16 gennaio 2015 11:25

Nel 2008 il quotidiano francese Le Monde era entrato in contatto con un ex detenuto del carcere di Fleury-Mérogis in possesso di un video di due ore e mezza e di un centinaio di foto della prigione più grande di Francia. Queste immagini, pubblicate nel 2008 dal quotidiano, sono state poi inserite in un documentario diffuso sul canale pubblico France 2, nella trasmissione Envoyé Spécial.

Internazionale ne aveva pubblicate alcune nel numero del 4 giugno 2010, per accompagnare un articolo del settimanale tedesco Die Zeit che denunciava le pessime condizioni di vita nelle carceri francesi. Le aveva avute da una piccola casa di produzione francese che si occupava del sistema carcerario.

Il carcere di Fleury-Mérogis (I-screen)

Erano state filmate clandestinamente da cinque detenuti ed ex detenuti della prigione per vari mesi nel 2007 per mostrare il degrado degli edifici e la violenza quotidiana della vita carceraria. Uno di questi ex detenuti era Amedy Coulibaly, ha svelato il giornalista Luc Bronner in un articolo pubblicato su Le Monde il 13 gennaio 2015.

Amedy Coulibaly è l’uomo che giovedì 8 gennaio, all’indomani dell’attentato contro Charlie Hebdo, ha ucciso un’agente della polizia municipale a Montrouge, a sud di Parigi, e che il giorno dopo ha preso degli ostaggi in un supermercato kosher vicino alla stazione di Porte de Vincennes, nell’est della capitale, uccidendo quattro persone di religione ebraica, in nome del jihad.

“Era un ragazzo uscito dalla prigione, di quelli che si incontrano spesso facendo reportage nei quartieri più difficili della periferia parigina. Un ragazzo di colore, muscoloso, sospettoso, condannato per rapina”, racconta il giornalista. Anche se il ragazzo, allora ventiseienne, sembrava interessato all’aspetto economico della vendita delle immagini in suo possesso – con i soldi della vendita avrebbe potuto pagarsi un avvocato, visto che per la diffusione di queste immagini rischiava un anno di carcere – Coulibaly sosteneva di voler mostrare la realtà della situazione delle carceri, quella che l’amministrazione francese nasconde sempre ai giornalisti. Voleva smuovere “lo stato francese” sul sistema carcerario.

Il carcere di Fleury-Mérogis (I-screen)

“Quando l’avevamo incontrato nel 2008”, scrive Luc Bronner, “promettendogli l’anonimato, il ragazzo, già più volte condannato, aveva detto: ‘La prigione è la migliore scuola della criminalità. Nella stessa passeggiata puoi incontrare corsi, baschi, musulmani, rapinatori, piccoli spacciatori, grossi trafficanti e assassini. Là guadagni anni di esperienza. All’inizio quando sono arrivato dopo una prima cazzata, mi sono detto smetto tutto. Dopo un po’ di tempo mi sono detto vaffanculo a tutto, mi fanno impazzire. Come volete insegnare la giustizia con l’ingiustizia? La prigione crea l’odio’, aggiungeva, ‘e la prigione ti offre delle reti criminali’”.

Mentre scontava la pena a Fleury-Mérogis, Amedy Coulibaly ha incontrato Djamel Beghal, figura dell’islam radicale, condannato a dieci anni per aver progettato un attentato contro l’ambasciata degli Stati Uniti a Parigi, che è diventato il suo mentore e gli ha presentato Chérif Kouachi, uno degli attentatori di Charlie Hebdo.

“Sei anni dopo”, conclude Le Monde, “dopo aver ucciso un’agente della polizia municipale e quattro ostaggi ebrei, Amedy Coulibaly è morto sotto il fuoco della polizia come ‘soldato del califfato’, il titolo dato al video di rivendicazione. Un video che comincia proprio con immagini girate clandestinamente in un carcere”. (Mélissa Jollivet)