L’escalation è arrivata. La settimana scorsa il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha detto che i suoi servizi di sicurezza avevano intercettato alcune comunicazioni russe in merito a un ordine di Vladimir Putin di non avere più alcun ritegno negli attacchi contro il nemico. Gli effetti sono visibili.

Il 4 ottobre un drone russo ha colpito un ponte sul Dnipro, il fiume che attraversa Kiev, mentre stavano passando alcune auto. L’attacco si è verificato durante la visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz nel paese. Finora le operazioni militari contro la capitale ucraina erano state sempre sospese durante le visite importanti, ma ora quel minimo di moderazione che ancora esisteva è scomparso.

Zelenskyj ha espresso tutta la sua rabbia nel corso della conferenza stampa congiunta al fianco di Merz. “Colpiscono i nostri ponti e pensano veramente che non risponderemo. Attaccano i nostri data center, ma ce ne sono anche a Mosca…”, ha dichiarato. Zelenskyj ha parlato di un “desiderio selvaggio” d’imporre un’escalation, sottolineando che la situazione attuale dovrebbe far ricredere chi pensa che basterebbe chiedere a Putin di fermare la guerra per mettere fine al conflitto. “Non succederà”, ha precisato il presidente ucraino.

Davvero l’Ucraina ha i mezzi per rispondere? La Russia ha deciso di applicare all’Ucraina i metodi già adottati in Siria (ad Aleppo e altrove) durante la guerra condotta dal regime di Assad contro i ribelli: bombardamenti a tappeto e distruzione senza limiti. Ma l’Ucraina non è priva di risorse come lo erano i ribelli siriani.

Nelle ultime settimane Kiev ha dimostrato di poter colpire in profondità all’interno dei confini russi (compresa Mosca) con i suoi droni. I danni non sono dello stesso ordine di grandezza di quelli subiti, ma l’esercito ucraino è comunque riuscito a portare la guerra nella vita quotidiana dei russi, soprattutto creando carenze di carburante.

La settimana scorsa Zelenskyj ha annunciato che per la prima volta le forze ucraine avevano lanciato contro la Russia un missile balistico prodotto in Ucraina. Una versione aggiornata, con una gittata maggiore, è in fase di sviluppo e potrebbe colpire obiettivi ancora più importanti in Russia. L’Ucraina, dunque, è in grado di rispondere all’escalation brutale imposta dall’avversario alla vigilia di un inverno che per la popolazione ucraina si annuncia estremamente duro.

A cosa può portare questa doppia escalation? Di sicuro aumenteranno la sofferenza e i sacrifici degli ucraini, che nella capitale devono già affrontare una decina di allarmi al giorno e attacchi contro obiettivi puramente civili come scuole, ospedali, università e ora anche contro i ponti che collegano le due rive del fiume.

Putin spera di spingere gli ucraini a capitolare trasformando la loro vita in un inferno. Finora non ci è riuscito, e per questo continua ad alzare la posta. Il presidente russo cerca anche di scoraggiare i paesi che sostengono l’Ucraina, a cominciare dall’Europa, che ha sostituito gli Stati Uniti come fornitore principale di aiuti militari.

Friedrich Merz, il cui paese è diventato il primo sostenitore di Kiev, ha detto chiaramente che non intende lasciarsi intimidire né dall’attacco durante la sua visita né dal drone armato scoperto di recente a Lipsia. Il cancelliere tedesco ha annunciato che la Germania aiuterà l’Ucraina a sviluppare un sistema antiaereo in grado di fermare i droni russi, che stanno causando danni enormi.

La guerra insensata di Putin è entrata nel suo quinto anno di vita, ma il presidente russo non ha ancora accettato il proprio fallimento. L’escalation di questi giorni ha il sapore di una fuga in avanti.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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