07 marzo 2022 17:57

La guerra in Ucraina è diventata una preoccupazione per gli iracheni. Se ne parla nei notiziari, nei discorsi al bar e nei dibattiti sui social network. Il 3 marzo ho esaminato i post degli iracheni su Facebook e ho visto che uno su cinque riguardava la crisi in Ucraina. Come fanno riguardo a ogni problema, interno o esterno al paese, gli iracheni hanno preso posizioni abbastanza differenti. Ad appena pochi metri dalla Banca centrale irachena, sulla storica via Rashid a Baghdad, una milizia irachena filoiraniana ha appeso una gigantografia di Putin, considerato un eroe che si oppone fermamente agli Stati Uniti. D’altro canto molti utenti iracheni su Twitter paragonano Putin a un guerrafondaio, come Hitler.

A rendere gli iracheni così interessati a quello che succede in un paese lontano 3280 chilometri dal loro sono tre cose: la guerra, l’invasione e le sanzioni. Negli ultimi trent’anni gli iracheni hanno subìto tre guerre. Gli otto anni di conflitto con l’Iran, l’attacco internazionale contro l’Iraq dopo l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990 e l’invasione degli Stati Uniti per deporre Saddam nel 2003.

Paura delle ripercussioni
La memoria della guerra è impressa negli incubi degli iracheni di tre generazioni. Anche le sanzioni europee contro la Russia hanno ricordato agli iracheni le sanzioni internazionali contro l’Iraq, imposte dal 1990 al 2003. In quei tredici dolorosi anni il paese e la sua classe media collassarono, mentre Saddam restava al potere. Per questo gli iracheni paragonano la recente crisi in Ucraina alla loro storia moderna.

“Ricordate l’invasione del Kuwait di Saddam”.

“E che dire dell’invasione statunitense in Iraq?”

“Le sanzioni colpiranno la gente, non il dittatore”.

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Il disaccordo tra gli iracheni riguarda anche la recente tensione tra Stati Uniti e Iran, che impedisce qualunque stabilità in Iraq. È l’altra zona calda delle crisi internazionali. Tra i due estremi – chi sta con Putin e la Russia contro gli Stati Uniti, e chi appoggia qualunque condotta che punisca il leader russo nella sua guerra che ha scosso il mondo – c’è un’ampia porzione di iracheni che non sa come schierarsi. Queste persone hanno paura di un’altra guerra che sicuramente avrà ripercussioni sulla debole stabilità del loro paese. Ricordano bene gli spettrali voli aerei notturni e i bombardamenti che svegliavano i loro figli. “Dio aiuti i civili ucraini”, pregano.

(Traduzione di Francesco De Lellis)