Un poligono di tiro vicino al villaggio di Visnova, nella Repubblica Ceca, il 9 giugno 2016. (David W Cerny, Reuters/Contrasto)

L’Europa ha un problema con le armi da fuoco

Un poligono di tiro vicino al villaggio di Visnova, nella Repubblica Ceca, il 9 giugno 2016. (David W Cerny, Reuters/Contrasto)
23 giugno 2016 11:51

Anche se in misura minore, anche l’Europa, come gli Stati Uniti, ha le sue vittime per armi da fuoco: sono 6.700 all’anno secondo un recente studio del Flemish peace institute. Un numero molto più basso di quello che si registra negli Stati Uniti, dove annualmente muoiono circa 33mila persone (nonostante l’Unione europea abbia 503 milioni di abitanti a fronte dei 302 milioni degli Stati Uniti). Ma il fatto che in Europa le cose vadano meglio di altri parti del mondo non significa che il numero non si possa ridurre ulteriormente.

Nessuno sa con certezza quante siano le armi che circolano illegalmente nel continente europeo: uno studio commissionato dall’Unione europea ammette l’inesistenza di un dato sicuro: su circa 81 milioni di armi presenti (pari a 15 armi ogni 100 abitanti), 67 milioni sono non registrate o detenute illegalmente. Ogni anno ne vengono sequestrate 81mila, cioè l’1 per cento del totale.

Negli Stati Uniti le armi sono più degli abitanti: alcune stime parlano di 357 milioni. Nonostante questo, e la lunga lista di stragi, il senato statunitense ha bocciato quattro proposte di legge che avrebbero limitato la vendita di armi.

Ma se è molto difficile stimare la quantità delle armi in circolazione, non lo è altrettanto contare le vittime: dal 2000 al 2012 in Europa sono morte per colpi di arma da fuoco almeno 81.556 persone. La gran parte delle volte si tratta di suicidi oppure omicidi. “Per prevenire i suicidi e gli omicidi legati alla violenza domestica”, spiega Nils Duquet, ricercatore del Flemish peace institute, “le leggi nazionali ed europee sulle armi devono limitare il possesso di armi ai soggetti capaci di usarle responsabilmente e obbligare a conservarle in un luogo sicuro”. Tra le misure proposte da Duquet c’è per esempio la proibizione di custodire in casa le armi per uso professionale e il divieto di concessione a soggetti con precedenti penali o senza una stabilità psicofisica accertata.

Uno degli argomenti preferiti tra chi è favorevole a una maggiore liberalizzazione del mercato delle armi è quello secondo cui chi intende commettere un omicidio non ha necessariamente bisogno di un’arma da fuoco. Ma i dati analizzati da numerosi studi dimostrano il contrario: non sempre chi non ha a portata di mano un’arma da fuoco ha il tempo o il modo di sostituirla con un’altra arma. Quel periodo di tempo che intercorre tra la crisi violenta e la ricerca di un’arma altrettanto letale a volte è sufficiente per far riacquistare lucidità al soggetto armato, o comunque è tempo utile per intervenire e fermare la violenza. Un accesso più complicato alle armi ha un impatto sul numero di suicidi e di omicidi, semplicemente perché è più complicato uccidere senza una pistola o un fucile.

Negli ultimi anni, in Italia, come nel resto di quasi tutto il continente europeo, il numero di morti per arma da fuoco è calato. Dal 2000 al 2011 il numero di vittime di armi da fuoco per centomila abitanti è diminuito di circa un terzo. In molti paesi europei sono state approvate leggi più restrittive che hanno avuto un impatto visibile: per esempio in Belgio, in Austria e in Svizzera le recenti leggi hanno portato a un calo visibile sia ai morti per arma da fuoco sia agli omicidi in generale.

Sull’onda degli attacchi a Parigi e a Bruxelles, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato una bozza che intende modificare la direttiva sulle armi al fine di regolamentare ulteriormente la circolazione di armi da fuoco nell’Unione. Alcune delle misure che una volta valutate dal parlamento europeo potrebbero diventare legge prevedono per esempio una maggiore tracciabilità delle armi sul territorio europeo e la proibizione di alcuni tipi di caricatori e armi semiautomatiche.

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