Un manifesto della campagna elettorale del leader del Partito popolare austriaco (Övp) Sebastian Kurz vicino a Zistersdorf, 2 ottobre 2017.

La campagna elettorale austriaca senza esclusione di colpi 

Un manifesto della campagna elettorale del leader del Partito popolare austriaco (Övp) Sebastian Kurz vicino a Zistersdorf, 2 ottobre 2017.
11 ottobre 2017 15:52

L’Austria torna alle urne. Con una certezza: alle politiche del 15 ottobre non si ripeterà la gara al cardiopalma che aveva caratterizzato il duello tra l’esponente dei Verdi Alexander Van der Bellen e l’ultranazionalista Norbert Hofer. Al contrario, dal voto uscirà vincitore il più giovane capo di governo nella storia dell’Europa: Sebastian Kurz, 31 anni, enfant prodige della politica austriaca. Segretario di stato a 24 anni e ministro degli esteri a 27 anni.

All’epoca i suoi critici si erano mostrati scettici: ” Senza esperienza nella diplomazia internazionale inciamperà subito”.

Ma si erano sbagliati. Perché il capo del Partito popolare austriaco (Övp) è un vero mago dell’autopromozione. Camicia bianca senza cravatta, un po’ di gel sui capelli lunghi, modi gentili e sorriso permanente teso a mitigare il ferreo decisionismo che gli ha permesso in pochi anni un’inarrestabile scalata politica.

In pochi mesi Kurz si è appropriato della campagna xenofoba

Tre mesi fa, la situazione in Austria si presentava profondamente diversa: il Partito della libertà austriaco (Fpö) di Heinz-Christian Strache e Norbert Hofer sembrava avviato verso una vittoria netta e tranquilla, in testa ai sondaggi con un distacco confortevole. Ma nel partito di destra non avevano fatto i conti con Sebastian Kurz, che in pochi mesi si è appropriato dei loro giocattoli politici preferiti: la campagna xenofoba e il blocco dell’immigrazione.

Durante una sua visita a Malta, Kurz è stato il primo uomo politico a criticare apertamente la “follia delle ong” che favorirebbe l’opera dei trafficanti. Poco dopo ha chiesto con toni decisi la chiusura della rotta del Mediterraneo, minacciando anche di bloccare il Brennero. È ovvio che la netta riduzione del flusso di migranti dalla Libia ha giocato in favore del giovane candidato che si era già vantato di aver chiuso la rotta balcanica, dalla quale decine di migliaia di migranti erano approdati in Austria. Strache accusa Kurz di aver “fotocopiato” il programma dell’Fpö.

Sempre tre mesi fa, con un vero colpo di mano, il ministro degli esteri si è insediato alla guida dell’Övp lacerato da profondi dissidi interni, chiedendo e ricevendo poteri assoluti. Se allora il colore del partito era il nero, ora è il turchese. A pochi giorni dalle elezioni il viennese senza laurea Sebastian Kurz guida i sondaggi con il 33 per cento dei consensi, seguito dal cancelliere Christian Kern, che raccoglie il 26 per cento, e da Strache, che ha il 24 per cento.

La campagna delle fake news
In una campagna elettorale insidiosa e particolarmente velenosa il cancelliere Christian Kern è rimasto vittima della manovra imbarazzante di un consulente. Tal Silberstein, un pubblicitario israeliano della squadra socialdemocratica arrestato per corruzione, ha ammesso di essere stato l’artefice di alcune anonime pagine Facebook che hanno sfornato fake news su Sebastian Kurz, accusandolo di far parte di un complotto della finanza ebraica e indicandolo come un bugiardo. Silberstein ha ammesso di aver agito di sua iniziativa senza informare il partito.

Per il cancelliere è stato un colpo fatale. Il segretario generale del partito socialdemocratico, Georg Niedermühlbichler, si è dimesso. Nel frattempo anche una persona dello staff di Kurz ha ammesso di aver offerto centomila euro a un collaboratore del cancelliere in cambio di notizie compromettenti.

Ormai i mezzi d’informazione parlano diffusamente di “campagna del fango” a proposito delle quotidiane accuse reciproche tra Kurz e Kern. Una situazione che potrebbe favorire il capo dei liberali Strache che secondo i sondaggisti nel finale potrebbe addirittura superare il cancelliere piazzandosi al secondo posto. A cercare di calmare le acque è intervenuto il presidente Van der Bellen, appellandosi alla cultura del dialogo e al senso di responsabilità nei confronti del paese.

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Per il socialista Kern già la disfatta di Martin Schulz nella vicina Germania non prometteva nulla di buono. Eppure, il cancelliere sta comunque conducendo una campagna dignitosa. Nel caso di sconfitta – che sembra ormai inevitabile – il suo partito andrà all’opposizione.

A Vienna si sta profilando dunque una coalizione di governo tra popolari e liberali xenofobi. Identica a quella tra il cancelliere Wolfgang Schüssel e Jörg Haider che nel 2000 fece finire l’Austria nella “quarantena” decretata da Bruxelles. Allora fu una decisione sofferta che oggi non potrebbe ripetersi, vista la sterzata a destra vissuta da tanti altri paesi europei.

Con i Verdi e i liberali di Neos altri due partiti possono superare la soglia del 4 per cento. Ma difficilmente avranno a che fare con la formazione del nuovo governo che vedrà Kurz come cancelliere e Strache come suo probabile vice assai frustrato.

Sulla richiesta dei liberali di nominare Norbert Hofer come ministro degli esteri, Van der Bellen ha già messo le mani avanti: non permetterà che quel ministero vada a un esponente della Fpö.

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