Un manifesto elettorale del primo ministro Haider al Abadi a Baghdad, il 3 maggio 2018.

Tre messaggi di avvertimento 

Un manifesto elettorale del primo ministro Haider al Abadi a Baghdad, il 3 maggio 2018.
26 giugno 2018 17:37

Per due giorni nel centro di Baghdad ci sono stati scontri tra la polizia e le brigate Hezbollah, un gruppo paramilitare sciita filoiraniano. Alcune strade sono rimaste bloccate e gli abitanti sono dovuti restare chiusi nelle loro case. Non è la prima volta che si verificano scontri del genere. Ma, in questo momento delicato per il paese, avvengono per almeno tre motivi.

Dopo le elezioni del 12 maggio, le milizie (che hanno avuto un ruolo di primo piano nella lotta contro il gruppo Stato islamico) hanno cominciato a fare pressioni per influenzare la formazione del nuovo governo. Come a dire: “Noi ci siamo”. Ora vogliono un ruolo politico nel futuro dell’Iraq.

Gli scontri sono anche una dimostrazione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Attraverso i gruppi armati che finanzia, Teheran vuole dimostrare di avere la capacità di colpire fuori dal suo territorio.

Infine è un avvertimento al primo ministro Haider al Abadi, che ha lanciato una campagna per disarmare le milizie.

Vuoto politico
A innescare la miccia è stato il tentativo da parte delle forze di sicurezza irachene di arrestare due miliziani che avevano aperto il fuoco sulla polizia, uccidendo due agenti. Subito dopo le forze di sicurezza hanno circondato il quartier generale delle brigate Hezbollah ed è cominciata la sparatoria.

Mentre procedono i difficili negoziati per la formazione del nuovo governo, gli iracheni dovranno aspettarsi nuovi scontri come questi nel prossimo futuro se continua la situazione di vuoto politico.

È una guerra tra lo stato di diritto e lo stato delle milizie.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

pubblicità

Articolo successivo

Un patto d’amore
Giovanna D’Ascenzi