Marco D’Eramo
Dominio. La guerra invisibile dei potenti contro i sudditi
Feltrinelli, 256 pagine, 19 euro

È da quarant’anni che si va parlando della fine delle ideologie. E se invece, proprio negli stessi anni, si fosse affermata una nuova, più potente, ideologia? Un’ideologia basata sulla critica del concetto di giustizia sociale, capace, più di quelle che l’hanno preceduta, di configurare la nostra percezione della realtà? In questo libro pieno di nomi e di fatti, Marco D’Eramo ne indaga la genesi, legata ai think tank conservatori statunitensi degli anni settanta, e le tappe di avanzamento: la concezione di ogni individuo come un’impresa tesa a massimizzare i profitti, l’analisi economica del diritto, volta a misurare l’efficienza delle diverse norme e procedure, gli attacchi alla scuola e al welfare, l’ampliamento del concetto di carità che finisce per agevolare dal punto di vista fiscale quelle stesse fondazioni che lavorano perché lo stato favorisca il mercato.

La sorpresa è che l’esito del trionfo di questi princìpi non è affatto una diminuzione del potere statale, ma il suo orientamento in direzioni nuove che incontrano gli interessi delle grandi imprese (capitalismo della sorveglianza, uso politico del debito) e che complessivamente fanno aumentare le disuguaglianze e diminuire le libertà. Per contrastare tutto ciò bisogna imparare dagli avversari: dare importanza al diritto e non sottovalutare chi trasmette cultura (ricercatori, insegnanti, giornalisti).

Questo articolo è uscito sul numero 1383 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati

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