18 gennaio 2020 13:38

Trent Reznor e Atticus Ross, Nun with a motherf*&*ing gun******
Watchmen è una delle migliori serie tv degli ultimi anni. Non solo perché dialoga in modo impeccabile con il fumetto capolavoro di Alan Moore (non era facile) dal punto di vista sia narrativo sia stilistico, ma anche perché in ogni scena di questa storia distopica ambientata nell’America dei supereroi e dei poliziotti mascherati c’è una cura per i dettagli assoluta. Il produttore Damon Lindelof ha fatto un lavoro straordinario.

E, a proposito di cura dei dettagli, non si può non citare la splendida colonna sonora della serie, composta e registrata dal leader dei Nine Inch Nails Trent Reznor (ormai definirlo solo in questo modo è limitante) insieme al compositore Atticus Ross (che è entrato nella band nel 2005 e ha partecipato con Reznor ad altri progetti interessanti come gli How To Destroy Angels). Ai loro pezzi, tra l’altro, nella serie si affiancano brani di musica classica, vecchi pezzi soul e altre chicche.

Reznor e Ross avevano già fatto cose incredibili in The social network di David Fincher (premio Oscar) e Millennium. Uomini che odiano le donne (The girl with the dragon tattoo), ma stavolta si sono superati. Nella loro colonna sonora di Watchmen, divisa in tre volumi, ce n’è per tutti i gusti, a partire da una cover strumentale di Life on Mars? di David Bowie. Io per ora mi sono concentrato soprattutto sul primo volume, che regala perle come Nun with a motherf*&*ing gun, Objects in mirror e Never surrender, che hanno la solita perfetta alchimia tra chitarre elettriche, sintetizzatori e drum machine. Trent Reznor è un supereroe.


Georgia, About work the dancefloor
Il 10 gennaio è uscito Seeking thrills, il nuovo disco della cantante britannica Georgia. È un ottimo album di pop elettronico, tra melodie azzeccate e suoni vintage che omaggiano la storia della musica da ballo, dalla techno di Detroit alla svedese Robyn, forse il punto di riferimento più immediato di queste canzoni.

Per Georgia, che ha un passato turbolento tra alcol e droghe ma ora è vegana e salutista, la pista da ballo è un luogo per guarire. Lo si capisce dalla dolcezza di brani come About work the dancefloor, che suonano come piccole epifanie, mentre lei canta: “Finally my heart slipped, finally I found something new”. Finalmente il suo cuore scappa, finalmente ha trovato qualcosa di nuovo.


King Krule, (Don’t let the dragon) draag on
Sono anni che aspetto che Archy Ivan Marshall, in arte King Krule, faccia il grande salto e si consacri definitivamente a livello internazionale (non è esattamente uno sconosciuto, ma può fare di più). I suoi lavori precedenti, soprattutto il primo, erano notevoli, ma gli mancava sempre qualcosa per diventare davvero grande. Con il nuovo album Man alive!, in arrivo il 21 febbraio, sarà la volta buona?

Nel primo singolo estratto dal disco il venticinquenne di Peckham (quartiere a sud di Londra un tempo problematico e oggi fulcro della gentrificazione) sembra più che altro preoccupato di fare il crooner e tenere vive quelle atmosfere fumose che l’hanno sempre caratterizzato. E nel video cita La passione di Giovanna d’Arco, il film muto di Carl Theodor Dreyer.

Ma alla fine, forse, a King Krule di fare il grande salto non gliene frega niente. Preferisce continuare con questa musica sghemba e originale.


Popcaan, Numbers don’t lie
Il giamaicano Popcaan in patria è una star del dancehall e in questi anni è riuscito a contaminare la sua musica con il pop occidentale. Adesso ha firmato un contratto con la Ovo Sound, la casa discografica di Drake, per la quale ha pubblicato il nuovo disco, intitolato Vanquish. Tra i suoi fan c’è anche Damon Albarn, che l’ha ospitato nel penultimo album dei Gorillaz.


Lee “Scratch” Perry, Here come the warm dreads (feat. Brian Eno)
A proposito di Giamaica, nonostante i suoi 83 anni Lee “Scratch” Perry non ha alcuna intenzione di fermarsi. A sei mesi di distanza da Rainford, la leggenda del reggae ha pubblicato un nuovo lavoro, intitolato Heavy rain, che non è altro che la versione remixata in chiave dub del lavoro precedente. Ed è perfino meglio.

In questo pezzo poi c’è un ospite di peso: Brian Eno, che si dedica ai sintetizzatori. Il pezzo è eccezionale e si dimostra raffinato fin dal titolo, che cita Here come the warm jets, l’esordio solista del genio di Melton.


P.S. Ecco la prima playlist del 2020. Buon ascolto!