12 gennaio 2015 16:29

Bernard Maris, economista della Banca di Francia, era alla riunione di redazione di Charlie Hebdo del 7 gennaio. A morire sotto i colpi degli attentatori è stato anche lui, l’Oncle Bernard, autore di una rubrica sulla rivista satirica, in cui spiegava gli arcani della finanza.

Non era un autore di satira ma condivideva con Charb (il direttore), Wolinski (il vignettista più noto) e le altre vittime l’impazienza per le idee dominanti e l’antipatia per il potere. Era un intellettuale francese all’antica, uno studioso di Keynes e un personaggio pubblico. Ospite fisso di Radio France Inter, si scontrava regolarmente con i giornalisti delquotidiano della Confindustria francese.

Così faceva nei suoi libri, come i due volumi del suo Antimanuel d’économie (il primo è stato tradotto in italiano da Marco Tropea Editore nel 2005), che demoliscono i dogmi del libero mercato.

Per quale convulsione della storia gli estremisti islamici in guerra con l’occidente uccidono una delle voci che lo smascherava? Quale dissonanza cognitiva – più ancora che cecità ideologica – impedisce di capire i conflitti interni del capitalismo? Certo, per chi vuole annullare la libertà di espressione, non ci sono differenze che contano all’interno degli “infedeli” occidentali. E, allo stesso modo, per il nuovo fascismo europeo tutti i cittadini e gli immigrati musulmani sono potenziali terroristi.

Siamo già tornati allo “scontro di civiltà” – o, più vicino a noi, agli “anni di piombo” – in cui l’emergenza sicurezza impone di serrare i ranghi del conflitto immaginario che viene messo in scena e cancella ogni possibilità di dissenso? Il conflitto che conta, la trincea in cui scriveva Oncle Bernard, non era questo: era la denuncia della “furia del capitalismo” .

Capita lo stesso nel mondo islamico – in Medio Oriente come in Europa: il conflitto chiave è all’interno, tra idee contrapposte sulla società e la politica, prima che sulla religione.

La morte insensata di Bernard Maris ci riporta al dovere di opporci all’ingiustizia, innanzi tutto quella prodotta dal nostro paese, dai nostri consumi. All’impegno sulle nostre scelte: aveva votato sì al referendum francese sul Trattato costituzionale europeo, ma ora aveva cambiato idea, pensava si dovesse uscire dall’euro.

A guardare lontano: pensava che ridare senso al lavoro e spazio alla gratuità e alla solidarietà fossero i sentieri del futuro (ne parla in un dibattito con Jacques Attali su Le Monde. Tra le “formiche” e le “cicale” che erano sulle copertine del suo Antimanuel, la sua simpatia andava alle seconde.

Era nato a Tolosa, aveva 69 anni, ci mancherà.