Una donna posa per una foto davanti a dei fantocci di cartone costruiti per protestare contro l’inflazione venezuelana a San Cristóbal, dicembre 2018. (Carlos Ramirez, Afp)

Il Venezuela di Maduro senza vie d’uscita dalla crisi

Una donna posa per una foto davanti a dei fantocci di cartone costruiti per protestare contro l’inflazione venezuelana a San Cristóbal, dicembre 2018. (Carlos Ramirez, Afp)
10 gennaio 2019 11:02

Nel maggio 2018 Nicolás Maduro è stato eletto alla guida del Venezuela per un secondo mandato. Il successore di Hugo Chávez ha ricevuto ufficialmente il 67 per cento dei voti in uno scrutinio a cui ha partecipato meno di un terzo degli elettori. Ma la verità è che i venezuelani votano ogni giorno, con i loro piedi.

Il paese ha perso il 10 per cento della popolazione negli ultimi quattro anni. Più di tre milioni di venezuelani hanno lasciato il paese per trasferirsi in uno stato vicino (Colombia o Brasile) o in Spagna per quelli che possono ottenere il passaporto. Per dare un’idea, gli esuli venezuelani sono più numerosi dei profughi del Medio Oriente arrivati in Europa negli ultimi anni.

Per quelli rimasti, la vita quotidiana è un inferno, con un’inflazione assurda arrivata a 1.300.000 per cento all’inizio dell’anno e che, secondo le previsioni, potrebbe raggiungere quota 10 milioni per cento nei prossimi mesi. Risultato: la fame, una mortalità infantile in forte aumento, mancanza di medicinali e la miseria più nera in un paese che, ricordiamolo, per decenni è stato molto ricco e segnato da un’enorme disuguaglianza.

Ostilità e appoggi
Alla guida del Venezuela dalla morte di Hugo Chávez, nel 2013, Nicolás Maduro non può più contare sugli introiti petroliferi che avevano permesso al suo predecessore di condurre una politica sociale generosa. La produzione di petrolio continua a calare e il paese non può più ripagare i debiti.

Il parlamento controllato dall’opposizione ha dichiarato “illegittimo” il secondo mandato di Maduro, ma il presidente ha privato i parlamentari delle loro prerogative. Pur mantenendo l’apparenza di un funzionamento istituzionale, Maduro ha messo fine alla separazione dei poteri. Ha imprigionato diversi oppositori e preso di mira i mezzi d’informazione. La sua legittimità è contestata da 13 paesi dell’America Latina, riuniti nel cosiddetto gruppo Lima, che hanno firmato una dichiarazione comune con cui si rifiutano di riconoscere il nuovo mandato.

Un tempo candidato al titolo di nuova Cuba, faro della rivoluzione, il Venezuela si trova oggi isolato. Solo il nuovo presidente messicano Andrés Manuel López Obrador si è dissociato dalla dichiarazione comune dei paesi del gruppo Lima.

I partigiani di Hugo Chávez in tutto il mondo si sono progressivamente allontanati da Maduro

La Cina però continua a sostenere il Venezuela, prestando molto denaro al governo e facendosi ripagare in petrolio. Maduro è stato a Pechino a settembre, tessendo le lodi di Mao prima di ripartire con cinque miliardi di dollari di credito. La Russia, nel frattempo, denuncia una “destabilizzazione” del paese. I partigiani di Hugo Chávez in tutto il mondo si sono progressivamente allontanati da Maduro. Persino il leader della sinistra radicale francese Jean-Luc Mélenchon, che in vista delle elezioni del 2017 aveva promesso di far aderire la Francia a una “alleanza bolivariana” ispirata a Chávez, si pronuncia sempre meno sull’argomento.

Certo, l’ostilità di Washington nei confronti della rivoluzione bolivariana resta intatta, ma nessuno crede che l’“imperialismo” americano sia così potente da aver distrutto dall’interno il paese. Al momento non si sa come finirà questo incubo per i venezuelani. Nell’attesa, la loro priorità è la sopravvivenza.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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