Il 16 febbraio il Cremlino ha definito “infondate” le conclusioni di un’inchiesta europea secondo cui l’oppositore russo Aleksej Navalnyj, morto in prigione due anni fa, sarebbe stato avvelenato usando una tossina rara.
Grande oppositore del presidente russo Vladimir Putin e dell’invasione dell’Ucraina, Navalnyj era morto in una prigione russa il 16 febbraio 2024, all’età di 47 anni.
Il 14 febbraio cinque paesi europei – Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Paesi Bassi – avevano accusato Mosca di averlo ucciso tramite avvelenamento, citando i risultati di un’inchiesta.
“Non accettiamo queste accuse, che consideriamo infondate”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
In mattinata la madre di Navalnyj ha chiesto “giustizia” per il figlio durante una cerimonia davanti alla sua tomba a Mosca, nel secondo anniversario della sua morte.
“L’inchiesta conferma quello che sapevamo già, cioè che è stato assassinato”, ha dichiarato Ljudmila Navalnaja.
Alla cerimonia hanno partecipato decine di persone, alcune delle quali indossavano mascherine chirurgiche per non essere identificate.
In Russia le organizzazioni fondate da Navalnyj sono vietate per “estremismo” e “terrorismo”, e qualsiasi sostegno pubblico a esse può essere perseguito.
Dall’inchiesta europea, condotta usando campioni fatti uscire clandestinamente dalla Russia, era emerso che Navalnyj era stato avvelenato con l’epibatidina, una tossina rara presente nella pelle delle rane freccia dell’Ecuador. I risultati dell’inchiesta erano stati annunciati a margine della Conferenza di Monaco sulla sicurezza.
“Solo lo stato russo aveva i mezzi, il movente e l’opportunità di ricorrere a questa tossina mortale”, hanno affermato gli autori dell’inchiesta, sottolineando che Mosca “è responsabile della morte di Navalnyj”.
La vedova Julija Navalnaja, che vive in Germania, aveva reagito dichiarando che “l’omicidio di mio marito è ormai scientificamente dimostrato”.
Mosca ha sempre respinto le accuse, senza però fornire una spiegazione credibile della morte di Navalnyj, limitandosi ad affermare che era deceduto improvvisamente al ritorno da una passeggiata all’interno della colonia penale.
Nel 2020 Navalnyj era sopravvissuto a un primo tentativo di avvelenamento in Russia, dopo essere stato sottoposto a delle cure in Germania.
Tornato in Russia nel gennaio 2021, era stato arrestato e condannato a una lunga pena detentiva.