Durante una protesta a Caracas, in Venezuela, il 29 giugno 2017.

Un misterioso attacco dai cieli di Caracas

Durante una protesta a Caracas, in Venezuela, il 29 giugno 2017.
30 giugno 2017 15:28

Dopo quasi tre mesi di quotidiane manifestazioni antigovernative, quello di cui il presidente venezuelano Nicolás Maduro aveva più bisogno era una scusa per imporre la legge marziale, o perlomeno per ricorrere con decisione alla violenza e ad arresti di massa per soffocare le proteste.

Il 27 giugno Maduro ha avuto la scusa che cercava. Un elicottero della polizia rubato è volato sopra all’edificio della corte suprema a Caracas, e ha sganciato un paio di bombe a mano a poca distanza.

Per essere un attentato “terroristico” è stato un atto talmente idiota e da incompetenti da fare venire il sospetto che, dopo tutto, fosse un’operazione “sotto falsa bandiera” orchestrata dal governo. Se i sostenitori di Maduro volevano ottenere una scusa per poter avere le mani libere nel reprimere le proteste, avrebbero di sicuro escogitato qualcosa di più impressionante di un tizio in elicottero che sgancia a casaccio un paio di bombe a mano sul prato della corte suprema.

La lotta contro la tirannia
L’uomo all’origine di questo attentato è Oscar Pérez, un poliziotto che ha annunciato, in un video postato su Instagram, la sua decisione di lanciare una lotta armata contro la tirannide. “Siamo un gruppo di persone dell’esercito, poliziotti e civili che cercano di ritrovare un equilibrio e si oppongono a questo governo criminale”, ha affermato Pérez, mentre quattro uomini armati se ne stavano in piedi dietro di lui, cercando di assumere un’espressione cattiva: i volti mascherati e gli occhiali scuri contribuivano un po’ a ottenere quest’effetto, ma era difficile non ridacchiare. Non avevano esattamente un’aria pericolosa.

Ma bisogna lavorare con il materiale che si ha a disposizione, e il presidente Maduro ha fatto del suo meglio per trasformare questo incidente in un attentato terroristico. “Ho attivato tutte le forze armate affinché difendano la pace”, ha dichiarato. “Prima o poi cattureremo quell’elicottero e le persone che hanno eseguito questo attacco terroristico” (e già che ci siamo, arresteremo un sacco di altre persone che sostengono l’opposizione).

La corte suprema è diventata simbolo delle manipolazioni illecite di Maduro

Maduro non è più in grado di restare al potere in maniera democratica. Non c’è dubbio che sia diventato presidente con un margine ristretto ma legittimo (1,5 per cento) nelle elezioni del 2013 successive alla morte di Hugo Chávez, il fondatore- eroe del Partito socialista unito del Venezuela. Ma è altrettanto evidente che la coalizione d’opposizione, la Mesa de la unidad democrática (Mud), ha ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni parlamentari del 2015.

A fare la differenza tra queste due elezioni è stato il prezzo del petrolio. Nel 2013 era a circa cento dollari al barile. Nel 2015 era a poco più di quaranta, un valore rimasto immutato da allora.

Azione incostituzionale
Il Venezuela non è un paese ricco, nonostante la maggioranza dei suoi abitanti pensi il contrario. Ha un sacco di petrolio ma non produce praticamente nient’altro e importa praticamente tutto quel che consuma. È quindi molto ricco quando il petrolio vale cento dollari al barile, ma diventa molto povero quando scende sotto quota cinquanta. È per questo che oggi il paese è in bancarotta.

Per motivi che nulla hanno a che vedere con presunti colpi di stato orchestrati dagli Stati Uniti o da malvagie élite locali, il reddito pro capite in Venezuela è sceso di oltre la metà negli ultimi due anni. Per questo le persone sono arrabbiate e tra queste ci sono anche molti poveri che hanno goduto della generosa redistribuzione dei proventi petroliferi da parte di Chávez negli anni d’oro. L’anno prossimo sono previste delle elezioni presidenziali e, per come stanno le cose oggi, è probabile che Maduro le perderebbe con un rapporto di due a uno.

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In parlamento, a partire dalle elezioni del 2015, l’opposizione ha la maggioranza, e ha fatto molta pressione per anticipare a quest’anno le elezioni. Maduro ha dovuto bloccare il tentativo, e il suo primo passo è stato spingere la corte suprema, composta in buona parte da persone nominate da lui e da Chávez, ad arrogarsi i poteri che erano del parlamento.

È questo che ha scatenato le quotidiane proteste antigovernative cominciate ad aprile. L’azione della corte suprema era chiaramente incostituzionale e dopo tre giorni di manifestazioni, a cui hanno partecipato anche esponenti del suo stesso partito, Maduro ha ordinato ai giudici di fare marcia indietro. Ma i manifestanti, decisi ad andare in fondo alla cosa, sono rimasti in piazza. Nonostante i settanta morti negli ultimi tre mesi sono ancora lì.

E quindi Maduro, nel tentativo di vanificare l’azione parlamentare, ha avuto l’idea di riscrivere la costituzione. L’idea non è stata sottoposta ad alcun referendum popolare e i componenti dell’assemblea costituente sono scelti secondo regole fissate dal governo.

La guardia nazionale e gli agenti di sicurezza sorvegliano l’edificio della corte suprema dopo l’attacco di un elicottero a Caracas, il 29 giugno 2017.

È probabile che la nuova costituzione eviterà altri spiacevoli incidenti come la vittoria parlamentare dell’opposizione nel 2015 e, grazie a una piacevole coincidenza (per Maduro), offre anche una scusa per non organizzare le elezioni presidenziali previste nel 2018. Dopo tutto, stanno arrivando delle nuove regole: perché votare con le vecchie norme?

Nessuno crede a queste fandonie. Non stupisce che Oscar Pérez, rivoluzionario illuso o agente segretamente al soldo del governo che finge di sostenere l’opposizione, abbia deciso di sganciare la sua piccola bomba a mano sulla corte suprema, che è diventata un simbolo delle manipolazioni illecite con le quali Maduro si mantiene al potere, e quindi un bersaglio naturale per quanti si oppongono (o fingono di opporsi) al governo.

In entrambi i casi, Maduro ha finalmente il pretesto che cercava, e adesso darà un giro di vite ulteriore, cercando di terrorizzare l’opposizione per costringerla alla sottomissione. È probabile che le cose in Venezuela diventeranno ancora più sgradevoli.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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