Una manifestazione antigovernativa a Caracas, Venezuela, il 30 agosto 2017.

Chi ha mandato in rovina il Venezuela

Una manifestazione antigovernativa a Caracas, Venezuela, il 30 agosto 2017.
01 settembre 2017 12:27

Anche se non c’è niente di più deprimente dello scrivere del Venezuela, lo farò ancora una volta. Poche persone in Colombia conoscono questo nome: Danilo Diazgranados Manglano. È un uomo d’affari di New York cresciuto in Venezuela, amico dell’ex presidente Hugo Chávez e vicinissimo all’oscura cricca del governo bolivariano di Caracas. Si è cominciato a parlare di lui poco tempo fa in quanto è a capo, ufficialmente, della Ron, un’azienda con un nome molto venezuelano e con investitori altrettanto venezuelani, ma con sede legale sull’isola di Jersey, nel Regno Unito.

La Ron ha comprato buona parte della società d’investimenti di Anthony Scaramucci, SkyBridge, che è stata venduta per la somma non irrisoria di 180 milioni di dollari. Scaramucci ha dovuto vendere la sua azienda per evitare conflitti di interesse e poter accettare il posto di capo della comunicazione che gli aveva offerto Donald Trump. In seguito la sua incontinenza verbale ha fatto sì che il suo incarico durasse appena sette giorni lavorativi, ma la sua azienda era già stata venduta, in parte, ai venezuelani.

Chi sono gli investitori dietro alla Ron e a Diazgranados? Nessuno lo sa con sicurezza, ma ci sono indizi che fanno pensare che Diazgranados potrebbe essere il prestanome per uno dei tanti casi di corruzione con cui gli imprenditori e i funzionari pubblici legati al chavismo si sono riempiti le tasche mandando in rovina il Venezuela.

I nuovi ladri del paese mascherano il saccheggio delle risorse dello stato dietro la retorica populista

Non è comunque la Ron l’argomento di questo articolo, ma il disastro generale del Venezuela, sostenuto spudoratamente da quasi tutta la sinistra dell’America Latina e del mondo, semplicemente perché la nuova élite e i nuovi ladri del paese mascherano i loro affari personali, il saccheggio delle risorse dello stato e la loro inettitudine dietro l’antica retorica populista a favore dei poveri, gli insulti roboanti contro l’impero o l’Unione europea e i proclami rivoluzionari del marxismo più antiquato.

Il furto e la corruzione sono evidenti e per questo il governo si afferra al potere con i denti, perché sa perfettamente che perderlo significherebbe il carcere. Ecco la ragione della repressione violenta del dissenso e il soffocamento di ogni cenno di democrazia reale. Nella nostra regione non c’è crisi dei diritti umani più grave di quella del Venezuela, per la persecuzione dell’opposizione e dei prigionieri politici, arrestati, torturati o uccisi, e per i tassi di criminalità e omicidio, tra i più alti dell’America Latina.

La nuova élite bolivariana, al riparo dei suoi sproloqui populisti, imita e supera la vecchia élite tradizionale nell’uso del potere per arricchirsi. Il suo vero proclama è questo: “La vecchia élite bianca e creola ha già rubato abbastanza: adesso tocca a noi rubare!”. E mentre Maduro, sua moglie e i suoi parenti, così come gli amici e i discendenti di Chávez, fanno la bella vita e diventano miliardari saccheggiando le risorse dello stato, la maggior parte dei venezuelani sprofonda nella povertà, nella penuria e nella rabbia, o fugge in Colombia e in altri paesi con numeri così allarmanti da far temere una crisi umanitaria nei paesi alla frontiera, a cominciare dalla Colombia.

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Milioni di venezuelani se ne sono andati, e non solo rappresentanti della vecchia classe politica o imprenditoriale. All’esodo di massa partecipano sempre più persone di classe media e bassa, che fuggono dalla peggior inflazione del continente, dai peggiori servizi sanitari (con focolai di malattie prima sotto controllo, come la difterite) e a causa della crescente incapacità del chavismo di continuare a comprare con i sussidi le basi, che erano il suo zoccolo duro.

Adesso Maduro non solo attacca in maniera ridicola El Espectador, ma oscura anche i canali della televisione colombiana in Venezuela. Non vuole che la popolazione venga a sapere dei casi di corruzione dell’esercito e del governo, e per farlo cerca di rendere il paese un’isola di informazioni controllate. E come se tutto questo non fosse abbastanza triste e deprimente, Donald Trump annuncia un pacchetto di sanzioni che avranno il solo effetto di aiutare Maduro a scaricare la colpa di tutti i suoi disastri sull’intervento degli Stati Uniti.

(Traduzione di Francesca Rossetti)

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano colombiano El Espectador.

Héctor Abad Faciolince sarà al festival di Internazionale che si terrà a Ferrara dal 29 settembre al 1 ottobre 2017.

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