La parata per il Giorno dell’indipendenza del Turkmenistan ad Ashgabat, il 27 ottobre 2016. (Baris Oral, Anadolu Agency/Getty Images)

Così l’Italia vende armi al regime autoritario del Turkmenistan

La parata per il Giorno dell’indipendenza del Turkmenistan ad Ashgabat, il 27 ottobre 2016. (Baris Oral, Anadolu Agency/Getty Images)
28 febbraio 2019 10:09

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Giorgio Beretta, Lorenzo Bodrero, Francesca Costantini, Leone Hadavi, Bas Mesters, Alessandro Sangalli, Daniel Sidoli e Carlo Tombola.

La posizione comune degli stati che fanno parte dell’Unione europea (Ue) vieta la vendita di armi a paesi in cui vige una forma di repressione interna. Inoltre, la legge italiana stabilisce che “l’esportazione e il transito di armi sono proibiti verso i paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”.

Sia gli accordi europei sia le leggi italiane sembrano applicabili al Turkmenistan, dove il governo punisce spietatamente qualsiasi manifestazione di opposizione politica o religiosa, ed esercita un controllo totale sull’accesso alle informazioni. Come scrive Human rights watch nel suo ultimo rapporto: “Le persone che criticano il governo, e le loro famiglie, anche quelle in esilio, subiscono continue minacce di rappresaglia. Decine di persone sono scomparse, e probabilmente si trovano in carcere”.

Nell’indice per la libertà di stampa pubblicato nel 2018 da Reporters sans frontières, il Turkmenistan si trova al terzultimo posto (178º su 180), davanti solo all’Eritrea e alla Corea del Nord. Nell’indice sulla corruzione percepita, pubblicato nel 2017 da Transparency international, il Turkmenistan è al 167º posto su 180, dopo l’Angola e prima dell’Iraq.

Le restrizioni ai diritti umani imposte dal regime autoritario del presidente Gurbanguly Berdimuhamedov sono volute e sistematiche e mirano a controllare ogni aspetto della società. Berdimuhamedov governa il Turkmenistan dal dicembre del 2006 senza aver mai ottenuto legittimità attraverso elezioni libere e regolari, esattamente come il suo predecessore.

Eppure, secondo i rapporti pubblicati ogni anno dall’Unione europea, tra il 2007 e il 2017 il Turkmenistan ha comprato armi per un totale di quasi 340 milioni di euro, di questi, 257 milioni (il 76 per cento) sono stati pagati ad aziende italiane. Questo fa dell’Italia il primo fornitore di armi del Turkmenistan. La maggior parte dei paesi comunica all’Ue di che armi si tratta, ma come si può vedere nella tabella, l’Italia inserisce l’insieme delle esportazioni di armi nella categoria “Varie”.

Esportazioni di armi italiane (Enaat)

Che armi di preciso ha comprato Berdimuhamedov con i suoi 257 milioni di euro? Rispondere a questa domanda dovrebbe essere semplice, ma le informazioni fornite dall’Italia non sono facili da decifrare.

La trasparenza all’italiana
I dati sulle licenze, le esportazioni e il transito di armi fanno parte di un documento che il presidente del consiglio italiano invia ogni anno al parlamento. È consultabile liberalmente e il suo scopo è offrire ai parlamentari e alla società civile una visione d’insieme sulla vendita delle armi prodotte in Italia, e sui paesi in cui vanno a finire.

Dei documenti governativi (d’ora in poi Dg) fanno parte i resoconti del ministero degli esteri, della difesa, dell’economia, dell’interno e dello sviluppo economico.

Le informazioni rilevanti – come quelle sul tipo di prodotto venduto e sul paese di destinazione – sono però presentate attraverso tabelle inserite in documenti diversi. Per ottenere un quadro comprensibile bisogna collegare tra loro le tabelle, ma non esistono istruzioni su come farlo. Di conseguenza non c’è una panoramica chiara. Questa frammentazione delle informazioni è un ostacolo rilevante nel cercare di monitorare l’esportazione di armi.

Inoltre il formato dei documenti (pdf e scansioni) non permette una ricerca efficace. Le tradizionali analisi per il riconoscimento ottico dei caratteri (Ocr) non possono essere usate a causa delle dimensioni e della risoluzione delle tabelle. Come se non bastasse, le tabelle non hanno un ordine preciso (a volte le informazioni sono inserite dal basso verso l’alto invece che da sinistra a destra). Spesso le informazioni sono superflue e la qualità delle scansioni è troppo bassa. La struttura dei documenti cambia negli anni, mentre i dati sono presentati in modi diversi, così che è impossibile applicare la stessa metodologia di estrazione dei dati.

Decifrare i documenti governativi
In alcuni casi siamo comunque riusciti a decifrare le informazioni sul Turkmenistan. Ecco la metodologia che abbiamo usato.

Una tabella del ministero degli esteri (Mae), che chiameremo Tabella delle licenze, mostra le autorizzazioni concesse dal ministero per anno e prodotto, ma non sono indicati i paesi che comprano le armi.

Questa informazione è contenuta in una tabella del ministero dell’economia, che chiameremo Tabella delle esportazioni. In questo documento sono indicati il numero identificativo della licenza (Mae), il nome dell’azienda che vende, il paese che compra e la cifra pagata. Fino al 2012 in questa tabella era indicato anche l’importo totale autorizzato. Basandoci su questo indicatore possiamo collegare le due tabelle e scoprire il paese di destinazione per un certo prodotto.

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Tuttavia, a ogni licenza non corrisponde sempre una vendita. Alcune licenze non si concretizzano mai in vendite vere e proprie. Quindi come possiamo stabilire la cifra esatta delle esportazioni di armi italiane in Turkmenistan? Per ottenere questa informazione bisogna consultare una tabella fornita dall’agenzia delle dogane e dei monopoli, la Tabella dei transiti.

Nella maggior parte dei casi le licenze sono state suddivise e rilasciate in anni diversi. Quindi il processo di decodifica deve essere applicato ai Dg per ogni anno disponibile.

Un esempio: tracciare l’Arx 160
Una delle armi italiane vendute al Turkmenistan sembra essere l’Arx 160, un fucile d’assalto progettato per le forze armate. È disponibile in diversi modelli, calibri e versioni.

In Turkmenistan questi fucili sono regolarmente mostrati durante le parate organizzate in occasione del Giorno dell’indipendenza. Durante quella del 2018, l’Arx 160 e il lanciagranate Glx 160 sono stati sfoggiati da diverse unità delle forze armate.

(Tv di stato)

La parata è stata geolocalizzata in piazza Indipendenza, ad Ashgabat (37°56’07.38”N, 58°22’43.81”E).

La domanda è: è possibile verificare se queste armi siano state vendute al Turkmenistan con la licenza necessaria?

Nella Tabella delle esportazioni possiamo trovare tutte le licenze concesse a Beretta per vendere prodotti, e i pagamenti registrati. Attraverso il numero identificativo abbiamo individuato otto diverse licenze d’esportazione, una delle quali è identificata con il numero Mae 23219, concessa nel 2011.

Tabella delle esportazioni 2011 (Ministero dell'economia e delle finanze italiano)

Per scoprire quali tipi di prodotti siano stati venduti con questa licenza dobbiamo controllare la Tabella delle licenze. Dato che la tabella presenta il nome dell’azienda ma non il numero Mae né il paese di destinazione, l’unico modo per collegare il Mae ai prodotti esportati è di cercare in entrambe le tabelle lo stesso importo totale autorizzato. In questo caso, in entrambe le tabelle abbiamo trovato la stessa cifra collegata alla fabbrica d’armi Beretta, e cioè 3.870.156 euro.

Tabella delle autorizzazioni 2011 (Ministero degli esteri italiano)

A questo punto possiamo confermare che la Beretta ha ottenuto una licenza per vendere l’Arx 160 al Turkmenistan, ma non sappiamo ancora se il trasferimento del fucile è effettivamente avvenuto. Per scoprirlo dobbiamo controllare la Tabella dei transiti.

Per trovare le informazioni di cui abbiamo bisogno dobbiamo cercare ancora una volta l’importo totale della licenza. Così facendo possiamo affermare che tutte le armi Beretta elencate nell’autorizzazione Mae 23219 – tra cui 3.470 componenti di ricambio per l’Arx 160 – sono state inviate in Turkmenistan nel 2011.

Questo tipo di analisi funziona solo con i documenti fino al 2013. Da quel momento il governo italiano ha smesso di includere nella Tabella delle esportazioni l’importo relativo a ogni licenza.

Monitorare le armi italiane dopo il 2013
Dopo il 2013 è dunque più difficile monitorare le esportazioni di armi prodotte in Italia. Proviamo a esaminare la licenza Mae 43444, che appare per la prima volta nella Tabella delle esportazioni del 2015. Il primo passo, secondo la precedente esperienza, sarebbe quello di cercare l’importo totale dell’autorizzazione, per vedere se ricorre nella Tabella delle licenze e in quella delle esportazioni. Ma dopo il 2013 non è più possibile. Tuttavia, la Tabella delle esportazioni indica l’elenco dei pagamenti effettuati nel 2015, divisi per categorie. Per conoscere il valore totale autorizzato andrebbero sommate le cifre registrate sotto la voce “Importo transazione”.

Tabella delle esportazioni 2017 (Ministero dell'economia italiano)

Ma nella Tabella delle licenze 2015 non abbiamo ritrovato l’importo complessivo delle esportazioni (475.524 euro). Dunque è stato impossibile capire quali prodotti siano stati venduti al Turkmenistan nel 2015 con la licenza 43444.

Questo numero identificativo riappare però nel 2017 tra le esportazioni con un valore di 52.836 euro, esattamente la cifra necessaria per raggiungere l’importo complessivo autorizzato, 528.360 euro. Dunque, per scoprire a quale licenza erano collegati i pagamenti e il numero identificativo 43444, abbiamo dovuto cercare questo valore nella Tabella delle licenze del 2015.

Come dimostra l’immagine successiva, in questo modo abbiamo scoperto che il Mae 43444 si riferisce a una licenza che autorizza Beretta a vendere al Turkmenistan trecento fucili Arx 160 calibro 5.56x45mm.

Tabella delle licenze 2015 (Ministero degli esteri italiano)

Tutti questi fucili sono stati consegnati nello stesso anno, come dimostra la Tabella di transiti dell’agenzia per le dogane.

Tabella dei transiti 2015 (Agenzia delle dogane italiana)

Utilizzando questo metodo – che, ammettiamolo, richiede un’enorme quantità di tempo – possiamo tracciare alcune esportazioni di armi, ma non tutte. Quindi, non possiamo sapere quali tipi di armi sono state autorizzati, né se sono state esportati. In alcuni casi le cifre ottenute sommando quelle trovate sotto la voce “Importo transazione” nella Tabella delle esportazioni non ricorrono nelle altre tabelle, e questo per due possibili motivi: o il pagamento non è stato ancora fatto, oppure la vendita non è andata e non andrà mai in porto. Dunque solo una parte dei prodotti che hanno ricevuto l’autorizzazione a essere venduti per una certa cifra sono stati pagati ed esportati.

Questa mancanza di trasparenza è problematica, dato che i documenti dovrebbero permettere al parlamento italiano di controllare la vendita di armi all’estero. Ma i poveri parlamentari italiani sono tenuti all’oscuro.

Per superare questi limiti abbiamo deciso di adottare un approccio diverso e utilizzare i dati open source. Quelli che seguono sono alcuni dei mezzi militari e delle armi che le aziende italiane hanno venduto al Turkmenistan, su cui ci sono informazioni pubbliche collegabili a documenti ufficiali.

La Beretta Px4 Storm
La pistola Px4 Storm si vede in un video che mostra l’addestramento di alcuni militari nel deserto vicino a Türkmenbaşy, il 10 agosto 2018. In quell’occasione c’era anche il presidente Gurbanguly Berdimuhamedov.

(Schermata da una trasmissione della tv di stato; dichiarazione ufficiale del governo)

Nel 2011 il ministero degli esteri italiano aveva permesso a Beretta di vendere al Turkmenistan 120 di queste pistole. L’autorizzazione fa parte della stessa licenza degli Arx 160, quella con il numero del Mae 23219. La spedizione e i pagamenti sono stati confermati nel 2011 e nel 2012.

Gli elicotteri ci sono, le licenze no
Nel 2018, alla parata per il giorno dell’indipendenza, quattro elicotteri delle forze armate turkmene – due Aw 109 e due Aw 139 – hanno sorvolato piazza Indipendenza ad Ashgabat:

(Altyn Asir)

Gli Aw 139, con livrea mimetica, sono stati avvistati spesso. Eccoli sulla pista della base aerea di Akdepe, a nordovest di Ashgabat:

(Google Earth)
(Google Earth)

Nel 2011 il ministero degli esteri italiano ha concesso alla AgustaWestland – azienda che nel 2017 è stata assorbita dalla divisione elicotteri della Leonardo-Finmeccanica – l’autorizzazione a vendere al Turkmenistan cinque elicotteri Aw 139 per uso militare. Dell’accordo facevano parte anche l’assistenza tecnica, l’addestramento per i piloti e la manutenzione dei veivoli. Il tutto per 64 milioni di euro. La licenza era identificata con il numero Mae 21998. I documenti del governo confermano che le armi relative a questa licenza sono state esportate nel corso del 2011, e che i pagamenti sono stati completati nel 2011 e nel 2012.

Ma l’Aw 139 non sembra essere l’unico elicottero che il Turkmenistan ha comprato in Italia. Nelle nostre ricerche abbiamo trovato anche alcuni Aw 109. Tuttavia, nei documenti che il governo italiano ha pubblicato tra il 2003 e il 2016 non ci sono tracce di licenze per esportare Aw 109, né pagamenti da parte del Turkmenistan per il loro acquisto.

Eppure, le prove della presenza di questi elicotteri nelle forze armate del paese sono molte.

Ashgabat. (Yaslik)

Una spiegazione possibile del fatto che non ci sia traccia di loro nei Dg è che potrebbero essere stati adattati all’uso civile. Ma è un argomento che si può confutare facilmente grazie ai video.

Gli Aw 109 con livrea mimetica sono stati avvistati per la prima volta durante il Giorno dell’indipendenza nel 2016. Filmati non ufficiali dell’evento mostrano tre di questi elicotteri in volo sopra piazza Indipendenza, ad Ashgabat. Uno ha il numero di serie 72.

La Jane’s information group (casa editrice specializzata in approfondimenti sul mondo militare) ha confermato che tre Aw 109 armati hanno sorvolato la capitale turkmena durante una parata militare nell’ottobre 2016, citando notizie non confermate secondo cui gli aeromobili sono a disposizione dell’esercito del paese almeno dal 2012.

Il 16 novembre 2016, un Aw 109e Power con la coccarda delle forze armate turkmene è stato avvistato all’aeroporto di Varese-Venegono, dove AgustaWestland testa i suoi elicotteri, assemblati in strutture vicine. L’aeromobile aveva il numero di serie 74 e non era dotato di razzi:

(airlines.net)

Secondo l’istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri), l’ordine di quattro Aw 109 risale al 2011 e la consegna è avvenuta nel 2016.

Gli elicotteri AW-101
Nel 2011 il ministero degli esteri italiano ha autorizzato la vendita di due Aw 101 – compresi i pezzi di ricambio – al Turkmenistan. La licenza è identificata con il numero Mae 22001 e parla di elicotteri con configurazione militare “Utility”. Il valore della licenza è di 103.410.594 euro.

L’Aw 101 è un elicottero adatto all’uso sia militare sia civile. Nell’aprile del 2013 un comunicato stampa pubblicato dalla Leonardo-Finmeccanica rivelava che un elicottero Aw 101 era stato consegnato al Turkmenistan, ma con configurazione Vvip, e non quella militare Utility. L’analisi open source rivela che attualmente almeno due elicotteri Aw 101 – entrambi in configurazione Vvip – sono utilizzati dalle aerolinee del Turkmenistan. I numeri di registrazione sono EZ5714 e EZ5715:

(Planespotter.net)
(Planespotter.net)

Almeno due elicotteri Aw 101 in configurazione Vvip (riconoscibili dalla cabina bianca e dalla coda verde) sono regolarmente sulla pista della base di Akdepe:

(Google Earth)

Non abbiamo trovato traccia di Aw 101 configurati per uso militare in Turkmenistan, ma secondo i documenti del governo italiano la consegna è stata parzialmente saldata. Tra il 2011 e il 2012 sono stati versati nove milioni e mezzo di euro per i pezzi di ricambio.

È possibile che i due elicotteri Aw 101 con configurazione Vvip siano stati esportati come aeromobili civili, dunque liberi da qualsiasi obbligo di categorizzazione come prodotti militari. Se così fosse, l’autorizzazione per uso militare è stata concessa, ma non utilizzata. I pezzi di ricambio – anch’essi soggetti alle licenze di esportazione per le armi – potrebbero essere stati usati per gli aeromobili Vvip, ma in base ai documenti del governo non possiamo esserne certi.

Abbiamo contattato il ministero degli esteri italiano e l’agenzia per le dogane sugli Aw 109 e sugli Aw 101 destinati al Turkmenistan. Ma non hanno voluto divulgare alcuna informazione, nonostante le autorizzazioni che abbiamo chiesto debbano essere pubbliche.

Due (o più?) cannoni navali
Il 40L70 è un cannone navale facilmente installabile su diversi tipi di nave. È prodotto dalle aziende Breda e Oto Melara. La Oto Melara è controllata dalla Leonardo-Finmeccanica.

Il cannone può essere usato contro diversi tipi di bersaglio, tra cui missili antinave, droni, aeromobili convenzionali, elicotteri, navi di superficie, piccoli natanti, bersagli costieri e mine galleggianti. L’Oto Melara si trova su molte vedette turkmene della classe Tuzla. Tutte le imbarcazioni sono denominate con il prefisso SG, seguito da un numero a tre cifre. Ecco alcuni esempi:

  • SG 111 Arkadag
  • SG 113 Merdana
  • SG 114 Erkana
  • SG 115 Asuda
  • SG 116
  • SG 117 Husgar
  • SG 118 Synmaz

Abbiamo analizzato la SG113 e la SG114, attraccate nella base navale di Türkmenbaşy (40°00’16.6″N 53°03’27.3″E). Entrambe le imbarcazioni montano il cannone 40L70, come dimostrano queste immagini:

(Google Earth)

Nello stesso luogo ci sono altre vedette SG. Anche in questo caso le unità 40L70 sono evidenziate in rosso:

(Google Earth)

Inoltre, una serie di video della tv di stato turkmena mostrano le vedette SG in azione. I cannoni 40L70 sono chiaramente visibili. Ecco i link ai video, con i minuti in cui sono visibili i cannoni:

Ai minuti: 22’30”, 22’33”, 22’58”.


Al minuto 11’10”.


Ai minuti: 25”, 2’41”, 2’47”, 3’27”, 3’53”.


Al minuto: 1’50”.


Nel 2011 il ministero degli esteri italiano ha permesso a Oto Melara di vendere due cannoni 40L70 al Turkmenistan. Il valore totale della licenza Mae 22559 è di quasi sette milioni di euro. Sia il pagamento sia la consegna sono stati confermati nel 2011.

In base alle immagini citate, possiamo sostenere che il numero di cannoni Oto Melara 40L70 usati dalle forze navali turkmene supera quello rintracciato nella documentazione ufficiale pubblicata dal ministero degli esteri italiano dal 2003. Al momento in Turkmenistan ci sono sette cannoni Oto Melara 40L70. Ma abbiamo la documentazione solo per due.

Un futuro roseo
Il 9 maggio 2018 i mezzi d’informazione che si occupano di difesa hanno rivelato che le forze aeree turkmene stavano pensando di comprare da Leonardo-Finmeccanica l’aereo da trasporto tattico Alenia C-27J Spartan e l’aereo per l’addestramento militare avanzato Alenia Aermacchi M-346 Master. Il 3 maggio 2018 il presidente Berdimuhamedov ha esaminato i due aeromobili in una base militare. Immagini della tv di stato mostrano che Berdimuhamedov era con alcuni ufficiali delle forze armate.

(Tv di stato)

La geolocalizzazione, inizialmente concentrata sulle montagne circostanti, indica che indica che la visita è avvenuta nella base militare di Akdepe (38°00’45.28”N, 58°11’26.20”E; M-346: 38°00’45.94”N, 58°11’25.81”E):

Il C-27J Spartan è un moderno aereo da trasporto tattico, in grado di decollare da piste corte, in condizioni ambientali estreme e con equipaggiamenti elettronici avanzati. È un apparecchio robusto e flessibile, adatto a diversi usi e già testato da altre forze armate.

L’M-346 è invece un jet per l’addestramento di ultima generazione, fondamentale per sviluppare le abilità dei piloti nel combattimento. L’M346 può essere integrato con diversi apparecchi per le simulazioni. La versione M-346FA, un’evoluzione del modello di base, è un caccia da combattimento leggero, che mantiene tutte le funzioni di addestramento avanzate.

Sulla possibile vendita di questi due aeromobili al Turkmenistan, la Leonardo-Finmeccanica non ha rilasciato alcun comunicato stampa e non ha inserito alcun commento sul suo sito.

La relazione tra l’azienda e il paese sembra ormai consolidata, come dimostrano i tanti ordini fatti degli anni. La possibile vendita dell’M-346 e del C-27J rappresenta un ulteriore passo in avanti, un nuovo campo su cui Italia e Turkmenistan potranno stringere accordi: gli aeromobili militari ad ala fissa.

Il potenziale acquisto dell’M-346 potrebbe portare all’acquisto di caccia da combattimento moderni, che svecchierebbero la flotta turkmena, composta da residui dell’era sovietica.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questa inchiesta è stata pubblicata sul sito Bellingcat.

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