Energia

11 aprile 2019 13:52

Qualche tempo fa Donald Trump ha scritto su Twitter che anche Ronald Reagan cercò, senza riuscirci, di costruire un muro al confine con il Messico. Katie Mettler del Washington Post ha fatto una ricerca per trovare prove di quest’affermazione, ma non ne ha trovate. Al contrario. Reagan fu presidente degli Stati Uniti per due mandati, dal 1981 al 1989, e fu un presidente molto popolare e molto di destra: in campo economico, sociale, diplomatico le sue furono scelte conservatrici. Ma non era contrario all’ingresso di migranti. Anzi, vedeva nella loro presenza un elemento positivo. La sua posizione sull’immigrazione suggerisce che la battaglia per l’apertura delle frontiere e per l’accoglienza potrebbe essere una battaglia di tutti. Nel suo ultimo discorso da presidente, il 19 gennaio 1989, Reagan disse cose che oggi neppure un leader di sinistra oserebbe dire.

“Un uomo mi ha scritto: ‘Puoi andare a vivere in Francia, ma non puoi diventare francese. Puoi andare a vivere in Germania, in Turchia o in Giappone, ma non puoi diventare tedesco, turco o giapponese. Invece chiunque, da qualsiasi angolo della Terra, può venire a vivere in America e diventare americano’. (…) Questa è una delle fonti più importanti della grandezza americana. Guidiamo il mondo perché, unici tra le nazioni, prendiamo il nostro popolo – la nostra forza – da ogni paese e da ogni angolo del mondo. E così facendo rinnoviamo e arricchiamo la nostra nazione. Creiamo il futuro, e poi il mondo ci segue. Grazie a ogni ondata di nuovi arrivi in questa terra di opportunità, siamo una nazione sempre giovane, sempre piena di energia e nuove idee, e sempre all’avanguardia, che conduce il mondo verso la prossima frontiera. Questa qualità è vitale per il nostro futuro come nazione. Se mai avessimo chiuso le porte ai nuovi americani, la nostra leadership nel mondo sarebbe presto andata perduta”.

Il video dell’ultimo discorso di Ronald Reagan da presidente degli Stati Uniti, 19 gennaio 1989.


Questo articolo è uscito nel numero 1302 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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