Il 9 febbraio un tribunale di Hong Kong ha condannato l’ex editore pro-democrazia Jimmy Lai, 78 anni, a vent’anni di prigione per sedizione e collusione con l’estero.

Si tratta della condanna più pesante inflitta finora sulla base della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino all’ex colonia britannica dopo l’ondata di proteste per la democrazia del 2019.

Il governo britannico ha reagito all’annuncio della pena impegnandosi a intervenire a favore di Lai, che ha un passaporto britannico, mentre Pechino ha definito la condanna “legittima” e respinto le ingerenze straniere.

“La condanna di mio padre a questa pena detentiva draconiana è devastante per la nostra famiglia e mette in pericolo la sua vita. Segna la fine della giustizia a Hong Kong”, ha affermato in un comunicato il figlio Sebastian, citando anche le sue precarie condizioni di salute.

Presente nel banco degli imputati, Lai è rimasto impassibile durante la lettura della sentenza.

Mentre veniva portato via, ha salutato con un cenno della mano i suoi sostenitori presenti in aula, tra cui la moglie Teresa e alcuni ex giornalisti dell’Apple Daily, il quotidiano pro-democrazia, oggi chiuso, che aveva fondato.

Lai, che era stato riconosciuto colpevole il 15 dicembre di un capo d’accusa di sedizione e di due di collusione con l’estero, rischiava una condanna all’ergastolo.

Secondo l’accusa, è al centro di due complotti il cui obiettivo era convincere paesi stranieri a “imporre sanzioni o condure attività ostili” contro Hong Kong e la Cina. L’ex editore era stato anche riconosciuto colpevole della pubblicazione di articoli che “incitavano alla disaffezione” nei confronti delle autorità.

Il tribunale ha incluso nei vent’anni di pena anche i due anni di una precedente condanna per frode, e quindi Lai dovrà scontare di fatto 18 anni aggiuntivi.

Otto suoi coimputati sono stati condannati a pene di dieci anni di prigione.

“Questa sentenza scandalosa infligge il colpo di grazia alla libertà di stampa a Hong Kong”, ha dichiarato in un comunicato Jodie Ginsberg, direttrice generale dell’ong Comitato per la protezione dei giornalisti.

Amnesty international ha denunciato “una nuova pagina buia nella trasformazione di Hong Kong in un luogo governato dalla paura”.

“I crimini di Jimmy Lai sono odiosi ed estremamente gravi”, ha affermato invece John Lee, il capo dell’esecutivo di Hong Kong.