La veglia pasquale nella cattedrale di Pechino, il 31 marzo 2018. (Greg Baker, Afp)

Papa Francesco ha tradito i cattolici cinesi?

La veglia pasquale nella cattedrale di Pechino, il 31 marzo 2018. (Greg Baker, Afp)
27 settembre 2018 14:52

Il papa ha scritto ai 12-15 milioni di cattolici di Cina per spiegare l’accordo raggiunto qualche giorno fa tra il Vaticano e il governo comunista, criticato da parte dei fedeli cinesi.

Papa Francesco ha tradito i cattolici cinesi? La domanda può sorprendere, ma è quello che pensa una parte dei fedeli del gigante asiatico.

Il papa ha preso l’iniziativa di indirizzare nella giornata di mercoledì 26 settembre una lunga missiva in cinese (qui la traduzione in inglese) ai cattolici di Cina, preoccupati dall’accordo annunciato pochi giorni fa tra il Vaticano e il governo comunista di Pechino. Si tratta di un compromesso storico sulla nomina dei vescovi in Cina, dove esistono ancora due chiese, una ufficiale e chiamata “patriottica”, fedele al partito comunista, e quella clandestina, fedele al Vaticano e perseguitata.

Nella sua lettera, Francesco ammette che alcuni fedeli delle catacombe potrebbero essersi sentiti “abbandonati dalla Santa Sede” – parole testuali – dopo tante sofferenze patite in sessant’anni di rottura tra Roma e Pechino.

Nell’aereo che il 25 settembre lo riportava a casa dalla Lituania, il pontefice aveva addirittura ammesso che l’accordo avrebbe “fatto soffrire” una parte dei componenti della chiesa sotterranea.

I fedeli più anziani che hanno patito enormi sofferenze saranno visceralmente contrari alla riconciliazione

Come ogni compromesso, l’accordo prevede concessioni da parte di entrambi gli schieramenti. Il Vaticano si vede riconoscere per la prima volta un diritto di controllo sulla nomina dei vescovi ufficiali.

Il prezzo da pagare è il reintegro nella chiesa universale di sette vescovi cinesi nominati da Pechino che erano stati scomunicati dal Vaticano. Uno di loro è addirittura un deputato del parlamento cinese, e ora è ufficialmente investito dal papa. Si tratta chiaramente di un successo politico per il potere.

Nella sua lettera, Francesco dice di sperare in una “unità intera e visibile” della chiesa cattolica cinese. Questo significa, in definitiva, la sparizione della chiesa sotterranea a beneficio di quella ufficiale. Una realtà difficile da accettare per molti fedeli perseguitati in nome della loro fedeltà a Roma.

La condanna più accanita è arrivata dal cardinale Joseph Zen, vescovo emerito ci Hong Kong e feroce oppositore di qualsiasi riavvicinamento con Pechino. “Non riesco a capire come la gente possa sostenere che un cattivo accordo è meglio di nessun accordo. Non penso che sia giusto”, ha dichiarato.

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Nella chiesa sotterranea, i fedeli più anziani che hanno patito enormi sofferenze saranno visceralmente contrari alla riconciliazione, come ammette un conoscitore della realtà dei cattolici clandestini. Il papa sa di deluderli e nella sua lettera se ne scusa, ma cerca di pensare al futuro a medio e lungo termine in un paese cruciale del mondo.

Il rischio, per il papa, è dato dal fatto che l’accordo arriva in un momento in cui la politica religiosa del governo cinese è restrittiva come non lo era mai stata negli ultimi trent’anni. Pechino si prepara a vietare la pubblicazione di immagini religiose online e a forzare la sinizzazione dei culti.

Se il partito comunista utilizzerà questo accordo per rafforzare il suo controllo sui cattolici, i detrattori del papa avranno avuto ragione. Per questo siamo davanti a una vera scommessa, politica quanto religiosa, di papa Francesco.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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