Le proteste contro la legge che discrimina i gay in Indiana, negli stati Uniti

Il 26 marzo il governatore ha firmato la legge sulla libertà religiosa, che consente a individui e aziende di fornire i propri servizi sulla base delle loro credenze religiose 

La libertà religiosa che discrimina i gay

31 marzo 2015 11:29

Negli Stati Uniti la libertà religiosa è garantita dalla costituzione. È strano dover affermare una cosa così ovvia, ma sembra che il parlamento dell’Indiana e il governatore Mike Pence abbiano bisogno di rinfrescarsi la memoria sui princìpi fondamentali della nostra educazione civica. Il 26 marzo Pence ha firmato la legge 101, che in teoria dovrebbe difendere la libertà religiosa, anche se nello specifico questa libertà si applica essenzialmente ai gestori di locali che rivendicano il diritto di non servire i clienti che non gli piacciono. Sulle orme della sentenza della corte suprema in favore della catena Hobby Lobby, lo stato dell’Indiana ha concesso ai negozi gli stessi diritti che hanno i singoli individui. Mitt Romney sarà molto orgoglioso di sé.

Il primo emendamento dice chiaramente che ogni statunitense è libero di praticare la propria religione senza alcuna interferenza da parte dello stato. La costituzione stabilisce anche la separazione tra stato e chiesa per evitare che le leggi siano condizionate dal fanatismo religioso. Perciò è stato piuttosto sorprendente vedere Pence firmare la legge 101 circondato da vari religiosi. Il governatore ha espresso fieramente il suo palese disprezzo per il principio di separazione tra chiesa e stato anche su Twitter. E perché no? È assolutamente convinto di quello che fa.

Naturalmente, l’Indiana non è il solo stato ad aver proposto una legge del genere: anche altri 19 hanno intenzione di farlo. Probabilmente la colpa è dell’attuale campagna per il diritto dei gay al matrimonio. In tutto il paese ci sono persone “fastidiose” che vogliono semplicemente poter vivere la loro vita, e questo, a quanto pare, non deve essere consentito.

Ma cerchiamo di capire come stanno veramente le cose. L’Indiana non sta difendendo la libertà religiosa, sta difendendo un tipo specifico di fanatismo. Il più intollerante. Anche se non vuole ammetterlo, la 101 è un riflesso automatico alla legge sull’uguaglianza matrimoniale approvata nello stesso stato alla fine del 2014. Da un certo punto di vista questo provvedimento è un sollievo: le menti più grette si stanno rivelando chiaramente per quello che sono.

Ma la legge stabilisce anche un precedente pericoloso. Ci sono membri della comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender (Lgbt) che vorrebbero spendere i loro soldi in Indiana, ma alcuni negozianti dello stato non vogliono il loro sporco denaro. La loro fede distorta li spinge a comportarsi così, pazienza. Però la legge consente anche ai commercianti di rifiutarsi di vendere alle donne certi tipi di contraccettivi che non approvano. E qui la strada è pericolosamente in discesa. Come sempre, i sostenitori della “libertà religiosa” prendono di mira gruppi specifici di persone, quelli che il potere vuole controllare o eliminare.

Io vivo nell’Indiana e insegno alla Purdue university, un ateneo meraviglioso frequentato da alcuni degli studenti più brillanti con i quali abbia mai avuto il privilegio di lavorare. I miei colleghi sono bravi, intelligenti e gentili. Il costo della vita non è alto, la prateria è grande e nelle notti serene si vedono tutte le stelle del cielo. Sono a una distanza ragionevole da due delle mie città preferite, Indianapolis e Chicago. Per andare al lavoro, anche se c’è traffico, ci metto circa sei minuti. Da quando mi sono trasferita in questo stato ho avuto qualche problema di adattamento ma, nell’insieme, non mi sarebbe dispiaciuto rimanere un po’ nell’Indiana. Adesso voglio andarmene.

La parte più combattiva di me sa che dovrei rimanere e lottare, ma non posso lottare contro l’idiozia. Non si può combattere la caparbia mancanza di buon senso, il palese disprezzo per la giustizia e un governo disposto a legalizzare la discriminazione travestita da libertà religiosa. Non si può ragionare con persone convinte che non siamo tutti uguali.

Mi sforzo di capire la fede. Sono stata allevata da due meravigliosi genitori cattolici che erano profondamente religiosi e mi hanno insegnato che il loro era il dio dell’amore. Anche se non sono credente, rispetto il diritto degli altri di rivolgersi alla religione per essere guidati, consolati e salvati. Ma non posso rispettare la fede quando vuole imporre agli altri come devono vivere. Non la posso rispettare quando dice a qualcuno che la sua vita non è degna di essere vissuta.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

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Giovanni De Mauro