il contenuto di una lettera cambia se si apre un’ora prima o dopo?”.

Nella coalizione governativa di Vienna aumenta però la preoccupazione e si sussurrano già le possibili date per un nuovo ballottaggio: 25 settembre o 2 ottobre.

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