06 giugno 2022 17:28

Sei mesi di blocco politico sono sufficienti per dimostrare l’incapacità dei partiti iracheni di formare un governo. Questa paralisi istituzionale incoraggia gli attivisti dei movimenti civici a continuare la loro attività politica attraverso diverse iniziative sul territorio, in particolare seminari, eventi culturali e politici in varie città del paese, soprattutto a Baghdad e nei centri meridionali di Bassora e Dhi Qar. L’intento è di costituire nuovi tipi di organizzazioni politiche strutturate ma diverse rispetto ai partiti tradizionali, e con la prospettiva di potersi candidare alle prossime elezioni.

L’attivista e poeta Faris Harram, che ha partecipato a molte di queste iniziative, mi ha spiegato che “i dibattiti si sono concentrati su due temi principali: cominciare a formare nuovi partiti intorno alle personalità di spicco che hanno guidato le manifestazioni dell’ottobre 2019, o dare il via a un nuovo movimento di protesta per permettere a nuovi leader politici di emergere?”. Harram sostiene la seconda opzione. Incoraggiati dal ruolo attivo di quasi 40 nuovi deputati indipendenti, molti dei quali provenienti dalle proteste dell’ottobre 2019, alcuni leader del movimento civico non nascondono la propria intenzione di creare nuovi blocchi e formazioni politiche.

Da parte sua, Ahmed Falah, membro del partito Tumuh (ambizione), afferma che “i partiti tradizionali che oggi si logorano a vicenda nel tentativo di formare un governo e per la spartizione di posizioni e privilegi, andranno incontro a un inevitabile declino mano a mano che il movimento civico in Iraq prenderà forza”.

In un’intervista con Al Araby al Jadeed, Falah sottolinea che “l’ingresso di un maggior numero di esponenti della società civile e di indipendenti in parlamento diluirà ulteriormente il peso delle forze tradizionali, e gradualmente allenterà la loro presa sull’assemblea e sul governo”. L’attivista aggiunge che “tra i membri dei partiti c’è l’assoluta convinzione della necessità di partecipare al dibattito politico, e ciò non significa trascurare le ragioni delle proteste, che rappresentano la principale leva a disposizione della società civile per influenzare i partiti al potere”.

Prendendo in considerazione le due possibilità, sembrerebbe che l’Iraq sia diretto verso nuove elezioni. Entrambi gli schieramenti hanno cominciato a parlare di questa ipotesi come dell’unica opzione praticabile se i due blocchi non riusciranno a raggiungere un compromesso.

(Traduzione di Francesco De Lellis)