Un manifestante rilancia un lacrimogeno usato dalla polizia durante le proteste a Baghdad, il 25 novembre 2019. (Thaier al Sudani, Reuters/Contrasto)

I ponti di Baghdad diventano centrali per le proteste 

Un manifestante rilancia un lacrimogeno usato dalla polizia durante le proteste a Baghdad, il 25 novembre 2019. (Thaier al Sudani, Reuters/Contrasto)
26 novembre 2019 12:01

Stavo parlando con uno dei manifestanti a piazza Tahrir, quando ha ricevuto una telefonata urgente: “Devo andare! Scontri sul ponte Ahrar!”.

Più tardi ho saputo che quattro manifestanti erano stati uccisi da proiettili. La battaglia per i ponti si è intensificata quando i manifestanti hanno preso il controllo di tre ponti che portano alla zona verde dei palazzi governativi.

Dal sedicesimo piano del ristorante turco (un vecchio edificio abbandonato occupato dai manifestanti e oggi rinominato La torre dei liberatori) la zona verde sembra deserta. Nessuna auto entra o esce. I due principali varchi di ingresso sono rimasti chiusi negli ultimi giorni. Può entrare solo chi possiede uno speciale badge. I leader dei principali partiti hanno tenuto un incontro urgente con il presidente Barham Saleh dal quale è uscito un altro documento di promesse rivolte ai manifestanti. Copie del documento sono state bruciate nelle piazze al grido “Andatevene!”.

Pronti per l’inverno
“Il documento proviene da un governo che ha perso la sua legittimità. Si sono riuniti in un luogo e in un orario non istituzionali, di notte”, mi dice Baher Abdullah, attivista di 32 anni, dentista.

Ho chiesto ai manifestanti quanto tempo intendono restare ancora in piazza. Le risposte sono state diverse. “Due mesi”. “Tre mesi”. “Finché le nostre rivendicazioni non saranno realizzate”.

“Quali sono le vostre richieste?”, ho domandato.

“Le dimissioni immediate del governo. Poi, ma non troppo in là, elezioni anticipate”.

“Il documento dei partiti conteneva anche queste due rivendicazioni?”, ho chiesto.

“Non ci fidiamo di loro. Il mese e mezzo che hanno chiesto è un altro tentativo di guadagnare tempo. Pensano che lasceremo la piazza nei prossimi giorni quando arriverà il freddo. Per fortuna abbiamo cinque camion carichi di coperte per l’inverno”.

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I manifestanti stanno pianificando uno sciopero generale di due settimane. Il controllo dei ponti è una necessità vitale per questo sciopero, perché i dipendenti dei ministeri devono attraversarli per recarsi negli uffici. Per impedire agli studenti di abbandonare le lezioni le forze di sicurezza ora controllano anche le scuole. I dipartimenti dell’istruzione però hanno respinto qualunque presenza militare nelle scuole. Il tempo scorre rapido per governo e manifestanti.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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