Zachar Prilepin, Il peccato

Voland, 238 pagine, 15 euro

L’autore di* San’kja*, ritratto di un giovane periferico e violento e delle sue attività politiche, e di Patologie, ritratto o autoritratto di un soldato russo in Cecenia costretto a combattere una guerra che non può amare e delle sue “patologie” affettive, torna a noi con un insolito romanzo in nove capitoli o racconti uno dei quali è fatto delle poesie del protagonista, ancora una volta l’autore, uno Zachar la cui vita seguiamo dagli idilli infantili nella campagna russa agli innamoramenti giovanili d’immensa tenerezza, dalla durezza del precariato urbano più violento all’esperienza della guerra.

Attraverso la sua storia, Zachar ci introduce alla Russia recente, quella ben poco attraente di Putin, una società crudele di flessibili e incerte leggi morali. Rifuggendo da ogni scappatoia consolatoria, Prilepin dimostra coraggio e un grande talento.

Nato nel 1975 è molto attivo politicamente, un provocatore intelligente che rifugge dalle tentazioni destrorse e dal vitalismo esasperato alla Limonov. Il peccato di cui l’autore ci parla è, a ben vedere, la violenza, pubblica e privata. Godiamo della sua capacità di costruire racconti, talora esemplare – difficile scegliere il migliore, che è forse, più pacifico, il primo – in cui non avvertiamo solo il magistero dei classici ma anche la conoscenza dei maestri occidentali.

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